Tangenti/ Zunino: davo strategia, non ero operativo
L'immobiliarista Luigi Zunino, che oggi è comparso davanti al Pm di Monza Walter Mapelli, si è difeso dalle accuse di concorso in corruzione per la vicenda dell'Area Falck. Nelle oltre tre ore di interrogatorio, l'ex numero uno di Risanamento ha spiegato che lui decideva soltanto le strategie mentre il ruolo operativo era dell'a.d. di Cascina Rubina e suo braccio destro Giovanni Camozzi. Nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti per le aree ex Falck e Marelli che coinvolge anche l'ex sindaco di Sesto San Giovanni Filippo Penati, Zunino ha dunque ribadito la correttezza del suo comportamento Luigi Zunino.
Secondo gli inquirenti, l'immobiliarista, in concorso con l'ad di Cascina Rubina Giovanni Camozzi, Giuseppe Grossi e l'imprenditore Piero Di Caterina, si sarebbe accordato per versare un milione e mezzo all'ex assessore all'edilizia privata di Sesto San Giovanni Pasqualino Di Leva, ora in carcere, per ottenere il raddoppio della volumetria edificabile sull'area Falck acquistata dal suo gruppo nel 2005.
Zunino ha oggi respinto queste contestazioni, spiegando che non è mai stata versata alcuna tangente e chiarendo che all'epoca dei fatti contestati (2006-2007) era presidente del Cda di Risanamento: la gestione operativa dell'operazione era in mano a Giovanni Camozzi. Inoltre Zunino ha sottolineato che all'amministrazione comunale di Sesto San Giovanni la richiesta dell'aumento delle volumetrie è avvenuta con la massima trasparenza e rispettando le leggi in vigore all'epoca: infatti, dagli atti ufficiali del Comune, risulta che la volumetria concessa sia stata poco più di 900 mila metri quadrati.



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