Vittoria ambientalista: la Rinascente rinuncia alle pellicce
Chi la dura la vince, si potrebbe dire, e in effetti il mondo animalista può cantare vittoria a buon diritto: è ufficiale, infatti, che i punti vendita del gruppo Rinascente non venderanno più pelli e pellicce che non siano provenienti dalla "catena alimentare" con l'obbiettivo, fissato entro il 31 gennaio 2009, di togliere dai propri magazzini "i prodotti derivanti dall'industria della pelliccia".
Una decisione maturata dal gruppo di grandi magazzini di lusso dopo circa tre anni di assedio, tra sit-.in, proteste eclatanti (attivisti incatenati davanti ai negozi e in sciopero della fame) e boicottaggi, e decretata un comunicato stampa chiaro e senza ambiguità in cui si afferma che ''La società La Rinascente ha adottato nel proprio codice etico la policy 'fur free'. In base a tale impegno la Rinascente non acquista e distribuisce presso i propri punti vendita, prodotti di pelle e/o pelliccia di animali che non siano provenienti dalla cosiddetta 'catena alimentare'''.
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Un risultato significativo per tanti aspetti, naturalmente: perché segna un inversione di tendenza
e lo fa a partire da un colosso della grande distribuzione dell'abbigliamento; e poi perché - come tendono a spiegare i vertici del settore comunicazione del gruppo - la scelta si inquadra in una più ampia adesione a politiche di responsabilità sociale d'impresa in tema ambientale ed ecologico. Una svolta ad ampio raggio il cui merito, come prevedibile, tanto è rivendicato dai gruppi di pressione animalista della Campagna AIP (www.campagnaaip.net) quanto è invece attribuito alla volontà societaria da parte degli uffici legali di rinascente che ricordano come non sia stato il cedimento a un ricatto ma una scelta aziendale presa in autonomia e sull'esempio di altri gruppi internazionali. Per saperne di più Affari ha chiesto un parere del direttore comunicazione del Gruppo Rinascente, Monica Ferreri.


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