Via Padova risorge
L’avevano annunciata lo scorso febbraio, in occasione dell’ennesimo episodio di cronaca nera che aveva risollevato il dibattito mai spento su una delle zone più complesse della città: via Padova. Strumentalizzata, militarizzata, criminalizzata e descritta in ogni modo possibile e immaginabile, l’arteria più multietnica di Milano –e forse d’Italia– si apre alla città e si racconta il prossimo fine settimana con due giorni di concerti, dibattiti, incontri religiosi, gare sportive e visite alla scoperta di luoghi spesso nominati ma poco conosciuti.
Grazie alle 45 associazioni che su questo territorio “di frontiera” vivono, lavorano e si adoperano affinché l’integrazione non resti solo una parola al vento, ancora una volta via Padova si offre agli occhi della città per farsi scoprire luogo migliore di quello che viene dipinto solitamente. Il titolo dell’iniziativa arriva dalla voce di un bambino che partecipando a un laboratorio di didattica e arte contemporanea in cui era prevista una visita guidata ai segreti di via Padova, alla domanda di che idea si era fatto di questa via ha risposto con “Via Padova è meglio di Milano”.
Una festa, dunque, animata da performance artistiche, musica dal vivo, laboratori di poesia e di botanica, eventi sportivi e culturali, giochi collettivi e molte altre proposte per i cittadini di tutte le età e di tutte le culture: il calendario dei numerosissimi appuntamenti è sul sito www.meglioviapadova.org, ed è talmente ricco che a fatica lo si è fatto rientrare nel volantino informativo: si va dai laboratori per bambini presso la scuola elementare di via Russo alla degustazione dell’acqua al Parco Trotter, dalla lezione aperta di teatro con gli adolescenti islamici presso la Casa della Cultura Islamica al convegno di Emergency “La cura per i migranti” presso la biblioteca Crescenzago, dalle visite “in bicicletta su e giù per la via” con Fiab/Ciclobby alle mostre di Assab One.
Un programma variegato e multiculturale che rispecchia alla perfezione la natura della via, un paesaggio lungo quattro chilometri su cui si aprono cortili, bar, negozi, spazi creativi “in cui si mescolano profumi, sapori e lingue di tante parti d’Italia e del mondo”. In attesa che la risposta delle istituzioni alle criticità presenti sul territorio vada oltre i controlli della polizia e il presidio dei militari, il quartiere aiuta se stesso anche così, con una partecipazione spontanea che si offre come modello virtuoso.
Da chiamamilano.it



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