Tangenti Sesto: Vimercati, soldi per elezioni Penati

Venerdì, 14 ottobre 2011 - 20:44:27
Filippo Penati 2

"Ero sereno prima e lo sono ancora, non ci sono problemi. Ho chiarito la mia posizione". E' quanto ha affermato Giuseppe Vimercati, al termine dell'interrogatorio, durato oltre 4 ore, che si e' svolto davanti ai pm di Monza, titolari dell'inchiesta su presunte tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli. "Siamo soddisfatti dell'interrogatorio. Speriamo che le spiegazioni siano esaustive. Vimercati ha respinto le accuse di Pasini e Di Caterina", ha aggiunto il suo legale Luca Troyer. Vimercati e' accusato di aver preteso tangenti dagli imprenditori Giuseppe Pasini e Piero Di Caterina e di aver svolto il ruolo di intermediario tra questi ultimi e Filippo Penati.

Nell'interrogatorio di domenica scorsa, l'ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, aveva affermato che Vimercati si occupava delle "questioni logistiche" del partito e dei contributi versati all'allora Pds di Sesto San Giovanni. Ai cronisti che, all'uscita dalla Procura brianzola, gli hanno domandato se, in questo momento, si senta solo e 'scaricato' da Penati, Vimercati ha risposto: "non mi sento solo, sono con la mia famiglia".

Giordano Vimercati "non si e' mai occupato di finanziamenti al Pds o ai Ds a livello locale e nazionale, ma solo dei contributi per le campagne elettorali del canidato Filippo Penati". Lo scrivono in una nota gli avvocati Luca Troyer e Luca Ponzoni, legali dell'ex 'braccio destro' di Penati, interrogato stamane dai pm che indagano sul cosiddetto 'sistema Sesto'. Nell'interrogatorio Vimercati, che ha precisato di aver fatto il consulente delle Coop e di svolgere tuttora questa mansione, ha parlato anche dei suoi rapporti col mondo delle cooperative 'rosse', spiegando di conoscere Omer Degli Esposti, il vicepresidente di Ccc (Consorzio Cooperative Costruttori). Secondo l'accusa, Vimercati avrebbe imposto all'imprenditore Giuseppe Pasini la presenza di due consulenti delle Coop, Francesco Agnello e Giampaolo Salami, nell'affare Falck. Stando a quanto dichiarato ai pm da Luca Pasini, figlio del costruttore, sarebbe stato proprio Degli Esposti a informare suo padre che avrebbe dovuto pagare quasi due milioni e mezzo di euro per la consulenza a due professionisti legati alle coop rosse, per essere "agevolato" nell'acquisto delle ex aree Falck.

Per i pm Mapelli e Macchia, la presenza del Consorzio cooperative costruttori di Bologna era la condizione per "compiacere la controparte politica nazionale". Sempre secondo i magistrati, l'imprenditore Giuseppe Pasini, uno dei grandi accusatori di Penati, accetta le coop perche' le riconosce come "snodo fondamentale per il buon esito dell'affare" e per il "loro rapporto organico con i vertici nazionali del Pds". "Stupisce - scrivono i pm nell'ordinanza di custodia cautelare, poi rigettata dal gip, per Vimercati e Penati - come a fronte delle inadempienze del socio emiliano (la Ccc non paghera' la quota per rilevare i terreni), Pasini riconosca loro il diritto a entrare in ogni caso nell'affare senza chiedere corrispettivi ne' pretendere indennizzi, ma anzi pagando mediazioni inesistenti, fino a 3,5 milioni di euro ai due professionisti Francesco Agnello e Giampaolo Salami", che, stando all'inchiesta, ricevettero quattro pagamenti da 620mila euro senza realizzare nulla.

Nell'interrogatorio davanti ai pm di Monza che indagano sul 'sistema Sesto', Giordano Vimercati, ha spiegato che le somme di denaro ricevute da Piero Di Caterina e da altri imprenditori erano solo contributi per la campagna elettorale di Filippo Penati. Vimercati ha precisato di non avere mai incassato tangenti ne' di avere ricevuto promesse di tangenti da parte di Di Caterina, uno dei 'grandi accusatori' dell'ex vicepresidente del consiglio regionale lombardo. L'ex capo di Gabinetto della Giunta Penati si e' soffermato, durante il confronto coi magistrati anche sull'affare Milano - Serravalle affermando di averlo ritenuto "trasparente" e "corretto", ma di non avere dato alcun contributo decisionale sulla decisione della Provincia di acquistare da Marcellino Gavio le quote dell'autostrada. In quell'epoca Vimercati ha ricordato ai pm che ricopriva il ruolo di consigliere dell'Asam, la societa' che si era occupata dell'acquisto delle quote, ma di non avere partecipato alla deliberazione della Giunta per l'acquisto delle quote perche', in quanto capo di Gabinetto, non aveva diritto di voto. Quanto alla vicenda della finta caparra che sarebbe servita a Penati, secondo la Procura, per restituire i soldi pagati come tangenti a Di Caterina, Vimercati ha detto di non saperne nulla perche' aveva gia' rotto i rapporti con Penati nel 2006 per questioni di carattere politico.

Dopo aver interrogato Giordano Vimercati, il pm di Monza, Walter Mapelli, titolare dell'inchiesta sulle presunte tangenti pagate nell'ambito del cosiddetto 'Sistema Sesto', ha incontrato i magistrati della Corte dei Conti di Milano per un confronto sulla vertenza contabile relativa all'affare Milano - Serravalle. A quanto si e' appreso, si sarebbe trattato di "uno scambio di informazioni e documenti". Nei mesi scorsi, la Corte dei Conti della Lombardia aveva censurato l'operazione con la quale nell'estate del 2005 l'allora giunta gudiata da Filippo Penati aveva acquistato il 15% della societa' che possiede l'autostrada A7 Milano-Serravalle dall'imprenditore Marcellino Gavio, per 238 milioni di euro. La Corte dei Conti aveva definito l'operazione "onerosa e priva di qualsiasi utilita'", giudizio contenuto in una lettera trasmessa all'allora sindaco di Milano Letizia Moratti dal viceprocuratore generale Paolo Evangelista.

 

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