Strage di Erba/ Castagna; “Delirante la difesa dei Romano”

Mercoledì, 3 marzo 2010 - 11:58:00

olindo rosa erba

Se la linea difensiva adottata a suo tempo dall'Avvocato Enzo Pacia poteva apparire fantasmagorica, quella del nuovo pool difensivo dei coniugi Romano che si apprestano fra un paio di settimane a tornare sul banco degli imputati per il processo di secondo grado per la strage di Erba appare "delirante" per usare parole della famiglia Castagna pesantemente tirata in ballo nelle 40 su 128 pagine dei 'motivi aggiuntivi', la nuova memoria depositata nei giorni scorsi alla cancelleria della Corte d'Appello di Milano. Non ci vuole molto per capire dove gli avvocati Nicola D'Ascola, Fabio Schembri e Luisa Bordeaux vogliono colpire: basta una lettura superficiale per capire che secondo loro la strage potrebbe essere avvenuta in ambito addirittura famigliare.

Cosi' se il patriarca Carlo Castagna parla di "colpi bassi", il figlio Pietro, pur amareggiato, rimane lucido e calmo nel commentare soprattutto i sospetti che i difensori di Olindo e Rosa adombrano proprio sul suo conto laddove spiegano che bisognava indagare meglio sui suoi spostamenti di quella sera. "Commentare teorie assurde per chi le formula e umilianti per chi le trascrive, mi fa un male pazzesco. Sono affermazioni umilianti anche per me e tutta la mia famiglia. E' come se stessero offendendo la memoria di mia sorella e insultando il buon senso". In quelle 40 pagine due sono i punti che riguardano da vicino Pietro Castagna: la presenza di un fantomatico testimone straniero che avrebbe visto quella sera nelle vicinanze della casa di via Diaz una persona somigliante per fisionomia e corporatura a Pietro Castagna; l'orario di rientro a casa quella sera. "Nel primo caso questo fantomatico testimone non si e' neppure visto. La difesa lo ha agitato come un fantasma citandolo ripetutamente e il giorno in cui avrebbe dovuto deporre non l'ha visto nessuno. Inoltre quel testimone avrebbe riferito di una persona che parlava arabo, idioma che non conosco minimamente".

Sul secondo punto l'orario di rientro a casa che, sostanzialmente costituisce l'alibi di Pietro Castagna, il diretto interessato spiega che "mio padre aveva riferito verso le 22.00, mio fratello aveva invece confermato le 20.00, l'orario corretto. Tutti elementi che, tengo a precisare, vennero ampiamente accertati e verificati dagli inquirenti". Dal fratello di Raffaella Castagna un invito ai difensori dei coniugi Romano: "Credo che farebbero meglio a percorrere la strada dell'infermita' mentale se vogliono salvare i loro clienti piuttosto che cavalcare idee fantasiose, ma anche offensive, che portano piu' danni che benefici ai loro assistiti".

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