Strage di Erba/ Rosa e Olindo come Annamaria Franzoni

Mercoledì, 26 novembre 2008 - 09:23:00


Di Marco Pingitore (psicologo e criminologo)

STRAGE DI ERBA
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Il processo di Rosa e Olindo ricorda molto quello di Cogne: udienze a porte aperte e una folla di curiosi sin dalle prime ore del mattino asserragliata davanti ai cancelli del Tribunale per non perdere la poltrona nel "teatro" dei grandi show. Presumibilmente un giorno, mentre a Erba i cittadini trascorrevano le solite ore della solita giornata, chi a lavoro chi a fare altro, una coppia pensava e riteneva opportuno e giusto compiere un gesto forte, eclatante, nei confronti di alcuni vicini di casa che proprio non sopportavano. La stragrande maggioranza delle persone vive in un condominio e sa cosa significa avere delle beghe con dei condomini, magari per futili motivi. Questo è il primo motivo che spinge giovani e anziani ad interessarsi ad un caso del genere: l'assoluta anormale normalità. Una lite o un'incomprensione con un vicino di casa l'hanno avuta quasi tutti o potenzialmente è qualcosa che può verificarsi.

Quel giorno la coppia esasperata uccide, massacra e cerca di alterare la scena del crimine. Dopo, liberati da un grande peso,
escono per crearsi un alibi. Tutto a-normale. Anche Pietro Maso uccise i genitori e dopo andò in discoteca. Questo è un altro aspetto che attira le attenzioni dell'opinione pubblica: come fa chi uccide a rimanere tranquillo e continuare la propria vita come se nulla fosse? Dove sta la coscienza? I sensi di colpa? Le emozioni?
Rosa e Olindo come Annamaria Franzoni. Quest'ultima non cede mai e non confessa un reato che non avrebbe commesso. La coppia, anche se ha ritrattato, fa lo stesso. Uniti, ma separati. Durante le udienze si scambiano anche i bigliettini, come gli innamorati.

Non sono due singoli soggetti, ma una cosa sola e, per questo motivo, la loro forza raddoppia. Terzo aspetto per cui i mass media danno risalto a questa vicenda. Chi non molla mai, in un certo senso è un eroe. Chi cede, secondo i luoghi comuni, è debole; chi non lo fa, invece, merita rispetto perché affronta tutta una serie di conseguenze che esaltano l'audacia e il coraggio. E poi rimane sempre il dubbio. L'odio che i due avrebbero provato per i vicini di casa si spiega anche con l'invidia. Esso non è altro che un sentimento che spesso suscita rabbia verso qualcuno che rappresenta qualcosa per noi. Se proviamo rabbia nei confronti di un amico, un conoscente o un parente è perché quello rappresenta qualcosa che abbiamo o che non abbiamo e che vorremmo avere. Di solito nelle colloqui clinici l'odio portato da un giovane paziente nei confronti, ad esempio, della mamma è sempre un odio proiettato.



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Se partiamo dalla mamma è vero che si comporta male, è poco affettuosa, è fredda, rigida, ma se partiamo dal paziente, cioè da chi ha portato il problema, ci rendiamo conto che le caratteristiche della mamma sono state apprese dal figlio che ancora non le riconosce come sue. In un gioco di specchi il paziente critica e odia la madre, ma non fa altro che detestare parti di sé. Rosa e Olindo sono attenti a tutto quello che succede nel loro condominio. Un rumore, un urlo, una voce forte, una risata gli provoca fastidio. Un'ossessione che li porta, probabilmente, a notare qualsiasi cosa che accade nel palazzo, anche la più futile e stupida, per alimentare e giustificare la propria rabbia nei confronti di qualcuno, cioè nei confronti di se stessi.
Una signora una volta si lamentava di un campo di nudisti sotto casa. Ella non poteva sopportare la visione di nudi maschili e femminili perché le creava imbarazzo.

Chiamò la polizia e fece sgombrare il campo. Tuttavia questi si trasferirono a poche centinaia di metri dalla casa della signora. La polizia ricevette poco tempo dopo un'altra lamentela: "Pronto Polizia, avete levato il campo da sotto casa, l'avete spostato, ma il mio problema rimane perché con il binocolo riesco a vedere tutti i nudisti nei minimi particolari…". Questo aneddoto fa sorridere, ma ci fa considerare che se anche i vicini di casa avessero placato i rumori o, meglio, si fossero trasferiti, Rosa e Olindo avrebbero ugualmente covato rabbia e odio, magari nei confronti di qualcun altro. Nella strage di Erba, dunque, mette in risalto gli effetti, non le cause.

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