Stefano Boeri ad Affaritaliani.it: “Scuole e case. Così batterò la Moratti”
![]() Stefano Boeri |
Di Daniele Riosa
"Le cose più urgenti da migliorare sono due: le case e le scuole. E dopo l'esondazione del Seveso è necessario un piano di governo dell'acqua". Stefano Boeri, candidato del Pd alle primarie del Centrosinistra, sceglie Affaritaliani.it, per presentare per la prima volta i punti fondamentali del suo programma per rilanciare Milano. E sull'investitura di Bersani l’architetto dice: "Mi fa molto piacere, mi dà una grande spinta". I sondaggi danno in vantaggio Pisapia? "A me non risulta: ho tutt'altri riscontri e sono tranquillo". Poi stronca l'amministrazione Moratti: "Ha perso il contatto coi problemi e non ha più il polso della città. Ho un progetto che davvero può mettere in difficoltà il Centrodestra".
Il Seveso esonda. E le metropolitane vanno in tilt. Che cosa fare?
"Serve assolutamente un piano di governo dell'acqua che si prenda cura sia delle acque di superficie che di quelle sotterranee. Significa puntare sulle infrastrutture di convogliamento delle acque. Il progetto di un canale scolmatore per il Seveso non può più essere rimandato. E anche il Lambro ha seri problemi di esondazione oltre a quello della qualità dell'acqua. E poi c'è la questione dei Navigli e della Darsena. Milano è una città d'acqua e su questa ha fatto la sua ricchezza. L'avere un rapporto con l'acqua dal punto di vista della pianificazione è fondamentale. Che Milano non abbia un piano sistematico delle risorse idriche complessivo è un grave errore"
Come si può rilanciare la Darsena?
"E' quasi offensivo quello che sta succedendo. Aver buttato via uno dei luoghi più affascinanti e attrattivi di Milano fa male al cuore. Bisogna recuperare la Darsena alla sua originaria funzione di porta della città sul sistema dei Navigli. Deve trasformarsi in un luogo aperto, vivibile, pubblico in cui ci siano funzioni legate all'acqua".
E per l'Idroscalo cosa ha in mente?
"Anche questa area deve diventare quello che oggi non è del tutto: ovvero un grande parco pubblico legato all'acqua. E poi c'è da intervenire sul Parco delle Cave...".
In che modo?
"Il parco è un luogo straordinario grazie al lavoro fatto dalle associazioni come Italia nostra. Ma nell'area ci sono situazioni ottime da sfruttare: c'è un'area che è quasi grande quanto l'Idroscalo come potenzialità di utilizzo dell'acqua come bene pubblico".
Pensa a un vero e proprio piano della acque?
"Sì. Un piano che guardi ai problemi di ingegneria idraulica e che sia fortissimo sulla sicurezza. Anche se questo comporta l'investimento di grandi risorse non c'è ragione perché questa cosa si ritardi. Bisogna poi affrontare le questioni relative alla pulizia dell'acqua aumentando il numero dei depuratori. Un piano integrato che si occupi dell'uso e della qualità dell'acqua che vuol dire lavorare sui bacini che hanno una funzione ricreativa e culturale come l'Idroscalo, il parco delle Cave e la Darsena"
L'acqua deve rimanere pubblica?
"Assolutamente sì. La gestione, il controllo e la monitorizzazione devono essere sostanzialmente pubbliche. Poi localmente si possono anche utilizzare apporti privati".
Se lei diventasse sindaco di Milano cosa farebbe come prima cosa?
"Credo che le cose più urgenti da fare siano due: la casa e le scuole".
Partiamo dalla casa...
"Lavorerei subito per fare un censimento sullo sfitto e sull'invenduto. Ci sono 80mila appartamenti non abitati che potrebbero essere immessi sul mercato in affitto a un costo calmierato per i giovani e gli studenti fuori sede. Ci sono poi 900mila metri quadri di terziario sfitto, 30 Pirelloni vuoti che andrebbero riutilizzati come luoghi nello stesso tempo di residenza e lavoro".
In che modo?
"A Barcellona tutto questo è stato fatto: ci sono agenzie immobiliari pubblico-private che hanno rimesso sul mercato più di 50mila appartamenti in cinque anni".
Il secondo punto su cui lavorerebbe?
"La scuola che è stata abbandonata a se stessa. La scuola è la più grande infrastruttura sociale della nostra città. Penso alla scuole civiche, un vero e proprio orgoglio di Milano. Oggi per molti giovani e donne è diventato impossibile lavorare e studiare. E poi c'è la questione dei nidi che hanno rette impossibili e per le giovani madri è quasi impossibile lavorare. E poi il fatto di non aver portato avanti i programmi di doposcuola alle medie lascia un mondo di ragazzini in balia di se stessi".
Qual è la pecca maggiore dell'amministrazione Moratti?
"Ha perso il contatto coi problemi e non ha più il polso della città. Al punto tale che affronta i problemi col coprifuoco e con ordinanze emergenziali. Milano non è Rio né Bombay e avrebbe bisogno di un controllo quotidiano dei problemi e non lasciare che scoppino per poi gridare ‘al lupo al lupo".
Sul Pgt che cosa pensa?
"Il non prevedere un censimento dello sfitto è una barzelletta: una grande città parte dalla risorse che ha prima di prevedere la costruzione di centinaia di migliaia di metri quadri. La stessa edilizia scolastica di pertinenza del Comune è stata abbandonata. Il vero investimento prioritario è questo: il futuro è la scuola".
E’ giusto costruire una moschea in città?
"A Milano vivono 100mila musulmani che sono costretti a pregare nei sottoscala o nei garage. Questo genera delle situazioni di pericolo per i fedeli e permette alla minoranza delle minoranze che vuole utilizzare la fede islamica a fini illegali, di fare proseliti più facilmente in luoghi non controllati. Noi dobbiamo dare visibilità a questi luoghi anche perché gli uomini di affari musulmani che arrivano in città non hanno un luogo dove pregare. Questo è un segno di inciviltà che diamo al mondo. Non esiste un'altra città europea che non abbia una moschea. Concedere uno spazio pubblico per pregare è un segno di responsabilità e anche di sicurezza".
Ha in mente un luogo dove costruirla?
"No. Non spetta certo a me trovarlo".
Si sente più sicuro dopo l'investitura di Bersani?
"Mi fa molto piacere. Intanto abbiamo formato un comitato che sta lavorando nei quartieri e il fatto che il Pd abbia riconosciuto il nostro progetto come quello più forte è una grande spinta e un segno di ottimismo. Dico questo, ribadendo che il mio comitato ha una totale autonomia: siamo altra cosa".
Dai sondaggi risulta che in vista delle primarie Pisapia sia in vantaggio...
"A me non risulta: ho tutt'altri riscontri. In ogni caso abbiamo iniziato la campagna elettorale da una settimana e sono tranquillo. La mia forza è anche legata alle promesse che il mio progetto fa sulla vittoria finale. Ho un progetto che davvero può mettere in difficoltà il Centrodestra".
In che modo?
"Penso che l'indignazione sia fondamentale ma che bisogna credere nella possibilità di vincere".
Come pensa di conquistare il voto dei cattolici, fondamentale per vincere a Milano?
"Ho continuamente riscontri di settori che hanno votato Centrodestra che sono delusi e che guardano con interesse alla mia candidatura. Ho lavorato con mondi che sul territorio hanno scommesso sulla candidatura Moratti e che oggi cercano di trovare un altro referente. Sono davvero convinto che un rapporto col mondo cattolico si debba trovarlo. Per questo nel mio comitato ci sono Don Rigoldi, Maria Grazia Guida e Sandro Antoniazzi, rappresentanti del mondo cattolico importantissimi. Ma sono convinto che sia il nostro progetto il grande collante tra noi e il mondo cattolico. Un progetto che parla alle famiglie, alla giovani madri, che ragiona sugli spazi pubblici, sulle scuole e sui servizi. Temi fortissimamente sentiti proprio da quel mondo".



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