Più sloggi che alloggi
16 mila i provvedimenti di sfratto con richiesta di esecuzione, oltre 10 mila per morosità. Sono i dati diffusi dai sindacati Sunia, Sicet, Uniat Conia e Unione inquilini sulla preoccupante condizione degli abitanti delle case popolari nella provincia di Milano. Nel solo capoluogo le famiglie sotto minaccia di sfratto sono 11167, di cui 7175 morosi. Il nuovo grido d’allarme in difesa del diritto alla casa è indirizzato a Comune, Regione, Governo e Prefettura, perché intervengano, nel merito delle proprie competenze, a sanare o quantomeno arginare una situazione sempre più insostenibile per troppe famiglie. Se il 44% dei residenti delle 30 mila case popolari non paga l’affitto è in buona parte per via della crisi che ha messo in ginocchio soprattutto le i nuclei più numerosi. Innegabile il dramma umano di queste persone; d’altra parte non si può non sottolineare come il mancato introito da affitto, pari a oltre 30 milioni di euro, rappresenti un grosso danno per le casse comunali.
All'amministrazione Pisapia si torna a chiedere di far confluire tutta l'offerta pubblica di Milano "senza dispersioni". Sarebbero 4800, secondo il Sunia, gli alloggi pubblici sfitti che si possono recuperare e destinare alle famiglie in graduatoria. Si chiede anche di considerare le 51 osservazioni fatte sul Pgt che prevedono che almeno il 40% delle nuove aree destinate su cui si costruirà nei prossimi anni vada all’edilizia residenziale pubblica (il documento approvato nella scorsa legislatura che tornerà in aula a gennaio per la revisione e la discussione delle osservazioni prevede la realizzazione del 35% di housing sociale sul totale). I sindacati chiedono poi la modifica della legge 431, che liberalizzando il mercato avrebbe danneggiato molte famiglie a basso reddito, l’integrazione di norme specifiche sull’emergenza sfratti che imponga la regolarità fiscale del locatore, oltre all’introduzione di un sistema di fiscalità progressiva per chi affitta a canoni contenuti e il mantenimento del Fondo sostegno affitti messo a disposizione degli enti locali per le famiglie in difficoltà. Per quanto riguarda il settore pubblico, si chiede, ancora una volta, un nuovo piano casa e un nuovo regolamento regionale per l’accesso alle case comunali, la cui domanda è sempre più consistente.
A fine 2010 le richieste di alloggio presentate erano 32906, di cui 20120 idonee. Tra questi soprattutto nuclei a una sola persona e con una persona sola con minore a carico, la maggior parte dei quali già residenti a Milano, oltre la metà di origine extracomunitaria. Il reddito Isee Erp dei nuclei familiari richiedenti è inferiore a 7 mila euro in oltre 9 mila casi, altri 9 mila richiedenti dispongono di un reddito totale inferiore ai 13 mila euro. Tra i non idonei alla richiesta figurano soprattutto immigrati che hanno perso la residenza, persone che hanno fatto domanda solo per domicilio di soccorso presso i centri di ascolto Caritas, i settori sociali a forte rischio di marginalità e i lavoratori arrivati recentemente a Milano in seguito a mobilità forzosa. Aler e Comune fanno sapere che sono pronti a continuare la politica di sgomberi degli occupanti abusivi. Nel documento firmato proprio oggi dagli assessori regionale e comunale Domenico Zambetti e Lucia Castellano e dal presidente di Aler Loris Zaffra. Si legge che “è già operativo un tavolo di programmazione, insieme alla questura, in modo da intervenire quartiere per quartiere a liberare gli alloggi dagli occupanti abusivi, provvedendo contestualmente a rassegnare, nel più breve tempo possibile, gli appartamenti agli aventi diritto”.
E a questo proposito, i Sindacati si sono rivolti anche alla Prefettura, chiedendo la proroga degli sfratti che scadono il 31 dicembre prossimo per le famiglie in grave difficoltà economica. Famiglie che fanno fatica a pagare le bollette anche a causa dell’incompleto monitoraggio di Aler del patrimonio comunale; non tutti i dati anagrafici delle famiglie sono aggiornati, con la conseguenza che famiglie che magari nel 2005 erano composte da 4 persone e disponevano di più redditi, oggi siano ridotte ad una persona, e non riescano quindi a sostenere le spese richieste.
Giulia Cusumano
Da ChiAmaMilano


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