Ha la "sindrome da rapina". Licenziata. Il giudice: va reintegrata

Lunedì, 10 ottobre 2011 - 08:52:37


 

donna lavoro interna

Di Mariela Golia

Ha la "sindrome da rapina" e per questo un'impiegata di Mozzanica (Bergamo) viene licenziata dalla banca dove lavora. Il giudice ora ha però deciso che la donna deve essere reintegrata e rimborsata di 130mila euro. Raffaela Langianese, 52 anni, racconta in un'intervista ad Affaritaliani.it la sua esperienza.

"Lavoravo nella sede centrale della Banca Cremasca di Crema. Quando cinque anni fa scoppia il caso Zaghen, il direttore che ha creato un buco di 80 miliardi nella filiale di Pianengo, io e altri impiegati veniamo spostati in quella filiale. Finita l'emergenza molti tornano alla sede centrale, a me invece viene proposto di rimanere e accetto".

E poi che cosa accade in quella sede?
"A Pienango lavoro allo sportello. Nel giro di due mesi e mezzo ci sono due rapine. La prima è veloce, ci mettono tutti contro il muro con le mani alzate, prendono i contanti e scappano".

L'altra rapina invece com'è andata?
"E' stata più traumatica perché il direttore dell'agenzia ha assalito uno dei rapinatori ed è scoppiato il caos. I rapinatori volevano scappare ma il mio collega in preda all'gitazione aveva bloccato le porte. C'è stata una colluttazione e hanno anche picchiato un cliente. Da quel momento non sono più riuscita a lavorare serenamente".

Ha iniziato a sviluppare la cosiddetta "sindrome da rapina".
"Avevo uno stato d'ansia continuo. I miei occhi erano sempre puntati sulla porta. Non riuscivo più a dormire la notte. Mi rivolgo alla direzione della banca e chiedo di essere spostata".

E quale è stata la risposta?
"Il direttore mi ha riso in faccia. Mi ha detto: 'Si deve abituare, in banca queste cose succedono'. Sono rimasta alla cassa e allora mi sono rivolta al nostro sindacato interno della Fabi e sono riuscita a farmi spostare per  due mesi alla sede centrale a Crema. Auspicavo di rimanere lì ma allo scadere mi hanno rispedito di nuovo in filiale, ma a Sergnano (Cremona). Non ho rifiutato perché mi sentivo meglio. Sono stata messa negli uffici che però sono molto vicini alla porta. E ho ricominciato ad avere gli stessi sintomi. Mi sentivo sempre sottoposta ad un pericolo latente. In caso di rapina infatti questi sono i primi posti dove i rapinatori saltano dentro".

E quindi?
"Mi sono di nuovo rivolta alla direzione che mi ha fatto fare tramite i loro consulenti visite mediche e psicologiche. E tutti a gran voce hanno confermato il mio stato di salute. Dovevo essere spostata, il posto non era idoneo. Ma la banca ha sempre sostenuto che non potevano creare un precedente. Mi ero quindi rassegnata. Dopo una settimana di lavoro a Sergnano mi sono rimessa in malattia e non sono più rientrata. La Banca ha quindi aspettato che passasse il periodo di malattia, 8 mesi, e dopo mi hanno licenziata. Noi bancari però abbiamo un contratto integrativo che prevede la malattia derivante da rapina. Che però è stato ignorato. La mia sindrome è stata trattata come una normale malattia".

Quando è stata licenziata?
"Nel maggio 2007 ho ricevuto la lettera. Ho fatto ricorso visto che mi mancavano ancora alcuni anni per il pensionamento. Sono passati quattro anni e cinque mesi. Ora il giudice mi ha dato ragione e ha annullato il licenziamento. Devo essere reintegrare e devo percepire tutti gli stipendi dalla data del licenziamento ad oggi, circa 130mila euro.

Tornerà al lavoro?
"Sì, ma non rientrerò alla cassa, non me la sento. La banca ora ha 30 giorni di tempo per comunicarmi dove devo andare".

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