Protesi Pip, a Milano bandite già nel '97. L'intervista

Giovedì, 29 dicembre 2011 - 10:57:10
Maurizio Nava

Allarme Pip, Poly Implant Prothese: un'informazione tranquillizzante per le pazienti operate nello storico INT di Milano, Istituto nazionale per la cura e lo studio dei tumori. "Dal 97, da quando sono il Direttore della Chirurgia plastica e ricostruttiva - precisa Maurizio Nava, autorevole personalità della comunità scientifica internazionale - non sono mai state utilizzate protesi PIP proprio per criteri di sicurezza verso le pazienti, pur pagando le protesi che utilizziamo più del doppio delle PIP."

Il tono del discorso è calmo quanto fermo. Nava non entra nelle polemiche. Ci sarebbe da chiedersi il perché allo IEO, Istituto europeo di oncologia, nella stessa città, è stato confermato ufficialmente che l'utilizzo di protesi PIP è cessato soltanto nel 2006, anche se l'Istituto rimarca che la raccomandazione al riguardo del Ministero della Sanità è stata diffusa nel maggio dell'anno scorso.



 

E' ALLARME TRA I VIP/ "Ragazzi, devo chiamare il chirurgo e chiedere da dove vengono le mie benedette protesi. Aiuto!!!! Spero non dalla Francia! Ahahahah". Scriveva qualche giorno fa su Twitter Elena Santarelli allarmata per la rottura delle protesi Pip provenienti dalla Francia. Per gli appassionati delle classifiche il seno della show girl è stato giudicato il seno rifatto più bello. La Santarelli ha definito il ricorso alla chirurgia estetica "il miglior investimento che abbia mai fatto".  

santarelli Foto emmevi3Guarda la gallery
Intanto la Santarelli a Kalispéra batte la Satta con la carta degli slip in vista...

Le donne che hanno subito interventi al seno con inserimento di protesi dopo avere sconfitto il cancro sono psicologicamente vulnerabili. Per giunta, le notizie sui rischi per la salute correlati all'uso delle protesi dell'azienda produttrice francese (linfoma, rischio di rottura) si sono propagate pochi giorni prima di Natale. Il Direttore della Chirurgia plastica e ricostruttiva INT, Maurizio Nava, prosegue: "Oltre ad assicurare la massima sicurezza per gli interventi eseguiti all'INT, allo stesso tempo tranquillizzerei anche le pazienti che hanno inserite queste protesi, non corrono nessun rischio né per tumori né di altro tipo. Si rechino dallo specialista di fiducia e seguano le indicazioni ed i suggerimenti, non c'è alcuna urgenza."

Nel reparto di Chirurgia plastica e ricostruttiva dell'INT, in via Venezian, il Direttore Nava è al lavoro nel suo studio. Nessun imprevisto, aveva già deciso di dedicare il periodo delle festività tra la fine dell'anno e l'inizio 2012 agli impegni scientifici dell'OCR, Scuola oncologia chirurgica ricostruttiva, che a dicembre ha organizzato a Milano la sesta conferenza europea Oncoplastic and Recostructive surgery of the breast - presieduta dallo stesso Nava, con specialisti provenienti da tutto il mondo -, e nel contempo seguire l'attività ospedaliera.

Un altro tema controverso è la ricostruzione della mammella con l'impiego di cellule adipose della paziente per riempire i solchi attorno alle protesi e rendere migliore il risultato estetico: c'è chi non esclude il pericolo di trasmissione di cellule cancerogene, di recidive.
"Ci sono ancora delle controversie su questo. Come non c'è alcuna certezza che le possa far venire, non c'è alcuna certezza che non le possa fare venire. Sono stati presentati migliaia di studi che non hanno evidenziato problemi. Le conoscenze stanno andando avanti. Prima in Francia il grasso non era utilizzato, ora lo usano."

D'altre fonti si osserva che occorre valutare bene tutta la storia clinica della paziente, dall'esame istologico, all'intervento di chirurgia oncologica, per arrivare ad un buon intervento di chirurgia ricostruttiva
"Ognuno prende le sue precauzioni. Noi abbiamo dato dei consigli a chi fare o meno questo tipo di trattamento, e poi uno può seguirli o non seguirli. Non c'è ad oggi qualcosa di scientificamente dimostrato che vieta a priori di procedere."

Nell'intervento al seno, anche per gli aspetti psicologici delicatissimi nel rapporto della donna con il suo corpo, dunque è sempre preferibile una scelta condivisa con la paziente.
"Senza dubbio. Nel caso in cui c'è una mammella molto piccola e c'è un tumore anche molto piccolo, per cui toglierlo comporterebbe comunque un risultato cosmetico che non soddisferebbe l'obiettivo dell'oncoplastica, ossia dare una resezione adeguata ed aver un buon risultato cosmetico. Magari si consiglia alla paziente di togliere tutta la mammella conservando l'areola ed il capezzolo, in modo tale che tutto l'aspetto esterno viene considerato, e si mette una protesi anche nell'altra mammella, come se fosse una mastoplastica di aumento. Questo è un consiglio che si può dare. Però se la donna è molto legata alla sua mammella per cui dice "fate quello che volete, affronto anche il rischio molto più alto di una recidiva, ma voglio tenere la mia mammella..." alla fine si arriva ad una decisione condivisa sul percorso migliore."

Ciò implica un'ottima conoscenza non solo del caso clinico ma anche della psicologia della paziente...
"Oggigiorno il professionista deve avere una visione globale. Il "decision making", processo decisionale, dovrebbe essere fatto da una persona che ha una visione globale, il che non vuole dire che debba saperlo fare, ma almeno lo sa e lo conosce. Dal punto di vista tecnico dovrebbe poi sempre farsi avvalare da due figure, il chirurgo senologo ed il chirurgo plastico, che a loro volta devono avere una conoscenza globale del problema, poiché se è la prima volta che vedono una paziente..., e proprio per questo si tengono congressi interdisciplinari. La situazione migliore sarebbe che ci fosse una valutazione fatta insieme dal chirurgo che deve "togliere" con il chirurgo che deve "riparare". Il futuro, e speriamo che sia presto perché al momento ci sono una serie di problematiche sia politiche che di altro tipo, è la figura del "chirurgo verticale", il chirurgo d'organo, come già avviene per altre patologie, il quale è completamente dedicato alla paziente, dalla "demolizione", poi ricostruzione, infine estetica della mammella, in modo da sapere gestire tutta la complessità della storia clinica e della qualità della vita futura della paziente. E' chiaro che in interventi molto delicati di microchirurgia, c'è sempre un ulteriore specialista, ma il "chirurgo verticale" sa già qual è tutto il percorso da seguire. Non voglio che il discorso cada su personalismi, che non devono mai entrare nella cura della salute, metto a disposizione la mia esperienza solo a titolo di esempio: io sono entrato all'INT come chirurgo generale, facevo mastectomie, interventi sull'addome, su altri organi..., poi sono passato in chirurgia plastica nei primi Anni Ottanta. Ci sono altri centri italiani dove esistono con appropriatezza le possibilità che coniugano sin dall'inizio tutti i dati utili, dalla diagnosi al risultato finale che soddisfa la paziente. Questa è, a mio parere, la migliore sicurezza per la donna."

 

www.istitutotumori.mi.it

www.scuolaocr.com

 



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