Sciopero! È il romanzo quotidiano e a puntate di Pierfrancesco Majorino - PRIMO CAPITOLO
E allora gridalo.
| Sciopero! Il romanzo a puntate di Pierfrancesco Majorino |
E allora muoviti.
Per le notti queste notti non ci si capisce niente. Si guardano fuochi provenire dalle macchine biondo cenere. Si assaggiano i sapori del fumo e del sangue. I sapori di una disordinata e impaurita fuga in diverse direzioni.
Gridalo da basso se vuoi fango nelle piazze figlia mia, si sente sussurrare in mille lingue. Si sente sussurrare tutto.
Muoviti, figlia, che la massa ti travolge, gridalo, figlia, che ti hanno strabiliato il corpo e accecato il cuore.
SETTIMANA 1
Lunedì (mattina)
Dopo sette ore di serrato confronto l’assemblea s’interrompe con un urlo.
Bastaaaaaa.
E ancora : bastaaaaaa.
Le più anziane tra le donne alla presidenza si dicono qualcosa all’orecchio. Altre più giovani smettono di fare tutto quello che stavano facendo.
Mary Rose ci ride sopra e urla di nuovo : "Bastaaaaaa!!!".
A quel punto la votazione ha inizio.
Le mani a favore vengono contate due volte : sono cinquantanove.
Quelle contro due volte ed altre due : sono quattrocentosette.
In tre si astengono, tra cui la vecchia Lisa, un tempo l’indiscussa autorità morale che si passa la faccia tra le mani.
(C’è poi chi giura di averla vista che piangeva.)
Lunedì (pomeriggio)
Sono le prime ore del primo giorno di sciopero di queste donne che badano al mondo.
Alcune, e non sono poche per la verità, disertano la protesta pur condividendo le ragioni delle delegate che in grande maggioranza hanno bocciato l’ennesima proposta di accordo.
Mary Rose, che col suo grido dopo sette ore d’assemblea aveva interrotto il lungo ciclo di interventi tutti uguali, è passata a salutare il vecchio dottor Baschi al terzo piano della grande casa popolare e gli ha spiegato che non ce l’ha con lui.
L’ha baciato sulla fronte, gli ha sistemato in frigo lo stufato da allungarsi con dell’acqua e mezzo dado, e ha fatto per uscire. Il vecchio dottore, pochi denti e molta energia, con la barba malfatta e la coperta gialla e verde sulle ginocchia, si è miracolosamente alzato dalla poltroncina con le ruote e l’ha commossa con un bel sorriso, poi, guardandola, anche questa volta dalla testa ai piedi, le ha detto coraggio.
"Coraggio, amorino mio, ce la dovete fare".
Martedì
La protesta che dura da un giorno prosegue in modo strano. S’insinua senza che il mondo circostante se ne accorga. Prende d’assalto il pomeriggio, lo fa con una sfilata per la strada del centro e con un corteo improvvisato oltre la fermata delle corriere.
Si corre da una parte all’altra della città domandandosi cosa voglia davvero questa massa informe, questa nuova moltitudine scioperante.
Le persone se lo chiedono negli autobus, dentro gli uffici, compressi gli uni sugli altri nelle scale mobili, nei grandi ipercentri del commercio organizzato, ovunque.
Le persone se lo domandano e per una manciata di secondi ci riflettono sopra poi, immediatamente dopo, ricominciano a fare tutto quello in cui erano impiegati.
La vecchia Lisa ha deciso di scioperare. Non condivideva affatto la scelta degli strumenti di lotta, infatti ripeteva : "siamo e saremo troppo deboli e troppo poco compatte".
E però non se l’è sentita di votare contro, l’altro ieri, in assemblea "come posso lasciare a voi tutto questo vostro peso di rischiare ?" ha spiegato a Caterina conosciuta da una vita.
Mercoledì
Lo sciopero paralizza da due giorni le arterie principali. Il traffico rallenta, la metropoli tentacolare per un momento barcolla, le strade intasate ospitano inviperiti schiamazzi di clacson. Un comitato d'urgenza interassessorile emette un verdetto verso sera : invitiamo i cittadini a diffidare, i cortei non sono autorizzati.
E questa sera è maledettamente bella. Il sole ha scaldato le pareti delle case che restituiscono sotto forma d' immagini domestiche il calore. Le scioperanti guardano dalla strada dentro le finestre di una ricca e irrimediabilmente nuova borghesia. La famiglia Ghigliardi balla una strana musica esotica con cappelli colorati in testa e tutta quella gioia orgogliosa non la cela, anzi la dimostra, la moglie dell'ingegnere si ubriaca sul terrazzo stando appoggiata alla balaustra e con le braccia si china verso il fondo tanto sciaguratamente che chi la vede pensa che omioddio adesso quella si butta.
Nella casa affianco i coniugi Giontelli sparano razzi che escono dalla cameretta dei bambini e vanno oltre i tetti e i sottotetti, anche quelli del ventiquattresimo piano.
Giovedì
La protesta non smette. Avevano previsto che esplodesse immediatamente come una bolla di sapone : almeno per il momento si erano sbagliati. Nel frattempo prosegue la singolare risposta della Grande Falange Familiare : organizzare festini appariscenti per dimostrare alle nuove scioperanti che con l'umore generale il loro sciopero, peraltro non autorizzato, non ha proprio nulla da ridire.
Le badanti non allineate si sono riunite in assemblea. All'unanimità hanno fatto loro la decisione di partecipare, pur con una propria piattaforma, alla protesta delle altre. La vecchia Lisa che da principio non si pensava volesse intervenire, dopo soli venti minuti ha preso la parola. Con due frasi le ha convinte a scioperare.
"Sorelle mie, giovani creature e vecchie compagne di una vita, io, io pure, come molte di voi sapranno, non mi sono fatta immediatamente trascinare ma non è questo il giorno dove chiudersi nelle case degli altri a ripulire la coscienza del governo mentre di fuori si chiedono parole sincere anche per le nostre ragioni."
Venerdì
L’edizione del notiziario nazionale spara informazioni ed emette sentenze. Ci sono sguardi concitati nelle aziende e dentro i pub. E ce ne sono molte di persone per le piazze ed ammassate nelle scuole e nelle chiese che non ci si capisce bene.
Madonna del cielo è stata venerata in quattro metri quadri da vecchie signore stanche. Dicevano Madonna del cielo che ci guardi da lontano veglia sui fuochi che illuminano i campi delle nostre baracche e riscalda le nostre parole cantate di sera nelle canzoni.
E i cronisti di tutta questa calda e accorata preghiera non comprendono niente.
Tra le strade, nei bar e perfino in qualche condominio iniziano a prendere sul serio forma le cose dette dalla protesta.
Si tratta di capannelli che nascono con fare diffidente e di gente che spiega di stare attenti a quel che succede, a tutto il mondo isterico per strada con facce stanche e scavate da una parte e da quella opposta. Con le prime scritte sui muri inutilmente cancellate da quelli del servizio pubblico e poi nuovamente apparse se possibile più grandi, spaziose ed evidenti.
Sabato
La piazza dietro l'angolo della terza strada è occupata da un'inattesa processione di persone che portano scritte sui cartelli le ragioni proprie e quelle degli altri. Ne parlano tutti, in questi isolati, dei tumulti per le strade. Sono una novità inattesa che è piovuta come pioggia nei capelli. Come quella della settimana scorsa, pioggia fina fina e dritta dritta che ti punge la testa. Che si confonde con le ombre e sa di tubo di scappamento. E' pioggia acida, un po' come sono le espressioni di chi commenta le nuove ragioni in piazza e i cartelli colorati tra le mani e dalle diverse generazioni.
E' pioggia che deposita detriti raccolti dalle nubi in ogni angolo di mondo. Mary Rose coi capelli lunghi e neri appiccicati sopra il collo e le spalle apre la bocca, la spalanca verso l'alto e quella pioggia tutta d'un sorso se la beve.
Domenica
Cominciano le leggende metropolitane : c'è chi giura che una vecchietta dai capelli bianchi e lunghi e pari e pieni di doppie punte sia uscita da sola a far la spesa entrando per sbaglio in un parcheggio di un ipermercato dove ancora, dopo due giorni, la starebbero cercando. Di lei si dice pure che indossasse un inspiegabile completo da uomo, il gessato del marito defunto l'anno prima, con tanto di cravatta in tinta ed odore di tabacco intorno.



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