Saviano "cittadino milanese". Racconta la mafia del Nord
Ha parlato di cio' che conosce meglio, ovvero di mafia, nello specifico di quella radicata al Nord, ma stavolta da cittadino di quella parte di Italia che ha piu' timore di ammetterne la presenza. Roberto Saviano da oggi e' un cittadino milanese: il capoluogo lombardo gli ha conferito la cittadinanza onoraria con un iter iniziato un anno e mezzo fa non privo di ostacoli per polemiche e contrarieta'. Il passato pero' oggi entra solo dalla finestra: come evocazione di cio' che si vuole cambiare, non ripetere, evolvere e migliorare. E' il nodo del discorso di Giuliano Pisapia, quando dice che "la cittadinanza onoraria non e' e non vuole essere soltanto un gesto simbolico, ma un modo di ribadire la volonta' di opporsi all'infiltrazione e alla presenza della criminalita' organizzata nella nostra citta'". E' la risposta a chi ha detto, in passato, che la mafia a Milano non esiste e a chi, ma stavolta la rievocazione e' di Saviano, manifestava un'offesa quando lo scrittore affondava l'inchiostro nella parte produttiva del Paese, cosi' ricca purtroppo di storie sul tema, forse ignorate ma non per questo inesistenti.
Eppure il silenzio incontrato e' stato una cortina spessa, al punto che l'autore di Gomorra fa notare come "non e' possibile che forze politiche del Nord aspettino solo le inchieste giudiziarie per capire cosa sta succedendo. Tutto cio' ora gli elettori lo stanno capendo - ha proseguito Saviano -. La mafia non ha paura di quello che si dice, ma del fatto che qualcuno ascolti e faccia una riflessione. Le organizzazioni mafiose vogliono che la parte maggiore della popolazione sia all'oscure dei meccanismi". Sul fronte delle polemiche che hanno accompagnato l'attribuzione della cittadinanza onoraria, Saviano ha detto che "la situazione e' molto complessa, le battaglie antimafia dovrebbe essere trasversale, dovrebbe essere assodato anche se molto spesso non e' cosi'. Ho sempre cercato di parlare con qualsiasi parte politica, non ho mai creduto una parte criminale e una illibata, pero' l'ottusita' degli attacchi che ho ricevuto ha rischiato di rompere un circuito virtuoso che sta crescendo al Nord". Saviano ha quindi concluso il proprio intervento dicendo di credere che "Milano sia la piu' grande citta' del Mezzogiorno italiano'", lo fa citando il film 'Napoletani a Milano' di Edoardo De Filippo (1953) e sottolineando che il capoluogo lombardo puo' essere fiero "di questa cittadinanza non di sangue. Essere milanese - ha concluso Saviano - e essere del Sud Italia significa la stessa cosa. Siamo vasi comunicanti, no ai destini separati". Palazzo Marino ha quindi salutato lo scrittore con un lungo applauso e con un dono di uno dei suoi cittadini piu' illustri: il premio Nobel Dario Fo che ha consegnato allo scrittore il bozzetto di un dipinto che fara' parte di una mostra allestita tra qualche settimana a Palazzo Reale.


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