Sante carriere/ Cattolica, si riapre la lotta Cei-Segreteria di Stato per il controllo dell’ateneo. E Scola aspetta…

Lunedì, 13 febbraio 2012 - 09:13:00
tarcisio bertone 1

di Antonino D’Anna

“La manovra dei bertoniani era chiara, su Milano: puntare al San Raffaele, vedere se si poteva fare qualcosa al Gemelli a Roma e, infine, puntare dritti al Toniolo, la cassaforte dell’Università Cattolica. Sennonché qualcosa è andato storto: il San Raffaele è andato a Rotelli, il Gemelli al momento è impelagato nella questione dei crediti, quanto al Toniolo… temo che anche qui potrebbe andare male. Diciamocelo chiaro: si sono rimesse in moto le cose in Cattolica, è un altro capitolo della lotta senza quartiere tra bertoniani e antibertoniani, tra Segreteria di Stato e Cei”. La voce della fonte sentita da Affari racconta un nuovo scenario di un momento delicato per la vita della Chiesa cattolica di questi anni: un nuovo scontro tra chi è ritenuto vicino al cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano, e i suoi avversari, indicati in Angelo Bagnasco, cardinale presidente della CEI, e Angelo Scola, cardinale Arcivescovo di Milano e indicato come possibile successore di Benedetto XVI, come Affari ha già scritto.

 

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UN NUOVO CAPITOLO - Stavolta la battaglia sta per riaccendersi sull’Istituto Toniolo, la cassaforte che controlla l’Università Cattolica. Al momento il Toniolo è un po’ in difficoltà: il presidente, Dionigi Tettamanzi, il cardinale arcivescovo emerito di Milano, terminerà il suo mandato a fine anno; due membri del Comitato permanente, l’economista Alberto Quadrio Curzio (indicato come vicino all’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti) e il notaio Giuseppe Camadini, (indicato come rappresentante della finanzia bianca), si sono dimessi. Quadrio Curzio ha anche inviato una lettera molto critica sulla gestione e i rapporti con il Policlinico Gemelli e l’Università a Tettamanzi.

 

BERTONIANI IN MINORANZA. SCOLA ASPETTA - Adesso l’equilibrio delle forze in campo si è ulteriormente frammentato, anche se la “linea CEI” sembra ancora prevalere: Paola Bignardi (ex presidente di AC) e Dino Boffo (ex direttore di Avvenire) sono in quota Ruini; Felice Martinelli, docente della Cattolica e Roberto Mazzotta (ex presidente BPM e oggi presidente dell’Istituto Sturzo) sono tettamanziani; e infine ci sono tre membri considerati come bertoniani: Cesare Mirabelli, (Consigliere Generale presso lo Stato della Città del Vaticano), Piero Melazzini (presidente del Consiglio di Amministrazione della Banca Popolare di Sondrio) e infine Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale della Banca d’Italia. Nel CDA del Toniolo va ancora meglio alla linea CEI: ne fanno parte Mirabelli, l’unico bertoniano, più Martinelli, la Bignardi e Mazzotta.

DA SODANO A BERTONE, VATICANO KO CONTRO LA CEI - La situazione dunque è complessa. Si era pensato, nei mesi che hanno seguito l’insediamento di Angelo Scola alla cattedra di Sant’Ambrogio, che Tettamanzi si sarebbe dimesso e Scola ne avrebbe preso il posto. Ma attenzione: non è prassi ordinaria del Toniolo essere presieduto dall’Arcivescovo di Milano. Che vi siede, sì, di diritto (infatti Scola c’è, e per il momento – come risulta ad Affari - preferisce tenersi alla larga da discorsi di successione, pure essendo indicato come aderente alla linea CEI), ma che fino all’insediamento di Tettamanzi, avvenuto nel 2003, è stato preceduto dalla presidenza del senatore a vita Emilio Colombo. Quando, nel 2003, si trattò di rinnovare la carica, si decise – per evitare frizioni e lotte – di attribuire la presidenza a Tettamanzi in qualità di “padre nobile”. A quel tempo il predecessore di Bertone era Angelo Sodano: e Sodano era reduce, l’anno prima, da una delusione. Aveva provato, secondo quanto le fonti raccontano ad Affari, a riproporre l’allora rettore della Cattolica Sergio Zaninelli per un nuovo mandato, finendo sconfitto dalla CEI che aveva visto l’elezione di Lorenzo Ornaghi, oggi ministro dei Beni Culturali. E così è stato fino ad oggi.

AVANTI BOFFO, SE SCOLA BENEDICE - A questo punto guardiamo avanti. Ha iniziato a circolare, in questi giorni, il nome di Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire finito sulla graticola mediatica nel 2009. Un attacco (poi rivelatosi infondato) che lo ha costretto a dimettersi dalla direzione con una lettera inviata al cardinal Bagnasco. A spingere per lui ci sarebbe il cardinal Bagnasco, desideroso di dare una sorta di “soddisfazione morale” a Boffo, da sempre uomo CEI fin dai tempi dell’inossidabile Camillo Ruini. Ma il punto è: che cosa farà Scola? Sceglierà di puntare i piedi per essere nominato presidente del Toniolo oppure, per evitare divisioni e clamori attorno alla sua figura, sceglierà di sfilarsi e appoggiare Boffo? E dall’altro lato, che cosa faranno i bertoniani? Dopo la candidatura – sfumata – di Giovanni Maria Flick, l’ex giudice costituzionale, adesso si vocifera di una possibile segnalazione a favore di Mirabelli o Melazzini. Mirabelli, molto riservato, potrebbe ritirarsi. Ma, come conclude la fonte sentita da Affari: “La CEI non ha intenzione di mollare”.
 



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