San Raffaele, 900 mln di debiti. Il piano per salvare Don Verzé
Novecento milioni di debiti. Per affrontare la crisi la Fondazione Monte Tabor, la cassaforte finanziaria a cui fa capo l'ospedale San Raffaele, ora cerca azionisti esterni per una nuova società. Il Cda ha deciso di affidare al consigliere Carlo Salvatori l'elaborazione di un piano di riorganizzazione societaria che comprende la trasformazione in Spa, l'apertura del capitale a nuovi soci e la cessione degli asset non ritenuti più strategici (con particolare riguardo ad attività in campo immobiliare ed agricolo). L'insieme delle azioni che saranno definite nel piano – si legge in una nota della Fondazione –, dovrà permettere il riequilibrio della situazione finanziaria e patrimoniale della Fondazione. 
ospedale San Raffaele
I principali creditori sono i fornitori, con 450 milioni. Il resto dei debiti fa a capo alle banche (370 milioni) e ad "altri" (circa 60 milioni). La Banca europea degli invetimenti ha finanziato l'ospedale per 170 milioni, mentre la più esposta delle banche italiane è Intesa, da sempre vicina al San Raffaele, con 70 milioni. Seguono Unicredit (40 milioni), Bnl (25 milioni), la Popolare di Milano (20 milioni) e il Monte dei Paschi di Siena (16 milioni).
Il Cda ha deciso di cedere tutte le attività che non riguardano sanità, ricerca e università, per concentrarsi maggiormente sul core business e sarà messo punto un progetto di società per azioni di cui la Fondazione Centro San Raffaele sarà socio di maggioranza.
Il piano di risanamento sarà gestito da Carlo Salvatori, ex amministratore delegato di Intesa, che si avvarrà della collaborazione di Bain & company per gli aspetti industriali, di Borghesi, Colombo & associati per gli aspetti finanziari e dello studio legale Bonelli, Erede e Pappalardo per gli aspetti legali. Il Cda della Fondazione ritiene che il piano possa essere finalizzato e deliberato nel corso del prossimo mese.



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