Il Pd di rito ambrosiano
di Francesco Bogliari
Forse abbiamo la memoria corta o ci siamo persi qualche pezzo per strada, ma francamente non ricordiamo un esponente del centrosinistra parlare del ceto medio come ha fatto ieri al teatro Strehler di Milano Filippo Penati avviando la campagna elettorale per le provinciali del prossimo anno. Penati ha parlato di manager, quadri, professionisti a partita iva, categorie a torto ritenute privilegiate e invece ritrovatesi nude di fronte allo tsunami economico di questi mesi, in quanto figlie di un welfare minore e prive di protezioni come l’articolo 18 e la cassa integrazione. Ha parlato di dirigenti, molti sotto i 50 anni, cacciati dalle aziende in difficoltà. Ciò provoca non solo perdita di reddito per le famiglie, ma anche scomparsa di intelligenze e sapere produttivo per le aziende stesse, mettendo a rischio la competitività del paese.
Penati negli ultimi mesi ha incontrato le principali associazioni di manager (Aldai, Manageritalia Milano, Federmanagement) e professionisti (promuovendo presso la Provincia il tavolo delle libere professioni d’impresa che raccoglie 16 associazioni di settore), ascoltando problemi e proposte. Adesso le istanze di questo pezzo importante di società civile entrano nel suo programma politico con pari dignità rispetto a quelle dei tradizionali referenti del suo mondo, cioè operai e impiegati, declinati in occupati, precari, disoccupati e inoccupati. Il PD si apre alle “terre di mezzo” che sono l’autentico motore della società civile e di quella produttiva. Che è un qualcosa di diverso e di più rispetto a cercare alleanze elettorali con partiti di centro. Il rito ambrosiano del PD milanese, insieme qualcosa di diverso e di più rispetto all’ipotizzato partito del Nord di Chiamparino, è stato battezzato ieri al teatro Strehler.



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