Regionali Lombardia/ Pierluigi Mantini (Udc) ad Affaritaliani.it: “Sì a Formigoni ma senza Lega. Governiamo col Pd”

Mercoledì, 26 agosto 2009 - 10:00:00


Mantini Pierluigi
Pierluigi Mantini (Udc)
"Al congresso dell'Udc proporremo per la Lombardia un governo che può essere anche guidato da Formigoni, ma formato da Pdl, Udc e Pd. Un governo della Lombardia senza la Lega e senza Di Pietro". Pierlugi Mantini, transfuga del Pd e parlamentare dell'Udc, sceglie Affaritaliani.it per anticipare la proposta che farà al congresso del partito che si aprirà a settembre a Chianciano. Il disagio dei cattolici del Pd? "L'appello politico che rivolgo ai cattolici e ai liberaldemocratici del Pd è di scegliere senza subordinazioni e di aver il coraggio di affrontare la sfida partecipando alla costituente dei democratici di centro".

Mattioli ha dichiarato che se Franceschini non dovesse essere riconfermato alla guida del Pd i cattolici dovranno valutare la loro permanenza nel partito. Cosa pensa dei mal di pancia degli ex margheritini?
"Il progetto del Pd è nato tardi e male e ora è un'altra cosa rispetto alle origini. Per il dopo Berlusconi occorre una grande forza centrista liberaldemocratica laica, ma di ispirazione cristiana, nazionale e che non sia filo leghista. Il disagio degli amici della Margherita è più che comprensibile. Ma dal disagio bisogna passare all'organizzazione...".

Come?
"A Chianciano durante gli Stati generali dell'Udc formeremo la componente dei democratici di centro costituita dagli ex margheritini che sono confluiti nel Pd. In ottica Pd, l'Udc non vuole favorire il successo di Franceschini su Bersani o viceversa: non è questo il punto e le parole di Mattioli non mi convincono".

Cosa non la convince?
"Franceschini ripropone un modello veltroniano e americano del Pd per il quale non sussistono le condizioni politiche nel Paese. L'appello politico che rivolgo ai cattolici e ai liberaldemocratici del Pd è di scegliere senza subordinazioni e di aver il coraggio di affrontare la sfida partecipando alla costituente dei democratici di centro".

Perché lasciò il Pd e scelse l'Udc?
"Ho cercato di immaginare e di costruire un soggetto erede dell'Ulivo che fosse in grado di fare un'opposizione costruttiva, repubblicana, non massimalista, non soggetta al giustizialismo di Di Pietro, non filo leghista come è avvenuto nel voto del federalismo fiscale e più attenta a i temi della liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Su questi temi il Pd ha scelto strade diverse. A questo si aggiunge una confusione interna fatta di consunzione delle leadership e dall'altra da un eccesso di protagonismo degli ex Ds. Per queste critiche fui aggredito da Fassino. Ora Fassino appoggia Franceschini che dice cose molto più esplicite e pesanti di quelle che ho denunciato allora. Inoltre sono rimasto profondamente deluso dalla mancanza di innovazione politica e di democrazia interna. La mia rottura è però maturata quando il Pd ha aperto al dialogo con la Lega, che resta la forza più pericolosa della destra reazionaria".

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