Provinciali Milano/ Dietro l’astensione l’Udc si spacca

Martedì, 16 giugno 2009 - 09:58:00


Telefoni spenti e bocche cucite. La scelta di non schierarsi esplicitamente né con Filippo Penati (Pd) né con Guido Podestà (Pdl) sta lacerando l'Udc. Il ballottaggio del 21 e del 22 giugno toglie il sonno ai leader nazionali e locali del partito. Anzi, da quanto è in grado di rilevare Affaritaliani.it, emerge con sempre più evidenza una spaccatura tra centro e periferia con il partito romano, incarnato dal leader Pier Ferdinando Casini e dal segretario Lorenzo Cesa che pende per Penati. Anche se non c'è stata un'indicazione di voto esplicita, i due leader nazionali propenderebbero per un passa parola tra gli aderenti che inevitabilmente informeranno l'elettorato mettendo in atto una sorta di indicazione di voto sotto traccia

podestà penati

A Milano invece la situazione è molto ingarbugliata. Luca Ruffino, coordinatore cittadino del partito, farà a breve una conferenza stampa, nella quale ribadirà il suo sostegno a Podestà come ha fatto la scorsa settimana facendo infuriare il leader lombardo Luigi Baruffi, che non ha mancato di ricordargli che la linea del partito la detta lui (fu proprio Ruffino due mesi fa ad auatocandidarsi alla provincia di Milano nelle fila dell'Udc due giorni prima che il partito scegliesse Marcora). Con Ruffino sarebbero schierati il capogruppo a Palazzo Marino Pasquale Salvatore, l'assessore Gianni Verga e il capogruppo al Pirellone Gianmarco Quadrino.

Ma c'è chi nel partito strizza l'occhio a Penati. Lo afferma Pierluigi Mantini, passato recentemente dal Pd all'Udc: "La posizione dell'Udc sulla libertà di voto nel ballottaggio tra Penati e Podestà a Milano è coerente con la linea autonoma e critica del partito, che guarda al futuro. Certo io e altri amici non abbiamo gradito la visione di Podestà a Pontida, con fazzoletto verde, tra la guardia padana, che si fa fotografare accanto a Salvini con la scritta 'La padania non è Italia'.  Questa cultura antinazionale e antisolidaristica - conclude - non è la nostra. L'arroganza leghista è il problema, non la soluzione". Più chiaro di così

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