Dapei (Pdl) ad Affari: "Le Province? Costano un caffé all'anno a ogni cittadino"
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TERREMOTO A PALAZZO ISIMBARDI/ I tempi sarebbero strettissimi, già da aprile la Regione potrebbe smantellare la Provincia di Milano e le altre, al più tardi a novembre dell'anno prossimo del piccolo impero di Guido Podestà potrebbe non rimanere nulla. Il condizionale è d'obbligo perché il decreto deve essere ancora votato e sono in molti a gridare alla "incostituzionalità". Via la giunta e i consiglieri, ne resterebbero una decina nominati dal comune di Milano a gestire l'ordinaria amministrazione. Un vero terremoto se si pensa che, qualche settimana fa sono stati trasferiti dal comune di Milano a palazzo Isimbardi due dirigenti e che altri tre dovrebbero essere assunti in questi giorni per gli assessorati all'Istruzione, all'Ambiente e ai Servizi sociali. Il personale di ruolo si salverà, andrebbe in capo alla Regione o ad enti collegati. Ma il colpo più duro arriva allo staff del Presidente e della giunta, tutti contratti di mandato o annuali. Si tratterebbe - dai dirigenti alle segreterie - di 120 persone, ma i calcoli esatti nessuno ancora li ha fatti. Che ne sarà della gestione di Serravalle, Asam, Tem, Pedemontana e le altre aziende? Probabilmente se ne occuperà la Regione. |
Di Mariela Golia
"Si butta il bambino e si tiene l'acqua sporca. Le province non vengono abolite ma viene invece cancellato il livello elettivo. Il consiglio provinciale di Milano costa un caffè all'anno a ogni cittadino. Da un governo tecnico è una cosa azzardata e sbagliata". Il presidente del Consiglio provinciale di Milano, Bruno Dapei, boccia in un'intervista ad Affaritaliani.it il decreto del governo che prevede una drastica riduzione del ruolo e dell'organico delle province (abolita la giunta e ridotti da 48 a 10 i consiglieri provinciali).
Il ridimensionamento delle Province non fa risparmiare?
"E' fumo negli occhi. Oggi (all'Assemblea dei Consigli provinciali a Roma di cui Dapei è coordinatore nazionale, ndr) viene presentato un rapporto della Bocconi, paradossalmente l'università di cui Monti è stato presidente, che cerca di aprire gli occhi. I veri costi delle province, riscaldare le scuole, riparare le strade, far viaggiare i mezzi pubblici, non si possono eliminare. E i costi della politica dentro le province sono risibili. Un consigliere provinciale non prende quanto un consigliere regionale o un parlamentare. Il consiglio provinciale di Milano costa un caffè all'anno a ogni cittadino. Non può essere una motivazione economica a cancellare un livello democratico che in 150 anni si era sospeso solo durante il Fascismo. Da un governo tecnico ci si aspettano misure anche impopolari ma non demagogiche ai danni della democrazia. Voglio difendere un principio per il quale a un livello amministrativo deve corrispondere un livello politico. L'ipotesi del governo Berlusconi era cancellare le province. Se si cancella è un conto ma con il decreto diventano un carrozzone inutile".
Meglio abolirle allora.
"Così non ha senso. I tecnici non devono dare risposte che solo piacciano alla pancia della gente. Le province esistono da 150 anni per risparmiare. Se tutte le funzioni passano al Comune i servizi costerebbero di più. In tutta Europa esiste questo livello intermedio che gestisce mille km di strade e gli istituti superiori. Cancellare solo il livello intermedio può fare brindare a chi pensa al risparmio ma è un'illusione effimera. Il decreto cerca di raggirare la Costituzione facendo un pasticcio e soprattutto violando un principio base della democrazia. Si vuole creare un consiglio che non viene eletto dai cittadini. E poi c'è un altro aspetto".
Dica?
"Se si smantella il livello della democrazia intermedia si fa un grave danno anche nelle prospettiva della creazione di una nuova classe dirigente per il Paese. Che ha bisogno di recuperare i meccanismo che portavano i migliori dal basso alla guida del Paese".
Come giudica la manovra del governo Monti?
"Ha obiettivi chiari che vengono in parte perseguiti ma non in maniera differente da quello che avrebbe potuto fare il precedente governo. Se è un primo passo ben venga però quell'innovazione, quel salto di qualità che si aspettava non lo vedo".


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