Giù le mani da Sant'Ambrogio. Rivolta
La politica milanese si mobilita per salvare il Santo patrono della città. Una protesta bipartisan, quella contro il provvedimento nella manovra del Governo soprannominato 'taglia-feste', che punta a ribadire la specificità 'ambrosiana. Così, dopo l'iniziativa dell'intero Consiglio comunale, che voterà un ordine del giorno per fare pressione a Roma, anche il sindaco Giuliano Pisapia si accoda al tentativo di sottrarre la festività alla tenaglia del Governo. D'altronde, se il Rito ambrosiano è sopravvissuto all' uniformazione nell'unico rito romano voluta da papa Gregorio I e dal Concilio di Trento, perchè non conservare la specificità tutta meneghina anche nella festività del 7 dicembre, con il suo contorno di onorificenze (gli Ambrogini d'oro, per l'appunto), mercatini (gli 'Oh bej-Oh bej') ed eventi musicali (la tanto celebrata prima alla Scala).
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Un programma a rischio, visto che la giornata quest'anno cade di mercoledì e che la norma prevede l'accorpamento della festa alla domenica. La battaglia poi ripropone l'eterno duello con Roma: non solo come città che ospita e si identifica con il Governo centrale, ma soprattutto perchè la Capitale ha visto riconosciuta e mantenuta la sua festività del 29 giugno per i Santi Pietro e Paolo. I consiglieri milanesi, su invito del presidente Basilio Rizzo, hanno quindi deciso di approvare, lunedì prossimo alla prima seduta d'aula dopo la pausa estiva, un ordine del giorno bipartisan per chiedere un'eccezione sul modello romano. "Sostengo ogni iniziativa per mantenere la festività nel suo giorno tradizionale", ha affermato Pisapia dopo l'accelerazione dei consiglieri, mentre l'assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino ha bollato la norma in manovra come "pura follia".
Un'idea, quella della deroga anche per Milano, che è stata sposata da tutti, con alcune precisazioni. Da una parte il Pdl ha chiesto che l'iniziativa non diventasse occasione per attaccare l'esecutivo e l'intera finanziaria, dall'altra Sel ha auspicato parità di trattamento per tutte le città. "Abbiamo tutti condiviso l'opportunità che la festa rimanga anche sul calendario civile - ha spiegato il capogruppo Pdl Carlo Masseroli - anche perchè è una giornata economicamente importante per la città". Il lato economico è stato sottolineato anche dalla Camera di Commercio che stima in «un indotto di 36 milioni di euro quello derivato dagli acquisti per regali e addobbi nei soli giorni del ponte. È quindi importante - ha dichiarato il presidente dell'ente camerale Carlo Sangalli - che le istituzioni sul territorio siano unite per tutelare una ricorrenza tradizionale importante".
Il consigliere Pd Andrea Fanzago invece si è chiesto «che fine farà il tradizionale discorso dell' arcivescovo alla città» che tra l'altro sarà il primo del neo arrivato cardinale Angelo Scola. C'è poi chi, come il capogruppo della Lega Matteo Salvini, ha spostato la rivolta su Facebook. La sua pagina 'Giù le mani da Sant'Ambrogio, creata ad hoc sul social network, ha già raccolto in poche ore un migliaio di apprezzamenti e ora «partirà la rivolta di tutti i Santi patroni delle città del Nord", ha annunciato. Ma a raffreddare l'ardore da battaglia ci ha pensato il vicepresidente del Consiglio, nonchè deputato, Riccardo De Corato (Pdl) che sconsolato ha ammesso: «che ci vogliamo fare. Ci sarà la fiducia anche alla Camera».



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