Il soffio della pittura nell’autunno milanese

Martedì, 13 settembre 2011 - 11:25:00


I FILM DI VENEZIA SBARCANO A MILANO/ Torna a Milano, dal 15 al 21 settembre, 'Le vie del cinema - I film di Venezia, rassegna che porta in scena 41 film e oltre 100 proiezioni complessive. In tutto 9 le sale cinematografiche coinvolte e molti gli ospiti reduci dal red carpet veneziano con i quali il pubblico potrà dialogare in 8 incontri. Picchi di prenotazioni per 'A dangerous method' di David Cronenberg, 'Carnagè di Roman Polanski e 'Shamè di Steve Mc Queen. Il programma della rassegna è consultabile on line su www.lombardiaspettacolo.com. Mercoledì 14, alle 18, nella Sala Buzzati del Corriere della Sera, Cristina Comencini, affiancata da Maurizio Porro, risponde alle domande del pubblico sul suo ultimo film 'Quando la nottè, presentato in concorso a Venezia. Mercoledì 15 altro incontro: Gian Alfonso Pacinotti, meglio noto come Gipi, regista de 'L'ultimo terrestrè, alla Fnac incontra il pubblico alle 18.
Autunno caldo e suggestivo con la pittura di Giovanni Mattio: dal Museo Diocesano in Corso di porta Ticinese alla Libreria Bocca in Galleria Vittorio Emanuele, alla Galleria Il Torchio Costantini di via Crema. Tre eventi per celebrare la forza vibrante della vita e della natura attraverso suggestioni cosmiche, visioni evocative e appassionate.



LE IMMAGINI

Dal 17 ottobre al 20 novembre 2011
“Ruah: il soffio di Dio” al Museo Diocesano, a cura di Paolo Biscottini
L’esposizione al Museo Diocesano di Milano, evento portante di questa serie di mostre autunnali, è frutto di una lunga e ampia esplorazione pittorica nell’ambito delle tecniche e dei materiali. Tale ricerca, diventata via, via più plastica con la creazione di superfici modulate, aggettanti, bassorilievi e sculture a tutto tondo, raggiunge qui una sintesi creativa.

Le opere
Grandi tele, dittici, trittici  introducono all’opera che costituisce la summa del motivo ispiratore: l’Annunciazione. Una torre svettante e policroma (i colori sono quelli del germoglio, che si fa pianta, che si nutre della luce e sprofonda nel cielo), sintesi di campanili e minareti, ancorata a un piedestallo a gradoni, si erge tra due vasche, contenenti una acqua, l’altra terra (nera, cotta dal fuoco) e si affianca a una scala leggera che sale fin quasi a raggiungere la sua sommità. Una piccola campana pende in una finestrella della torre in attesa di un tocco, di un  soffio di vento.

“La simbologia rimanda al percorso biblico, vetero e neotestamentario – spiega Giovanni Mattio; la torre degli uomini che vogliono raggiungere il cielo, la turris eburnea eletta tramite fra l’umano e il divino, la scala di Giacobbe che segna la vittoria sull’angelo e la scala dell’angelo che scende sulla terra, la campana che annuncia e che accoglie, l’acqua lustrale che riceve il soffio vivificatore, la terra purificata dal fuoco dello Spirito”.
A questa premessa  (o conclusione), cioè che il soffio di Dio costituisca l’essenza dell’Annunciazione, si riallacciano i dipinti in mostra, che si confrontano con i momenti salienti del testo biblico: dall’iniziale Ruah che crea cielo e terra e poi, in successione, alita sulle acque, fa nascere le specie, separa la luce dalle tenebre, modella l’uomo, erige un confine tra il bene e il male, offre un arco di riconciliazione in cielo, dopo il diluvio.

Le grandi tele, dipinte con una fitta trama di cromie dominata dalle tonalità del blu, indagano nel mistero del mondo attraverso la simbologia giudaico-cristiana e la legge della Natura. Una lieve figurazione consente di interpretare la scena alla luce dei singoli episodi della Scrittura assunti come segno della presenza del Ruah (che assume pittoricamente la forma di un’ampia e materica pennellata che gestualmente si incunea nella rappresentazione), ma il senso del dipinto non si esaurisce qui. Anzi da qui parte per creare una tramatura di segni, di materie inorganiche (sabbie, madrepore, scorie di ferro, di laterizio, quarzi, serpentini), ora naturali, ora impastate con il colore, gli ossidi, le terre, che confluiscono in una superficie dipinta in cui, tra densità e trasparenze, vibra la luce, l’aria vi trascorre; in cui si avverte la presenza di quello Spirito vivificatore che è all’origine del cosmo e che prosegue nella vita, nelle scelte, nei nostri gesti. Anche in quello dell’arte, che scava e cerca risposte. Il risultato è una pittura che parla di sé stessa, della propria ragione profonda che l’ha resa gesto espressivo, linguaggio, strumento di indagine poetica: la suggestione del segno e del colore come guida al senso delle cose.
Milano | Museo Diocesano, corso di Porta Ticinese 95 | 17 ottobre-20 novembre

Dal 21 settembre al 13 novembre 2011
“Gemme d’acqua” alla Libreria Bocca, a cura di Giorgio Lodetti
L’indagine sulla pittura è alla base dei lavori presenti alla libreria Bocca dal 21 di settembre: una trentina di formelle quadrate di quaranta centimetri di lato, collocate in teche del pavimento, sotto una lastra di vetro, costruiscono un percorso calpestabile e fruibile allo sguardo dall’alto. Il titolo,”gemme d’acqua”, suggerisce una lettura attenta ai colori, alle materie disposte, punteggiate di luccichii dati da frammenti di vetro,  scaglie di fucina, schegge di madreperle.
Le opere
La struttura del dipinto evoca isole sperdute in un  mare solcato da acquazzoni di pioggia o di stelle, ma invitanti all’approdo. Non sono luoghi reali, ma luoghi della memoria, o, meglio, delle emozioni, quelle che muovono la mano dell’artista, ne trascinano mente e sentimenti alla ricerca di una bellezza in cui perdersi.
“Sono gemme preziose da ricercare, ripulire dalle scorie, intagliare, incastonare in un supporto - racconta l’artista - gemme del nostro tempo interiore, dei  nostri  desideri, fragili come gocce di rugiada, gemme d’acqua, appunto, che un soffio crea e un soffio fa scomparire”.
Quattro i colori dominanti: il bianco opalescente dell’alba, il verde del berillo, ora tenero, ora cupo nel mattino, il rosso dei granati che infuoca il meriggio, il blu dei lapislazzuli per la sera che avanza nella notte. Il mondo sensibile è ben presente, se non nelle sue forme apparenti, nelle cromie, che suggeriscono sensazioni atte a produrre emozioni.
Milano | Libreria Bocca, corso Vittorio Emanuele II 12 | 21 settembre-13 novembre


Dal 20 ottobre al 19 novembre 2011
“L’umore dell’aria” alla Galleria Il Torchio, a cura di Stefano Costantini
La mostra in programma presso la galleria Il Torchio -  Costantini arte contemporanea, rispecchia fin dal titolo la caratteristica dei dipinti esposti: una ventina di tele affrontano il tema dell’aria, dell’acqua, degli elementi che si combinano per dare la vita e sostenerla.

Le opere
Trasparenze, grumi di materia, ossidi, terre e resine concorrono a creare dipinti di equilibrata impaginazione e di forte impatto emozionale. Vi trascorre la luce, vi penetra l’aria, occhieggiano vampe di fuoco. Il vento muove masse umide, le addensa, le spazza. Qua è là ribollono gorghi, compaiono spazi siderali, la terra si intuisce lontana.
“In questo caso – afferma Giovanni Mattio – mi sono misurato con il puro linguaggio della pittura, pur rimanendo ancorato al sensibile: l’occhio percepisce le forme mutevoli degli elementi costitutivi di una natura guardata con la lente di ingrandimento, penetrata nella sua sostanza.”
Ma il fascino dei dipinti risiede nella loro forza evocativa, nella densa trama di cromie che si intrecciano con altre materie per creare un tessuto di emozioni genuine, quell’incanto che la natura suscita e che si può cogliere in uno scorcio di cielo, in una bolla d’acqua.
Milano | Galleria Il Torchio, Costantini arte contemporanea, via Crema 8 | 20 ott.-19 nov.

GIOVANNI MATTIO
Nato a Cuneo nel 1949, dopo la laurea in lettere classiche, a partire dal 1973 Giovanni Mattio affianca agli studi umanistici un’intensa ricerca artistica nell'ambito delle tecniche pittoriche, della grafica, della ceramica, della scultura. Frequenta musei, studi di artisti, accademie e instaura rapporti con la vicina Provenza, in particolare con Nizza, Antibes, Aix en Provence. Espone in ambito regionale e transalpino.
Dal 1986 è presente in mostre personali e rassegne in Italia e in Francia.
Dal 1989 vive e lavora a Milano.
Nel 1992 si colloca il ciclo “telafracta”, dipinti di grandi dimensioni ridotti in frammenti destinati ognuno a una propria storia; del 1993 invece sono gli “ilocromi”, dipinti in cui la materia assume una funzione primaria sul piano cromatico, espressivo e culturale. Nello stesso anno inizia il ciclo degli “aquaveli”, dipinti ottenuti con colori ad acqua e veline che danno palpabilità ad una superficie trasparente. Seguono le ceramiche polimateriche “zostracon”, le avventure nel campo dell’incisione.
Con il nuovo millennio la ricerca si estende ai volumi e alle forme delle superfici dipinte: nascono le estroflessioni, le introflessioni, i monitors, le losanghe, i petali.
www.mattio.it | giovanni@mattio.it

0 mi piace, 0 non mi piace
Fai di Affaritaliani la tua HomePage
Iscriviti alla Newsletter
Mobile
Seguici su facebook
Rss
Twitter
Google
Internet Explorer

Borsa di Tokyo/ Chiude in rialzo a +0,74%
Siria/ Massacro di Hula, i sopravvissuti accusano il regime
Egitto/ Attaccato il quartier generale di Shafik al Cairo
Terremoti/ Grecia, scossa 3,6 nell'isola di Creta
Superbike/ Gp Usa, Checa vicen gara 1 davanti a Melandri; Biaggi 3
Intesa Sanpaolo/ Pietro Garibaldi nuovo vicepresidente Cds =
Tlc/ F2i con Fondo strategico italiano per sviluppo rete fibra ottica
Calcioscommesse/ Severino, grave da stroncare con decisione
LEGGI TUTTE LE ULTIMISSIME

Vuoi cambiare casa?

Tante offerte di immobili in tutt’Italia ti aspettano
Cerca subito!

Prima rata gratis

Un prestito per il tuo futuro? Trovalo subito
SCEGLI PRESTITÒ

Auto usate

Stai cercando l’auto dei tuoi sogni? Scoprila subito.
Cerca adesso