Piccolo Teatro, Escobar protesta per i tagli
Il Piccolo Teatro ha chiuso il 2010 con il pareggio in bilancio e nel 2011 non tagliera' le produzioni perche' "sarebbe una scelta suicida" ma a essere a rischio, con i tagli statali, e' il "meccanismo sano di gestione".
A lanciare l'allarme il direttore, Sergio Escobar, che stamani ha colto l'occasione della presentazione della nuova
produzione "La compagnia degli uomini", in scena dall'11 gennaio, per una "denuncia fortissima del contesto in cui operiamo. Se va avanti cosi' - ha detto parlando con i giornalisti - il Piccolo Teatro non chiudera', il nome
rimarra' perche' fa comodo a tutti, ma si distruggera' un meccanismo sano digestione. E il primo a essere terrorizzato dovrebbe essere Giulio Tremonti".
Dal 2007 al 2010, ha spiegato Escobar, il Piccolo ha visto tagliati i contributi statali del 30% e per il 2011 e' atteso un ulteriore taglio del 35%. "Questo non significa che negli ultimi 3 anni avessimo un avanzo del 30%
da utilizzare, ma solo che come tutti gli italiani ci siamo rimboccati le maniche per far fronte alla situazione".
"Ci sono due idee fondamentali, la necessita' e la responsabilita'. Distingure queste due cose ci sembra un
esercizio di genuflessione alla politica che non possiamo permetterci", ha proseguito Escobar parlando dei tagli al Fus. "Abbiamo piu' necessita' di teatro adesso che nel dopoguerra, quando si investiva di piu'. Il danno piu' grande che stanno arrecando con questa insensata devastazione degli investimenti nella cultura ha, tra gli effetti
immediati, anche il fatto di privare il sistema dello spettacolo di una cosa fondamentale: la responsabilita'. Chi amministra un teatro non puo' essere messo nelle condizioni di aspettare a fine anno la bonomia di una regalia, qualunque cosa tu abbia fatto, a prescindera dal fatto che tu abbia avuto rapporti internazionali o sia stato in grado di attirare investimenti privati. Questo - ha detto - e' l'effetto paradossale, non manifesto ma reale, di quello che sta accadendo. La vertenza che dobbiamo fare e' su questo principio fondamentale: la possibilita' di amministrare responsabilmente".
Garantiti comunque, per l'anno appena iniziato, gli spettacoli. "Non e' possibile tagliare le produzioni perche' se lo facessimo il disavanzo che ci verrebbe da questo sarebbe superiore al taglio, avendo noi piu' del 50% di
autofinanziamento. Sarebbe suicida dal punto di vista pratico e verso il futuro. Noi - ha proseguito Escobar - stiamo costruendo, per affrontare la crisi reale, investimenti di coproduzione con tutto il mondo, anche l'Expo ci
chiede di programmare grandi produzioni internazionali fino al 2015. E io dovrei zoppicare nella gestione amministrativa gia' dal 2011 perche' qualcuno mi costringe? Ma che senso ha? La risposta non me la deve dare il ministro della Cultura, se me la da' lui sono felice, ma me la devono dare il ministro dell'Economia e il presidente del Consiglio. Noi - ha concluso il direttore del Piccolo - ci rifiutiamo di trasformarci da qualcosa che il mondo ci
invidia in un serbatoio finale di decisioni dell'ultimo minuto secondo quello che gira nella testa del ministro di turno, senza alcuna strategia".



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