Penati, la Gdf trova 11mila euro nel suo appartamento
Martedì, 2 agosto 2011 - 16:30:00
Undici mila euro, tutti in banconote da 500, 100, 48 e 50. Questo il ritrovamento fatto dalla Guardia di finanza nell'appartamento di Filippo Penati lo scorso 20 luglio, come rivela Repubblica. Il malloppo è stato ritrovato in tre diverse stanze e l''unica cosa certa al momento è che gli investigatori hanno etichettato il rinvenimento con la burocratica definizione di "perquisizione con esito positivo".
Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all'inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d'asta, finanziamento illecito ai partiti.
Durante la perquisizione è stata ritrovata nel corridoio dell'appartamento dell'ex vice presidente regionale del Pd anche una "cartelletta azzurra" che recava il titolo "Trasporti Sesto". Secondo i militari "conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl". I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati. È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il "Sistema Sesto" nell'assegnazione degli appalti pubblici.
Tra le altre cose annotate da i militari durante il blizt una Bmw serie 5 parcheggiata bel garage e intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una moto di grossa cilindrata, il cui proprietario è lo stesso Penati. Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. Ma i finanzieri non hanno vi hanno trovato nulla di sospetto.
Dieci giorni fa, invece, durante una perquisizioni nello studio di un altro indagato, l'architetto Renato Sarno, sono spuntati altri documenti interessanti come file intitolato "Documento finanziamento sig. Penati" e altre cartelline colorate e denominate "287 Penati Rev.1 Rev.2", "287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl", "287 Penati Di Martino". Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.
Intanto continuano le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due "pentiti" dell'inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell'ex Stalingrado d'Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c'è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l'altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Non si conosce ancora il contenuto dei verbali e nemmeno se la versione di Botti possa mettere ulteriormente nei guai gli indagati.
Penati sulla perquisizione: "I soldi erano in camera da letto e servono per i miei viaggi"
![]() Filippo Penati |
Tutte le banconote sono state fotocopiate e ora compaiono nei documenti allegati all'inchiesta dei pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia, in cui Penati e altre 18 persone, risultano indagati per reati che, a vario titolo, li accusano di corruzione, concussione, turbativa d'asta, finanziamento illecito ai partiti.
Durante la perquisizione è stata ritrovata nel corridoio dell'appartamento dell'ex vice presidente regionale del Pd anche una "cartelletta azzurra" che recava il titolo "Trasporti Sesto". Secondo i militari "conteneva la rassegna stampa e i comunicati stampa inerenti la linea 712 Sesto-Cinisello e il contenzioso della Caronte srl". I documenti riguarderebbero, in sostanza, le prime denunce presentate nel giugno del 2010 dal direttore generale della Caronte, Piero Di Caterina, divenuto oggi il principale accusatore proprio di Penati. È proprio da quelle denunce che Di Caterina adombrava, per la prima volta, il "Sistema Sesto" nell'assegnazione degli appalti pubblici.
Tra le altre cose annotate da i militari durante il blizt una Bmw serie 5 parcheggiata bel garage e intestata a una società finanziaria di San Donato Milanese, e una moto di grossa cilindrata, il cui proprietario è lo stesso Penati. Durante la perquisizione è stata rinvenuta anche una chiave di una cassetta di sicurezza di una banca milanese. Ma i finanzieri non hanno vi hanno trovato nulla di sospetto.
Dieci giorni fa, invece, durante una perquisizioni nello studio di un altro indagato, l'architetto Renato Sarno, sono spuntati altri documenti interessanti come file intitolato "Documento finanziamento sig. Penati" e altre cartelline colorate e denominate "287 Penati Rev.1 Rev.2", "287 Penati Di Martino Rev.1 aggiornamento Asl", "287 Penati Di Martino". Sarno, professionista molto quotato, sarebbe stato tra i finanziatori della campagna elettorale di Penati nel 2009.
Intanto continuano le verifiche della Gdf alle dichiarazioni dei due "pentiti" dell'inchiesta che ha travolto il Pd di Sesto San Giovanni. Tra i testimoni convocati nella caserma milanese di via Filzi, ci sono diversi imprenditori che hanno ricostruito il clima in cui, nell'ex Stalingrado d'Italia, venivano assegnati appalti comunali. Tra i più ascoltati, come anticipato ieri dal Tg3, c'è anche Diego Botti, ex esponente locale della Margherita, imparentato con l'altro imprenditore diventato accusatore, Giuseppe Pasini. Non si conosce ancora il contenuto dei verbali e nemmeno se la versione di Botti possa mettere ulteriormente nei guai gli indagati.
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