Penati/ Oldrini: chiedero' incontro ai magistrati. Zunino in Procura

Lunedì, 5 settembre 2011 - 08:41:00


Il sindaco Pd di Sesto San Giovanni, Giorgio Oldrini, ribadisce di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia in relazione all'inchiesta per presunta tengenti che coinvolge il collega di partito Filiippo Penati, parla di rivelazioni di indagati come di un "tentativo di impedire" lo sviluppo del piano sull'area ex Falck e annuncia che chiedera' un incontro con i magistrati di Monza titolatri dell'indagine. "Nello stillicidio di rivelazioni a rate che ogni giorno ci viene propinato nell'evidente tentativo di impedirci di discutere e adottare in Consiglio comunale l' 8 e il 9 settembre il Piano per le aree ex Falck - sostiene Oldrini - oggi vengono riportare dal Corriere della sera accuse che Piero Di Caterina, in verbali a me sconosciuti, mi rivolgerebbe. Gia' piu' di un anno fa, insieme alla sindaca di Cinisello Daniela Gasparini e ai due allora direttori generali dei nostri Comuni, Marco Bertoli e Mario Spoto, avevamo querelato Di Caterina per calunnia. Non posso dimenticare che in questi mesi, anche in conseguenza di una dichiarazione di Di Caterina, si e' ripetutamente scritto che nel momento in cui era proprietario delle aree ex Falck il Gruppo Zunino, la nostra Amministrazione avrebbe raddoppiato le volumetrie concesse, portandole a 1.300.000 metri quadrati. Si tratta di un clamorosa panzana, come dimostrano i documenti ufficiali approvati dalla Giunta e dal Consiglio comunale, come scritto nella sentenza del Tribunale di Milano sulla vicenda Risanamento, e come evidenziato nel documento di vendita da Zunino al Gruppo Bizzi delle aree, pubblico e depositato presso la Consob. Voglio ribadire - conclude il primo cittadino sestese - che non ho mai ricevuto nessun avviso di garanzia. Comunque, nei prossimi giorni scegliero' un legale e insieme a lui decidero' di chiedere un incontro con i magistrati monzesi per chiarire tutte queste insinuazioni".

ZUNINO IN PROCURA/ Intanto sono previsti tra mercoledì e giovedì gli interrogatori dell'immobiliarista Luigi Zunino e dell'avvocato Giovanni Camozzi. Sono loro, secondo i pm Walter Mapelli e Franca Macchia, i protagonisti di una serie di operazioni immobiliari: Zunino, azionista di controllo di Risanamento spa (società proprietaria di Immobiliare Cascina Rubina Srl a sua volta proprietaria dell'area ex Falck). E Camozzi, braccio destro dell’immobiliarista e legale rappresentante pro-tempore di Cascina Rubina.

Zunino è indagato per una tangente da 700 mila euro a Di Leva con Grossi, che non si presenterà per gravi motivi di salute. Oldrini è indagato per concussione e violazione della legge sul finanziamento dei partiti dopo che Pasini ha detto di aver pagato tre milioni per ristrutturare il Palaghiaccio di Sesto su richiesta sua e di Penati. Di Caterina ha aggiunto di aver dato a Oldrini "alcune decine di migliaia di euro negli anni" oltre pagare 40 mila euro per un sondaggio preelettorale e acquistare una quota di una società di basket, come pubblicato dal Corriere della Sera.

Il loro ruolo lo spiegano gli inquirenti nelle carte dell’inchiesta, rivela Il Giornale. «Sussiste più di un grave e preciso indizio che Zunino si sia rivolto a Grossi (Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche finito in carcere nell’indagine milanese sulla riqualificazione del quartiere Santa Giulia, ndr) affinché quest’ultimo provvedesse al pagamento dei politici locali che stavano decidendo sul raddoppio delle cubature sull’area industriale dismessa ex Falck». Con chi fanno affari, i due? Con alcune società riconducibili a Piero Di Caterina (Caronte srl, Miramondo Netwok srl, Sesto Sviluppo srl), la gola profonda dell’inchiesta che sta inguaiando Filippo Penati e imbarazzando il Pd. Nel mirino dei pm, in particolare, una compravendita da 750mila euro, finiti nelle tasche del titolare della Caronte, ritenuto il fiduciario di Penati prima che il «patto» con il politico si rompesse. Affari che, per la Procura, «presentavano macroscopiche anomalie tanto da generare più di un sospetto che si trattasse di operazioni fittizie, portate a termine al solo scopo di costituire provviste per il pagamento di tangenti a favore di politici del Comune di Sesto San Giovanni, allo scopo di trarre benefici e agevolazioni nella realizzazione del progetto di riqualificazione da parte di Luigi Zunino dell’area ex Falck». «Marketing territoriale», lo chiamavano gli indagati. Il significato lo spiega ai pm lo stesso Camozzi. «Zunino mi ordinò di stipulare un contratto con la società di Di Caterina per promuovere un’iniziativa sul territorio a favore del progetto immobiliare dell’area ex Falck, e mi disse che per accrescere l’immagine del gruppo Risanamento era necessario anche un appoggio politico che Di Caterina, uomo legato all’allora presidente della Provincia Penati, poteva dare».

Intanto dai documenti investigativi pubblicati dal Corriere emerge che Di Caterina era consapevole e preoccupato di essere finito nel mirino della Guardia di finanza di Milano. Nelle prime settimane di maggio 2010 incontra e sente al telefono più volte Penati perché teme di perdere la concessione dei bus di Cinisello Balsamo. Quando si rende conto che Penati non può aiutarlo perché «non controlla più questi qua», gli amministratori Pd, il nervosismo aumenta. Anche perché qualche giorno prima l'Agenzia delle entrate aveva cominciato una verifica negli uffici della Caronte legata all'affare Falck e la Guardia di finanza aveva acquisito in banca documenti che lo riguardavano. Il 13 maggio, le Fiamme gialle lo intercettano al telefono con la sua segretaria la quale teme che il fisco possa trovare nel pc documenti compromettenti come i file «Binasco, Pratica della menzogna, Sondaggio Sesto, Passano informazioni preliminari». Di Caterina sbotta: «Io non c'ho un c... da nascondere... anche perché quello che c'è c'è» e se qualcuno sta intercettando «me ne fotto. (...) Sono fatti miei, roba che scrivo io, appunti di politica (...), non abbiamo niente da nascondere con nessuno» e «qualsiasi cosa succede sono c... di chi ci ha portati a questa situazione qua, ci potevano pensare prima quegli altri». Alle 7 del 16 giugno la Gdf perquisisce la sua abitazione trovando nel suo portafogli la famosa lettera-email di accusa a Penati. Alle 16 Di Caterina vuota il sacco con «dichiarazioni spontanee». 

PENATI VERSO LA SOSPENSIONE, SI RIUNISCE LA COMMISSIONE DI GARANZIA DEL PD/ "Azione di verifica a tutela della onorabilita' del partito", si riunisce la commissione di Garanzia sul caso Penati. Il Pd si prepara a sospendere l'ex presidente della Provincia, rivela Repubblica. "MI sembra improbabiler l'espulsione", annuncia il presidente della commissione di garanzia, Luigi Berlinguer. Ignazio Marino chiede invece una pena esemplare.

 

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