Caso Penati, Cerea: "Lo stile del Pd e quello di... Majorino"

Venerdì, 22 luglio 2011 - 10:00:00

Filippo Penati 4

Di Cesare Cerea

Caro Perrino ti invio questa riflessione sulla vicenda che ha investito Filippo Penati. Come sempre ho cercato di fare da queste pagine, in particolare in presenza di vicende  difficili, ho cercato di proporre letture dei fatti che cercassero di cogliere la complessità degli eventi e di sfuggire al prevalere dell'emotività, che spesso non consente alla sinistra di ragionare con la necessaria lucidità. Premetto per correttezza e per informazione dei tuoi lettori, che non sono tenuti a conoscere la biografia di chi scrive, che sono amico e stimo Penati, quindi mi assumo la possibile critica di essere parziale o coinvolto.

Il quadro che oggi sta di fronte alla politica, di grave caduta di credibilità, che pone problemi anche alla sinistra, richiederebbe coerenza di comportamenti e messaggi, che rendano all'opinione pubblica un'immagine di chi fa politica attento al malessere e intento a superare le ragioni di una cosi forte perdita di credibilità. Le ragioni di questa perdita di credito da parte dei cittadini, di chi fa o organizza l'azione politica, sono complesse e sono fortemente connesse alla crisi sociale ed economica di questo paese, e non può essere  oggetto di questo scritto approfondirle, ciò che mi preme sottolineare è il fatto che chi fa politica deve mantenere i nervi saldi, nessuno si salva scaricando la " colpa"  su altri, ricorrendo a toni populistici e giustizialisti.

Premessa indispensabile per spiegare perché ho molto apprezzato, la fermezza e misura con cui il PD in tutti i suoi livelli, nazionale, regionale e milanese, ha affrontato la vicenda che vede Filippo Penati soggetto di indagini preliminari, in sostanza tutti, a partire da Bersani hanno ribadito una posizione di fiducia nell'azione della magistratura e hanno manifestato fiducia che Penati riuscirà a dimostrare la propria estraneità. Che in un contesto così emotivamente delicato il PD abbia assunto una posizione così equilibrata, va a merito delle sue classi dirigenti; non cambiamo idea sul fatto che i magistrati debbano procedere  se qualcuno di noi è sottoposto ad indagini, al tempo stesso siamo garantisti, chi è sottoposto ad indagini non è colpevole.

Ancor più serio, e va sottolineato, è  che si sia proceduto, come ha fatto il gruppo regionale, e il PD lombardo, unica istanza nella quale Penati ricopre ruoli  istituzionali e politici, condividendo le posizioni che si sono assunte, discutendo, pronunciando posizioni condivise. Il PD ha proceduto, in quest'occasione in modo ineccepibile, discutendo con Penati ed assumendo posizioni equilibrate, ritengo che ogni ulteriore passo vada condiviso, reso esplicito, lasciando alla responsabilità di Penati assumere le posizioni che riterrà più coerenti. Personalmente ritengo che Penati, in ogni futuro momento di questa vicenda saprà assumersi responsabilità chiare, come ha sempre fatto, lo farà discutendo nel suo partito le scelte che compirà, e saprà difendersi come gli consente la legge, chiedendo a tutti di tenere ferma  la presunzione d'innocenza.

Ho molto apprezzato l'intervista di Civati al Giorno, che si è così espresso: "Noi cerchiamo di mantenere il profilo di chi dice no sia a un giustizialismo tout court, sia a un garantismo di maniera" e più oltre" Questa cosa stiamo cercando di affrontarla insieme, come in gruppo di persone che non diffidano di nessuno, ma nemmeno sottovalutano la cosa". Questo è uno stile che condivido, si affrontano, in un partito serio e tra dirigenti seri, le vicende difficili insieme, senza sfuggire alle responsabilità se mai saranno provate, ma anche senza accodarsi all'onda  di critica che accomuna tutto e tutti. Personalmente, credo che Penati dimostrerà la sua totale estraneità ai fatti contestatigli, e saprà affrontare le prove difficili che lo stanno toccando con dignità e lucidità, so che queste vicende costano un prezzo personale altissimo, e per questo gli sono vicino, gli confermo al mia stima, e credo che tutte le persone corrette che l'hanno conosciuto non potrebbero che fare altrimenti.

Altro stile invece viene dimostrato da chi pensa di segnare punti politici a proprio favore cavalcando un indistinto giustizialismo, mi riferisco a Majorino, che suggerisce a Penati di dimettersi o di autospendersi, una voce eccentrica tra i dirigenti del PD, e spero tale resti, poiché ritengo che l'unico che possa valutare quali siano le condizioni per tutelare la propria onorabilità sia Penati medesimo. Un peccato che una persona intelligente come Maiorino, abbia avuto una simile caduta di stile, ma i veri dirigenti si vedono quando le cose sono difficili, e serve mantenere nervi saldi e riflettere e decidere insieme, peraltro la mia, non breve esperienza politica, mi ha insegnato che occorre essere sempre cauti a fare le pulci morali agli altri, perchè spesso si è smentiti dai fatti. Per Penati è un momento difficile ed  anche per il PD: sia per il disorientamento che questa vicenda porta tra i suoi militanti ed elettori, ma nella nostra storia spesso abbiamo attraversato momenti difficili, ricordo a tutti noi che ai tempi di tangentopoli alcuni dirigenti dell'allora PCI furono accusati e molti anni dopo furono completamente assolti.

Spero che i tempi non siano quelli di allora, perchè Penati ha il diritto se vuole pensionarsi di deciderlo da solo, e che il suo partito, fino a prova contraria ha il dovere di non dimenticare che negli ultimi quindici anni è stato un dirigente con grande capacità di innovazione, professionalità e che ha segnato la storia del suo partito.

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