Il promotore delle 'primarie per tutti', Pietro Bussolati, ad Affari: macché rottamare, al Pd occorre solo un tagliando
![]() Pietro Bussolati |
Partiamo dall'idea alla base del documento...
"Per noi la questione è non solo generazionale ma anche politica. Siamo schiacciati da un lato dalle idee chiare che provengono dalla sinistra di Vendola e dall'altro dalle tendenze terzopoliste di Cacciari. Non riusciamo a far passare i temi riformisti e ad avere un radicamento nel territorio".
Voglia di rottamazione dei vertici?
"La nostra non è una bomba contro i vertici. Vogliamo mettere all'ordine del giorno il rinnovamento del Pd non solo in termini generazionali. Per rappresentare il Pd bisogna cercare i voti sul territorio a tutti i livelli. Se gli altri vogliono rottamare, noi vogliamo fare il tagliando. Il tagliando alle ambizioni personali e confrontarle con le capacità effettive di rappresentare gli interessi".
Quali interessi?
"Non è ora il momento di capirlo. La priorità è intercettare il consenso".
E gli attuali dirigenti sono in grado di intercettare il consenso?
"Non devono avere paura. La scossa deve partire da Milano".
Proponete di non ricandidare persone che abbiano due mandati alle spalle.
"Il circolo virtuoso generazionale che vorremmo che si creasse non prevede la rottamazione ma la creazione di spazi per nuove facce. Non bisogna ragionare per filiera produttiva ma dare spazio alle persone che possono fare campagna dal basso. Come ho fatto io e i risultati sono stati strabilianti. Lo spazio politico c'è".
Una campagna che parte dal basso come fa Beppe Grillo?
"Senza però il suo qualunquismo: dobbiamo mettere al centro la politica per cambiare la città".
Che cosa ha sbagliato il Pd?
"Il partito ha pagato una situazione nazionale difficile, la strategia con cui ci si è avvicinati alle primarie è stata frettolosa. Serviva più condivisione nell'ultima segreteria provinciale. Il problema non è tanto il passato. La nostra proposta serve proprio a uscire dall'angolo. Ci dà slancio".
Nella proposta parlate di "discontinuità col passato". Nei confronti di chi?
"Di un passato in cui gli eletti vengono nominati e non cercano il consenso, in cui non c'è condivisone nelle scelte. Serve coraggio".
Bersani deve essere più coraggioso?
"Prima i vertici locali. Bersani ha sempre chiarito cosa deve essere il Pd. Il punto è avere il coraggio di dire che l'obiettivo è il consenso. Per il segretario del Pd non è un lavoro facile. Milano deve tornare ad essere alla guida del paese".
E con Pisapia è possibile?
"Lo dipingono peggio di quello che è. E' un uomo che nel passato ha preso posizioni coraggiose sul tema della giustizia. Non si è appiattito sulle posizioni giustizialiste della sinistra. Il tema non è tanto le comunali sulle quali bisogna fare squadra ma le elezioni nazionali. Se aspettiamo il disfacimento del centrodestra rischiamo di fare scelte affrettate e rischiamo di ricandidare sempre i soliti. Succeda quel che succeda il 14 dicembre noi fissiamo delle regole per definire quale sarà la classe dirigente che mandiamo in Parlamento".



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