PA, la Lombardia è la regione più virtuosa d'Italia

Lunedì, 3 gennaio 2011 - 17:35:00

Compresi tra 203 e 229 i giorni medi di ritardo nei pagamenti da parte della PA alle aziende associate nel  comparto “sanità”. Alla Campania il primato dei ritardi nei pagamenti, seguita da Emilia Romagna, Toscana e Puglia. Questi i risultati dell’indagine condotta tra le imprese del Sistema Industriale Integrato dei Servizi Tessili e Medici Affini. Il Presidente Trapani: “Chiediamo il recepimento immediato della nuova Direttiva UE sui ritardati pagamenti, per ridare slancio alla vita imprenditoriale del Paese”.
 
Assosistema – unico rappresentante di categoria che riunisce imprese operanti nel comparto dei servizi tessili, di sterilizzazione e fabbricazione dei dispositivi medici sterili – ha reso noti i risultati di un’indagine mirata a evidenziare, tra le associate, lo stato effettivo dei tempi di pagamento dei fornitori da parte della Pubblica Amministrazione.
 
La ricerca, condotta analizzando i casi degli associati più rappresentativi – ciascuno relativo ad una specifica regione italiana - ha ad oggetto i ritardati pagamenti delle Pubbliche Amministrazioni territoriali in relazione alle attività delle aziende del campione con strutture ospedaliere e asl.
 
I risultati evidenziano un sostanziale appiattimento di quasi tutte le regioni considerate - con l’eccezione della Lombardia, le cui PA pagano in media i fornitori dopo 60 giorni - verso comportamenti di pagamento non rispettosi delle scadenze. ,
 
Più in particolare, l’indagine ha assunto come parametri di analisi delle diverse realtà selezionate il numero minimo e massimo dei giorni di pagamento necessari alle PA per saldare il proprio debito con i fornitori.
 
Fanalino di coda nazionale risulta essere la Campania, con comportamenti di pagamento in ritardo tra i 390 giorni di minimo e i 420 di massimo. Performance negative anche per Emilia Romagna (in media 365 giorni), Toscana e Puglia  (entrambe in media 280 giorni) e Piemonte (oltre 200 giorni), mentre la media a livello nazionale oscilla tra un minimo di 203 e un massimo di 229 giorni per effettuare i pagamenti.
 
Questo valore colloca l’Italia in una posizione molto svantaggiata rispetto ad altri paesi europei, come ad esempio la Germania (in media 36 giorni) o la Gran Bretagna (48 giorni), con ovvie e preoccupanti ripercussioni anche sulla capacità del nostro Paese di mostrarsi competitivo e ospitale per eventuali investimenti stranieri.
 
La certezza e prontezza nei pagamenti risulta inoltre fondamentale anche dal punto di vista della stabilità e della capacità dei fornitori di continuare ad offrire i loro servizi: è evidente che i soggetti maggiormente suscettibili di subire pregiudizi dai ritardati pagamenti sono le Pmi, tradizionalmente restie ad adire le vie legali per far valere i propri diritti, nel timore di poter perdere le commesse da parte della PA, che spesso rappresentano la loro principale voce di fatturazione.
 
Anche per questa ragione Assosistema ha accolto favorevolmente la direttiva UE che stabilisce parametri comuni per la riduzione dei tempi di pagamento ai fornitori da parte della pubblica amministrazione con un limite massimo di 30 giorni (che salgono a 60 nel settore sanitario) e l’applicazione di un interesse di mora dell’8% che deve scattare una volta decorso inutilmente il termine massimo previsto per il pagamento ai fornitori.
 
Alla luce dell’indagine, e commentando la direttiva europea, è netta la posizione a riguardo di Alessandro Trapani, Presidente di Assosistema, che dichiara: “La realtà che emerge dalla nostra indagine dipinge una tendenza strutturale della Pubblica Amministrazione all’adempimento tardivo dei propri obblighi contrattuali. Tempi di pagamento massimi ed inderogabili offrono pertanto un concreto sostegno all’attività delle imprese che potrebbero pianificare con maggiore serenità investimenti, in tecnologie e risorse umane.
 
Il nostro auspicio – continua Trapani -  è più ampio: che lo Stato possa cogliere l'occasione della nuova Direttiva per individuare una soluzione al debito pregresso, magari promuovendo tavoli di dialogo diretto tra Regioni e imprese. Un rimedio che eviterebbe la sanzione dell'8%, a carico della collettività, e che restituirebbe ossigeno alle imprese fornitrici di beni e servizi alla Sanità pubblica. In considerazione di queste criticità, la nostra posizione è per un'entrata in vigore il più possibile prima dei tempi stabiliti, cioè prima dei due anni, per ridare slancio alla vita imprenditoriale del Paese”.
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