Rosati (Cgil): buste paga più pesanti. Da Milano l'appello al governo
Onorio RosatiDi Mariela Golia
"Una fine dell'anno all'insegna del cattivo tempo". Il segretario della Camera del Lavoro di Milano, Onorio Rosati, in un'intervista ad Affaritaliani.it fa un bilancio dell'anno e prevede per il 2012 "ulteriori ricadute sul livello occupazionale". Sui lavoratori della ex Wagon Lits che da giorni sono sulla torre in Stazione Centrale spiega: "L'intervento che stiamo facendo non è solo finalizzato alla difesa dei posti di lavoro. Ma anche a un'idea di riorganizzazione del servizio sbagliato. Si vogliono togliere i vagoni letto che negli altri paesi europei vengono invece potenziati, penalizzando così le fasce più deboli". Dall'abolizione dell'articolo 18 alla vicenda Sea-Serravalle. Ma anche un giudizio sull'operato di Pisapia ("ci aspettiamo un maggiore impulso riformista") Podestà ("maggiore chiarezza sulla vicenda Afol-Milano") e Formigoni ("faccia di più per la crescita e lo sviluppo sul territorio"). L'intervista a 360 gradi.
Come si chiude quest'anno?
"Dal punto di vista economico e del lavoro si chiude male. Molte aziende avendo esaurito gli ammortizzatori sociali e non avendo avuto occasione di ripresa stanno licenziando e chiudendo. Una fine dell'anno all'insegna del cattivo tempo".
Una previsione per il 2012 in Lombardia?
"Molto dipenderà dalla ripresa del Paese. Il rischio è che ci siano ulteriori ricadute sul livello occupazionale".
La Lombardia è sempre stata il motore del Paese.
"Produce il 10% del Pil nazionale ed si è sempre caratterizzata per l'export, aziende che tra l'altro stanno funzionando ancora bene. Devono però ripartire i consumi, visto che i due terzi della produzione industriale vanno comunque sul mercato italiano. Poi c'è l'indotto e il terziario. Se non ripartono i consumi queste aziende non avranno grosse prospettive".
E quali prospettive ci sono per i tre lavoratori della ex Wagon Lits che da giorni sono sulla torre in Stazione Centrale?
"E' sempre più evidente che le persone sono costrette a forme di lotte, individuali ed eclatanti per rendersi visibili. Se ci fosse un'informazione più attenta e sistematica sulla situazione del mondo del lavoro non ci sarebbe la necessità di compiere atti estremi. L'intervento che stiamo facendo nei confronti della società e di Ferrovie Spa non è solo finalizzato alla difesa di quei posti di lavoro. Ma anche a un'idea di riorganizzazione di questo servizio che è sbagliato".
Ovvero?
"Si sta pensando di segmentare il Paese facendo venir meno il servizio dei vagoni letto che negli altri paesi europei viene invece potenziato. Si sta decidendo di chiudere a Milano, Torino, Venezia per concentrare tutto a Bologna o Roma. E' una scelta che colpisce la fasce più deboli. Ovvero quelle persone che usano il treno piuttosto che l'aereo. Ci vuole un intervento concertato da parte dei comuni interessati. Importante in questo senso è stata la lettera inviata dal sindaco di Torino e di Milano al ministro Passera. Serve un intervento attivo del governo e l'apertura di un tavolo. Noi venerdì ci aspettiamo che la Regione si faccia promotrice della messa in campo dei soggetti per fare le pressioni adeguate nei confronti delle due società affinché riconsiderino il loro progetto".
Come si concilia il no della Cgil alla modifica dell'articolo 18 con il tradizionale riformismo nato proprio in Lombardia?
"Il riformismo milanese è sempre stato improntato a riuscire a tenere insieme pragmatismo e valori. Noi diciamo no alla modifica dell'articolo 18 perché non è la soluzione attraverso la quale si deve passare per trovare nuove opportunità di lavoro o nuovi diritti per chi ha un lavoro precario".
E qual è la strada giusta?
"L'idea di dare più diritti a chi non li ha e toglierli a chi li ha ci sembra strampalato. Negli ultimi tre anni hanno perso il lavoro 800mila persone, molte avevano l'articolo 18 e la cassa integrazione. E nonostante questo le aziende stanno chiudendo. O si parte dal presupposto che i posti di lavoro in più e i diritti si conquistano creando sviluppo e crescita nel Paese. Oppure abolire l'articolo 18 non coglie il problema vero del perché oggi le aziende si avvalgono di un surplus di lavoro parasubordinato. Oggi le aziende non assumono a tempo indeterminato perché comporta dei costi eccessivi rispetto a forme di lavoro parasubordinate. Per ridurre il costo bisognerebbe ridurre il peso del fisco nei confronti delle imprese. Il governo Monti lo sta già facendo con l'intervento sull'Irap ma andrebbe fatto anche nei confronti dei lavoratori".
Come giudica l'operazione Sea-Serravalle?
"Provo un'amarezza di fondo. In questi anni ci siamo mossi per evitare che fossero svendute. Che oggi ci si trovi nella necessità di vendere non rispetto a un progetto industriale ma dentro un'idea di fare cassa per coprire i buchi ci amareggia molto. Bisogna comunque garantire un sistema di governance pubblico, così i comuni possono condizionare le scelte delle aziende per creare sviluppo a livello locale. L'operazione è mossa da una serie di necessità. Avevamo posto dei paletti a salvaguardia delle governance e dei lavoratori della Sea. Le prime dichiarazione di Vito Gamberale non sono andate nella direzione da noi auspicata. Ci aspettiamo che il Comune oneri l'impegno assunto con le organizzazioni sindacali a salvaguardia del livello occupazionale. E ci auguriamo che per l'anno prossimo il Comune non sia costretto a mettere in campo altri interventi sul sistema delle aziende controllate. Rischiamo di depauperare un patrimonio che è di vitale importanza".
Come giudica l'operato di Pisapia?
"Ci sono segnali positivi in netta discontinuità con il Centrodestra. Ma l'impulso riformista così come ce lo aspettavamo tutti, è fortemente condizionato dal bilancio. Per fare le riforme ci vogliono i soldi e invece il Comune si è trovato a tamponare le falle che c'erano. Questo onere così eccessivo sta condizionando il profilo di cambiamento e di trasformazione della città che gli elettori si aspettavano. Così come Monti oggi annuncia che nel prossimo Consiglio dei ministri varerà un pacchetto di misure per lo sviluppo e la crescita del Paese, la cosiddetta fase 2. Anche la giunta Pisapia sin dalla discussione del bilancio 2012 che si farà a gennaio dovrebbe definire le priorità dell'Amministrazine per cambiare Milano".
Come giudica invece l'operato del presidente della Provincia, Guido Podestà?
"Intanto dovrebbe al più presto cambiare l'assessore alla Cultura. Capisco i gusti politici di tutti ma il suo revisionismo storico è imbarazzante. Poi ci aspetteremmo maggiore chiarezza sulla vicenda Afol-Milano. Nella più importante agenzia per il lavoro, si sono aperte delle vicende, a cominciare dalla figura del presidente, che andrebbero chiarita. Cgil-Cisl e Uil hanno scritto una lettera chiedendo una convocazione che non è mai avvenuta con il presidente sul funzionamento della commissione Lavoro e Attività Produttive della Provincia. Con le giunte precedenti funzionava, ora non più. Era un primo punto di contatto con le aziende in crisi. Ci aspetteremmo una maggiore azione rispetto alla crisi e un maggior attivismo per le politiche per l'impiego".
E il presidente della Regione, Formigoni?
"Ha gestito bene il tema relativo all'introduzione degli ammortizzatori in deroga, che hanno consentito di reggere l'urto della crisi. Importante l'accordo relativo agli strumenti per l'inserimento lavorativo. Ci aspetteremmo dalla Regione che faccia di più per la crescita e lo sviluppo sul territorio. Non bastano gli ammortizzatori, ci vorrebbe qualcosa di più consistente sui settori strategici. Basta azioni solo di carattere passivo, bisogna mettere in campo un'idea di sviluppo".


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