Moschee, De Corato: "Referendum e nemmeno un euro a carico del Comune"
"Ancora una volta rispunta dai cassetti di qualche solerte collaboratore di questo o quell'Assessore o Vice-Sindaco l'ipotesi che il Comune si faccia carico della regolarizzazione dei luoghi di culto islamici. Ribadiamo a tal proposito che abbiamo chiesto che prima di tutto ci sia un referendum in modo che siano i milanesi a decidere, ma sopratutto che nemmeno un euro sia a carico del Comune di Milano altrimenti siamo pronti a seppelire Pisapia e i suoi solerti Assessori, quando si tratta di islamici e di rom, a una valanga di ricorsi, visto che identico trattamento non viene fatto per nessuna degli altri luoghi di culto esistenti a Milano". Così Riccardo De Corato, parlamentare del PdL e Vice-Presidente del Consiglio Comunale, interviene sul dossier del Comune per regolarizzare una decina di Moschee a Milano.
COMITATO JENNER FARINI: "APERTA STRADA A SOLUZIONE DEFINITIVA" - "L'intervento sulle "mini moschee" (che di fatto già esistono in modo più o meno irregolare sul territorio) e la notizia dell'inserimento del centro islamico di viale Jenner nell'elenco dei "tre centri da spostare" apre finalmente la strada alla richiesta che il nostro Comitato porta avanti da tanti anni: quella della chiusura del vecchio edificio con una soluzione condivisa e definitiva. Il parziale spostamento della preghiera del venerdå, iniziato dalla precedente Giunta e molto apprezzato per aver tolto i fedeli dai marciapiedi, non ha però risolto del tutto il "nodo Jenner", dove si continua ancora oggi a pregare in condizioni non idonee (per chi frequenta il centro e per chi vive e lavora intorno) per tutta la settimana all'interno di un vecchio fabbricato. La "soluzione urbanistica", già ben sperimentata al Palasharp, sembra dunque l'unica via per uscire da uno stallo che dura ormai da venti anni". Coså Luca Tafuni, portavoce del comitato residenti Jenner Farini, sul piano moschee di palazzo Marino.
"Sul piano moschee la Giunta non pensi di bypassare il Consiglio": lo dichiara Matteo Forte del Pdl. "Come spesso accade, ho appreso dal Corriere di quest'oggi che la Giunta di Milano ha pronto un piano moschee per la città. A quanto pare il dossier sarebbe stato concertato in un rapporto privilegiato con il Caim, rappresentato da Davide Piccardo, ex candidato di Sel alle scorse amministrative. Già questa è una nota di demerito: anche in materia di culto la sinistra si muove in una logica clientelare. In attesa, o forse nella speranza, di essere edotto del piano pensato dalla Giunta, noto che la maggioranza ha ridotto il tema della moschea da diritto alla libertà religiosa (mai negata a nessuno) a problema di urbanistica. Rimane - prosegue - il nodo principale da sciogliere: qualora le dieci moschee di cui si parla fossero tutte a norma, chi le gestisce? Chi sceglie l'imam? Che tipo di formazione ha chi guida la preghiera? Da dove provengono i finanziamenti necessari alla sistemazione del luogo di preghiera? Quali altre attività si svolgono oltre al culto?". Conclude Forte: "E' mesi che la Giunta non risponde all'unico vero tema sul tavolo: quali interlocutori si vogliono legittimare. Qui si gioca davvero la libertà di culto; quella di quei musulmani che non si riconoscono e non vogliono riconoscersi nell'islamismo politico".
"Un 'piano moschee' che prevede dieci piccoli centri sul territorio comunale? Ritengo che ci siano altre priorità. E' vero che un sindaco quando viene eletto diventa il sindaco di tutti, ma credo che Pisapia debba iniziare ad essere un po' più il sindaco dei milanesi". Questo il commento del vicepresidente del Pdl in Regione Lombardia, Roberto Alboni sui luoghi di culto islamici a Milano. "Regolarizzare questi centri non significa necessariamente il loro proliferare nel tessuto urbano - aggiunge Alboni - Innanzitutto perchá il loro insediamento potrebbe portare criticità in dieci o più quartieri della città e in secondo luogo perchá ritengo ci siano altri argomenti d'interesse, decisamente più "sentiti" dai cittadini, sia da chi ha votato Pisapia, sia da chi non lo ha votato, che hanno la precedenza sulle moschee". "Non vorrei che questo piano moschee - conclude Alboni - serva all'Amministrazione comunale per spostare l'attenzione da altre criticità come ad esempio la sicurezza nelle strade, gli sgomberi dei campi rom o la tormentata questione della mobilità e di Area C".


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