La Moratti e le mortificazioni del terzo settore
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ESCLUSIVA/ Tutti i giorni su Affaritaliani.it i dialoghi tra Don Colmegna e Maria Grazia Guida, direttrice della Casa della Carità. In questa puntata le mortificazioni del terzo settore.

Maria Grazia Guida
Maria Grazia: Oggi il candidato sindaco Letizia Moratti ha dichiarato che tutto il mondo del volontariato e dell'associazionismo sarà mortificato da Pisapia perché nel suo programma non esiste la sussidiarietà, ma solo l'intenzione di centralizzare tutto.
Don Virginio: La prima riflessione che mi viene da fare è che, in questi anni, il mondo del volontariato e dell'associazionismo si sono sentiti mortificati più di una volta, quando le politiche sociali si sono appiattite su interventi di ordine pubblico e securitario.
Maria Grazia: Un'altra visione mortificatrice del terzo settore è ritenerlo solo un insieme di attività marginali del capitalismo benevolo. Così facendo non se ne comprendono le potenzialità. Il no profit è una realtà ormai matura sul nostro territorio e trae la sua spinta anche da un forte radicamento tra le comunità locali.
Don Virginio: Dentro a questo modo di abitare le comunità crescono continuamente nuove idee positive, non solo di natura assistenziale, ma anche di tipo imprenditoriale. Il no profit non va inteso semplicemente come il sistema che nega il profitto, ma è da inserire nel percorso di crescita complessiva di una comunità.
Maria Grazia: Non solo, il no profit e tutto il mondo del terzo settore e dell'associazionismo hanno un ruolo determinante nel costruire politiche sociali. Non stiamo parlando solo di pratiche e servizi in regime di sussidiarietà, ma tutto ciò riguarda anche il cardine su cui si fonda una società. Sociale non coincide con assistenziale o con tamponare emergenze. Quando parliamo di sociale stiamo affrontando, in una prospettiva strategica, la concezione della comunità che vogliamo costruire, del valore dei legami, dell’inclusione sociale e dell’allargamento della cittadinanza.
Don Virginio: Sì, sociale è mettere al centro i legami ovvero guardare i volti delle persone e praticare una cultura di prossimità, che ha la sua traduzione nei valori della domiciliarità, delle relazioni famigliari, della presenza dei servizi sul territorio. Un autentico stato sociale deve produrre cittadinanza con strumenti di tutela universale.



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