La Moratti balla da sola
Martedì, 17 maggio 2011 - 16:51:00
Di Giuseppe Morello
Berlusconi di qua, Bossi di là: Letizia Moratti si è fatta portare a spasso su terreni che non le sono congeniali, si è fatta palleggiare dai due leader nazionali lasciandoli spadroneggiare in casa sua, e invece era la sua campagna elettorale.
Il sindaco uscente di Milano ha perso impietosamente il primo turno anche per questo. Ha accettato di giocare il gioco della Lega, che già favoleggiava di poltrone e vicesindaco, e soprattutto di Berlusconi, che ha condizionato la campagna elettorale, facendo diventare le comunali milanesi un test nazionale, un referendum su se stesso.
Letizia Moratti ha perso (anche, ma non solo) perché ha recitato un copione che non era il suo, in balia di Berlusconi e delle alzate di ingegno del primo Lassini che passava di lì, di Bossi e delle ambizioni dei suoi, dell’estremismo verbale della Santanchè e di Sallusti, lasciando che giustizia e magistrati, opportuni come cavoli a merenda, diventassero il tema centrale della campagna elettorale.
Si è lasciata tentare dalla radicalizzazione dello scontro, finendo per fare il ventriloquo di temi altrui, e così si è snaturata offrendo di sé non il volto moderato e affidabile, ma quello isterico e nervoso di chi allo scadere del tempo lancia un’accusa ingiusta e scorretta all’avversario, di chi ricorre al colpo basso a dispetto di ogni presunta signorilità, e di chi si mette - del tutto fuori luogo e in modo piuttosto buffo - a parlare di partito dell’amore e di amore che vince sempre.
Ha recitato a soggetto, indossando una maschera che non era la sua. Se ora vuole avere qualche speranza di vittoria al secondo turno (ed è durissima), deve tornare a ballare da sola, e semmai a sbagliare in proprio, e non per conto terzi. Almeno non avrà rimpianti.
giuseppe.morello@affaritaliani.it
Berlusconi di qua, Bossi di là: Letizia Moratti si è fatta portare a spasso su terreni che non le sono congeniali, si è fatta palleggiare dai due leader nazionali lasciandoli spadroneggiare in casa sua, e invece era la sua campagna elettorale.
Il sindaco uscente di Milano ha perso impietosamente il primo turno anche per questo. Ha accettato di giocare il gioco della Lega, che già favoleggiava di poltrone e vicesindaco, e soprattutto di Berlusconi, che ha condizionato la campagna elettorale, facendo diventare le comunali milanesi un test nazionale, un referendum su se stesso.
Letizia Moratti ha perso (anche, ma non solo) perché ha recitato un copione che non era il suo, in balia di Berlusconi e delle alzate di ingegno del primo Lassini che passava di lì, di Bossi e delle ambizioni dei suoi, dell’estremismo verbale della Santanchè e di Sallusti, lasciando che giustizia e magistrati, opportuni come cavoli a merenda, diventassero il tema centrale della campagna elettorale.
Si è lasciata tentare dalla radicalizzazione dello scontro, finendo per fare il ventriloquo di temi altrui, e così si è snaturata offrendo di sé non il volto moderato e affidabile, ma quello isterico e nervoso di chi allo scadere del tempo lancia un’accusa ingiusta e scorretta all’avversario, di chi ricorre al colpo basso a dispetto di ogni presunta signorilità, e di chi si mette - del tutto fuori luogo e in modo piuttosto buffo - a parlare di partito dell’amore e di amore che vince sempre.
Ha recitato a soggetto, indossando una maschera che non era la sua. Se ora vuole avere qualche speranza di vittoria al secondo turno (ed è durissima), deve tornare a ballare da sola, e semmai a sbagliare in proprio, e non per conto terzi. Almeno non avrà rimpianti.
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