Mobility conference, Legambiente: "Ritardo lombardo su trasporto collettivo"
"Investimenti sbagliati: fermiamoci prima che sia troppo tardi". E' questo il secco giudizio di Legambiente sui grandi progetti autostradali disegnati nell'ultimo quindicennio sulle carte geografiche della Lombardia. Legambiente oggi ha promosso, insieme a oltre 40 sigle di comitati ed associazioni territoriali, un presidio davanti alla sede di Assolombarda, dove è in corso la Mobility Conference. Gli ambientalisti "condividono le preoccupazioni del mondo industriale sul ritardo, destinato ad aggravarsi, nella realizzazione delle infrastrutture lombarde per la mobilità, ma criticano apertamente le priorità su cui incanalare le risorse disponibili per i grandi investimenti. Perchá il ritardo lombardo c'è, ed è gravissimo, ma soprattutto sul versante del trasporto collettivo di massa e sulla logistica ferroviaria per le merci mentre, per quanto riguarda la viabilità, gli interventi davvero necessari sono diversi da quelli programmati, che non risolvono e anzi, in alcuni casi aggravano, i colli di bottiglia in cui i troppi autoveicoli dei lombardi si bloccano in coda ogni giorno nell'ora di punta". "La Lombardia è una delle regioni europee a più alto tasso di motorizzazione individuale, e la più sguarnita sul versante della mobilità ferroviaria delle merci - dichiara Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - continuare a investire su progetti di grande viabilità che assecondano una mobilità coså poco virtuosa e inefficiente significa fare pura speculazione finanziaria ai danni dell'ambiente, del territorio, ma anche delle imprese lombarde, mentre la metropoli milanese ha bisogno di essere competitiva per la mobilità su ferro". La preoccupazione è rivolta alla dozzina di progetti di grande viabilità previsti in Lombardia, dalla Broni-Mortara alla Cremona-Mantova al TIBRE, ma con una particolare preoccupazione per il primo grande blocco di autostrade già in cantiere o in fase avanzata di progettazione: BreBeMi, TEEM e Pedemontana. Un gruppo di opere che vale oggi 10 miliardi di euro, destinati però ad aumentare per il peso crescente degli oneri finanziari. Risorse che, nell'analisi ambientalista, sono sottratte ai veri bisogni dell'economia in crisi. "Sono risorse che, anche troppo ingenuamente, la Regione Lombardia si aspetta dalle banche, che in realtà non hanno ancora sottoscritto finora nessun contratto di finanziamento, e un motivo ci sarà - afferma Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia e presidente di ONLIT, Osservatorio nazionale per la Liberalizzazione nei Trasporti - Ma si tratta di soldi che, se investiti in autostrade, non saranno disponibili per l'economia: e le piccole e medie imprese lombarde oggi hanno un bisogno vitale di accesso al credito". Nella critica di Legambiente "le tre autostrade non risolvono i problemi prioritari del sistema viabilistico lombardo, che sono in gran parte concentrati nel nord dell'anello tangenziale milanese. La Pedemontana infatti, che avrebbe dovuto essere un sistema di collegamenti prioritari nella megalopoli brianzola, si è trasformata in una grande arteria di attraversamento, che origina a Treviglio per terminare a Malpensa, iniettando ulteriore traffico proprio dove invece si sarebbe dovuta ripristinare una gerarchia nelle viabilità congestionate.
La BreBeMi è un duplicato a 6 corsie della Milano-Brescia, inutile perchè quella autostrada ha trovato un equilibrio con la realizzazione della 4° corsia, per questo non sono verosimili le previsioni di traffico poste a base del project financing. Per di più, con l'arco Tem e la riqualifica di Cassanese e Rivoltana, la Brebemi scaricherà nuovo traffico sulla Tangenziale Est e sulla città di Milano, almeno fino a che non si troveranno tutti i soldi necessari a realizzare l'intera Tem: allora, non sarà più solo la vecchia tangenziale a ricevere nuovo traffico, ma anche il congestionato nodo di Agrate, in cui Tem confluirà". Queste autostrade dunque, secondo Legambiente, "non rispondono alle grandi sfide di futuro per la competitività lombarda, ma sono opere che servono principalmente a se stesse, a far lavorare le imprese che realizzano le autostrade. Le vere priorità sono altre, ma purtroppo nessuno le ha valutate: la Lombardia infatti è in attesa di un cambiamento epocale, che comincerà a partire dal 2016, anno in cui aprirà al traffico ferroviario il corridoio transalpino svizzero, una formidabile scorciatoia tra Lombardia e resto d'Europa resa possibile dall'apertura del tunnel ferroviario dell'Alptransit, il più lungo del mondo. Quel giorno, Milano sarà molto più vicina a Zurigo, al suo aeroporto intercontinentale, e alle altre grandi metropoli europee, che saranno raggiungibili in poche ore di treno. Ma di questo radicale cambiamento di prospettiva non c'è traccia nei grandi progetti infrastrutturali della Lombardia, che non fanno altro che mangiare pezzi di territorio agricolo per coprirli di asfalto e cemento". "Tra breve - conclude Legambiente - la Svizzera ci entrerà in casa, con un'infrastruttura ferroviaria che non ha eguali in Europa e che trasporterà milioni di passeggeri e di tonnellate di merci tra Europa Centrale e Pianura Padana. E se noi, invece che essere spettatori inerti, decidessimo di copiare dal virtuoso esempio svizzero, per dotarci di politiche ferroviarie potenti e flessibili per la grande metropoli padana? Questa è la grande opera di modernizzazione davvero necessaria per offrire una vera prospettiva di competitività e sostenibilità per le imprese e i cittadini lombardi".


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