Milano/ Letizia Moratti tira un sospiro di sollievo: archiviata la sua posizione nell'indagine sulle "consulenze d'oro"
Chiesta l'archiviazione dell'inchiesta a carico del sindaco, Letizia Moratti, in relazione alle cosiddette "consulenze d'oro".
L'archiviazione è stata chiesta dal pubblico ministero Alfredo Robledo, che ipotizzava per il sindaco il reato di abuso d'ufficio continuato perché riteneva non avesse rispettato determinati criteri per assumere i dirigenti a Palazzo Marino.
"Senza entrare nel merito delle scelte amministrative, e, pur rilevando che le concrete modalità di approccio dei dirigenti sopra descritte ed adottate ai fini della prospettata ristrutturazione della macchina comunale appaiono di per sá lesive della dignità delle persone e delle funzioni esercitate, deve tuttavia rilevarsi come tale condotte, per le ragioni esposte, non appaiono penalmente rilevanti". Lo scrive il pubblico ministero Alfredo Robledo nella richiesta di archiviazione della posizione del sindaco e degli altri indagati, indagati a vario titolo per abuso d'ufficio, concussione e truffa aggravata.
SALVI TUTTI - Per quanto concerne il reato di concussione contestato a Gianpietro Borghini, direttore generale a Palazzo Marino; Rita Amabile, vice direttore generale; Federico Bordogna, all'epoca direttore centrale responsabile del settore risorse umane, il magistrato spiega che sulla base del quadro normativo richiamato nel documento, "appare chiaro che la conferma dell'incarico non costituisce un diritto del dirigente, ma consegue a una valutazione che la legge pone in capo al sindaco, che deve poter scegliere, con una connotazione di tipo fiduciario, se confermare l'incarico in essere ovvero addirittura cancellare la funzione ovvero ancora ipotizzare nuove e diverse strutture rispetto a quelle già esistenti".
Per cui, aggiunge Robledo, "senza entrare nel merito delle scelte amministrative, e, pur rilevando che le concrete modalità di approccio dei dirigenti sopra descritte ed adottate ai fini della prospettata ristrutturazione della macchina comunale appaiono di per sè lesive della dignità delle persone e delle funzioni esercitate, deve tuttavia rilevarsi come tale condotte, per le ragioni esposte, non appaiono penalmente rilevanti". Rileva in ogni caso che "l'amministrazione avrebbe potuto limitarsi a comunicare la volontà di non confermare l'incarico a ciascuno dei dirigenti di cui sopra, mentre, pur avendo affrontato la questione con le modalità descritte e del tutto improprie, ha così consentito loro di poter usufruire di un emolumento pensionistico più favorevole, essendo agganciato all'ultimo stipendio percepito".



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