Milano/ Austoni come Tortora. "Ho pagato un conto fuori misura: mi è venuto il cancro"
![]() Edoardo Austoni |
"Io in questi due anni ho vissuto una sequenza di eventi che ha dell'incredibile: Ho subito l'attentato; supero questa cosa, l'arresto; i media che hanno scorrazzato su questa nostra vicenda e poi alla fine di tutto questo a Natale, liberato, il risultato di questo stress si traduce in un cancro", ha detto riferendosi alla gambizzazione subita il 20 novembre 2006, quando uno sconosciuto gli ha sparato all'altezza delle gambe, mentre in Porsche usciva dalla clinica Dezza. Quindi ha proseguito: "Poi la decisione di combattere ancora con un intervento estremo. Sono riuscito a convincere il chirurgo a farmelo. Io spero di poter dire, alla luce del processo che spero riporterà le cose nella giusta dimensione anche se al momento non è così, che questi due anni terribili rappresentano un conto straordinario, fuori misura, che ho già pagato ampiamente alla vita. Una vita che sì mi ha dato tanto, ma che in due anni si è ripresa tutto".
LA TERZA VIA - La chiama "la terza via", una soluzione per i pazienti che non potevano permettersi di essere operati privatamente e che scegliendo il regime pubblico, volevano però poter scegliere il proprio chirurgo". Così Edoardo Austoni, l'ex primario di Urologia e Andrologia dell'ospedale San Giuseppe accusato di concussione, tentata concussione e abuso d' ufficio ai danni di decine di pazienti, ha spiegato ai giudici della quarta sezione penale il sistema che gli viene contestato. "A me sembrava di aver risolto un problema, in attesa che lo si attuasse ufficialmente come io avevo già chiesto al direttore generale del San Giuseppe. Ne avevo parlato anche con altri medici in sala riunioni, a cui dissi che introducendo la facoltà di scelta del chirurgo, avremmo avuto molti più pazienti".
Austoni spiega che le presunte vittime delle concussioni o tentate concussioni che gli sono contestate, "erano pazienti che arrivavano privatamente da me con la prospettiva di un rapporto privato, per vedere che fare". Dopo gli accertamenti del caso e la diagnosi, ha proseguito, "davo l'indicazione chirurgica e facevo il preventivo del costo. In due o tre giorni organizzavamo la cosa come sempre si fa privatamente.
Alcuni pazienti erano soddisfatti così, altri mi dicevano che i costi erano eccessivi e mi chiedevo se potevo ricoverarli in regime di Sistema sanitario nazionale e se potevo operarli io. Io gli dicevo che andava bene e loro si ritrovavano in lista". Austoni ha poi voluto sottolineare: "Teniamo presente che questi signori erano venuti da me privatamente, non erano andati al San Giuseppe dove sapevano di godere di un équipe di eccellenza. Quanto alla garanzia della mia opera, a qualcuno dicevo che non potevo garantirlo. A molti andava bene, ma qualcuno riprendeva il discorso del privato".



Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.


















