Milano/ Tutti assunti alla Innse, ma in 60mila rischiano il posto di lavoro

Giovedì, 24 settembre 2009 - 16:34:00


Fabbrica

Si è concluso con un accordo tra rappresentanti dei lavoratori, sindacato e Gruppo Camozzi, l'incontro per definire gli estremi dell'assunzione degli operai della Innse. Tutti i lavoratori usciranno dalle liste di mobilità e diventeranno dipendenti del Gruppo Camozzi. Lo annuncia una nota della Fiom "Dopo la soluzione positiva dell'acquisizione dei macchinari, degli impianti, delle attrezzature è stato chiuso il secondo capitolo del percorso che porterà al riavvio dell'attività della storica fabbrica. Per portare a compimento gli impegni presi con il protocollo d'intesa siglato l'11 agosto scorso davanti al Prefetto di Milano, manca un ultimo tassello: il trasferimenti definitivo del sito industriale e dell'area dal Gruppo Aedes al Gruppo Industriale Camozzi. Ci aspettiamo che anche questo passo venga fatto", conclude la Fiom.

Intanto la crisi non molla la presa: sono circa 60mila i lavoratori che, a Milano, rischiano di perdere il lavoro entro la fine dell'anno. Il dato emerge dalla nuova analisi sulla crisi in Lombardia elaborata dal Dipartimento Politiche Contrattuali della Cgil Lombardia, presentata stamani dal segretario generale regionale, Nino Baseotto. Le ore di cassa integrazione autorizzate a Milano da gennaio ad agosto segnano un tasso di crescita, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 366% (la media regionale registra +465%), per un totale di 27milioni di ore. Rispetto allo scorso anno - evidenziano i dati Cgil - è cresciuto il ricorso agli ammortizzatori sociali da parte degli impiegati: +386%, rispetto a un aumento del 358% tra gli operai. L'ambito più colpito è quello industriale con in testa i settori meccanico e tessile, seguiti da chimica e artigianato. Tra le aziende più colpite dalla crisi in città e nell'hinterland, la Paganelli di Cinisello Balsamo (150 lavoratori in cassa integrazione da un anno e assenza totale di commesse), la Metalli Preziosi, la Lares e la Amisco di Paderno Dugnano (in totale quasi 400 lavoratori coinvolti) e, ancora, Ercole Marelli Power, Bayer, Roche, Bracco, Nms, Marcevs, XFarma, Eutelia, Nokia Siemens, Nortel Italia, Electa e Italiana Alimentari. Il ricorso alla cassa integrazione in Lombardia continua a salire. Secondo i dati diffusi oggi dalla Cgil, rispetto al 2008 i cassintegrati sono aumentati di oltre 5 volte: da gennaio ad agosto 2009 c'e' stato infatti un aumento del 465%. In totale tra i 200 e i 250mila posti di lavoro a rischio. Soffre soprattutto il settore metallurgico, con un incremento del 2083%, pari a oltre 21 volte. Ma la situazione non e' positiva neanche per gli alttri settori come il legno (+800%), la meccanica (+951), la lavorazione dei metalli (+523%), la chimica (+532%).

A livello territoriale la provincia che soffre di piu' e' Lecco, con un aumento del 1460%. La Cgil riconosce che rispetto al mese di luglio, ad agosto c'era stato un calo del 42% nel ricorso alla cassa ordinaria e straordinaria. "Ma la tendenza della crisi non si vede confrontando i dati mese per mese", ricorda il sindacato. Il confronto andrebbe fatto col mese di agosto 2008. Il dato che si ottiene cos¼ e' +971%.

"Qualcuno ci accusera' di essere anti italiani, ma provate a chiedere alle persone che ci sono dietro i numeri che abbiamo dato se sono anti italiani", ha detto il segretario regionale Baseotto. Come uscire dalla situaziane attuale? Per la Cgil "Occorre garantire le sufficienti coperture economiche per un allargamento delle tutele e una difesa pi consistente del reddito di tutti i lavoratori", afferma il segretario. Altrimenti il rischio è che le aziende "scarichino tutto il peso della crisi sui lavoratori attraverso i licenziamenti". Nel 2009, ad oggi, sono stati licenziati 38276 lavoratori. Rispetto all'anno precedente c'è un aumento del 67%. Per il sindacato ora sono necessari tavoli negoziali con la Regione e con le altre sigle.  "Con loro dobbiamo rinnovare un percorso unitario di iniziativa e mobilitazioni", conclude Baseotto.

"I dati ci dicono che la crisi è entrata in una fase più acuta e diversa dal passato. Nelle prossime settimane vedremo molti lavoratori esaurire i bonus sociali e la cassa integrazione. Dopo rimane il baratro della mancanza di lavoro e della disoccupazione. A questo, bisogna aggiungere il dato delle aziende che hanno annunciato la chiusura. Per questo diciamo che non bastano più misure che riguardino solo il supporto agli ammortizzatori sociali, che pure sono importanti, noi ribadiamo qui la richiesta che si arrivi in fretta a una riforma degli ammortizzatori sociali, ma bisogna andare oltre questo sistema". Coså, stamani il segretario generale della Cgil Lombardia, Nino Baseotto, ha commentato i dati sulla crisi in Lombardia elaborati dal Dipartimento Politiche Contrattuali del sindacato. "Oggi - ha aggiunto Baseotto - ci troviamo con una legge finanziaria inutile dal punto di vista delle risposte alla crisi: servirebbero politiche si sostegno allo sviluppo e investimenti diffusi per rimettere in moto l'economia . Noi poniamo ancora una volta il problema del patto si stabilitÖ: in una situazione di crisi come questa bisogna allentare il patto di stabilitÖ per consentire ai Comuni di rimettere in moto infrastrutture e opere pubbliche. Se ripartisse questo sistema sarebbe un paracadute intelligente, un volano per dare una risposta, anche temporanea alla crisi".

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