Milano, tregua armata tra Mantovani e Podestà
La frattura si sta ricomponendo anche se le distanze rimangono. Tra il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà e il coordinatore lombardo del Pdl Mario Mantovani è dunque iniziata la fase del disgelo dopo i velenosi scambi di accuse seguiti alla sconfitta elettorale di maggio. Entrambi, in orari diversi, hanno incontrato il premier Silvio Berlusconi e sembra che il Cavaliere sia riuscito a fare da paciere. Proprio il doppio appuntamento ad Arcore avvalora la tesi che tra i due non corra buon sangue, ma da quanto ha appreso Affaritaliani.it da fonti del Pdl lombardo, l'incontro tra Mantovani e il premier era già prefissato da dieci 10 giorni e si inserisce nel ciclo naturale dei vertici che il coordinatore regionale fa col presidente del Consiglio da marzo, mese in cui Mantovani ha sostituito Podestà alla guida del Pdl regionale. 
Sul tavolo rimane comunque la questione del rimpasto della giunta provinciale. Da quanto è in grado di rivelare Affaritaliani.it, a rischiare la poltrona sarebbero l'assessore alla Moda Silvia Garnero, nipote di Daniela Santanché, l'assessore al Bilancio Luca Squeri il più mantovaniano di tutti, e l'ex di An Giovanni De Nicola a cui è stata affidata la gestione dei Trasporti. Tra i nomi in pole per sostituire Squeri c'è sempre quello di Giulio Gallera che potrebbe essere così ricompensato qualora il formigoniano Carlo Masseroli venisse eletto capogruppo del Pdl a Palazzo Marino
In questo caso l'auspicio è che il rimpasto si faccia con la partecipazione attiva degli organi di partito a cominciare dal coordinamento provinciale e di quello regionale. Nessun cambio è poi previsto alla guida del Pdl lombardo. Mantovani è ben saldo in sella visto che proprio lui si è dimesso per iscritto dopo la sconfitta di Milano e per iscritto Berlusconi gli ha immediatamente rinnovato la fiducia. Inoltre, l'incontro di oggi sulle scelte da prendere per la provincia di Monza e Brianza ribadisce l'autorevolezza e la legittimità di Mantovani alla guida del partito regionale. Per ora la parola d'ordine è quella di lasciarsi alle spalle i veleni e le ripicche della campagna elettorale. Ma nel Pdl il fuoco cova sotto la cenere



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