Milano/ Gli studenti in prima linea contro la mafia
| Affaritaliani.it ha intervistato Dario Nepoti, 21 anni, al secondo anno di scienze politiche. E' lui l'artefice (insieme a Matteo Brambilla, 27 anni, ultimo anno di Relazioni Internazionali) del corso didattico sulla mafia. Perché questa iniziativa sulla mafia? Ci sono grandi nomi. E' stato difficile portare a parlare queste personalità? |
Un seminario sulla mafia organizzato dagli studenti della Facoltà di Scienze politiche di Milano. Un ciclo di 10 incontri dal titolo Mafia stato, società nella storia della repubblica italiana che proseguirà fino al 18 maggio. Il corso, promosso da Dario Nepoti e Matteo Brambilla del Susp (Associazione no-profit Student's Union Scienze Politiche) sarà dedicato alla storia della Repubblica Italiana e alla "cultura complice" che ha favorito la progressiva penetrazione da parte delle mafie nel tessuto politico, sociale ed economico italiano. Verranno illustrate due study cases, uno che riguarda il passato e l'altro che si affaccia al futuro: il biennio '92/'94 con il "caso Borsellino" e le prospettive incerte legate all'Expo 2015. Il seminario terminerà con una lezione conclusiva di riflessione, sintesi e valutazione finale della didattica. I relatori dei dieci incontri in programma in Via Conservatorio 7, sono Paolo Pezzino, Francesco Forgione, Roberto Scarpinato, Rocco Sciarrone, Giancarlo Caselli, Nando Dalla Chiesa, Gherardo Colombo, Alberto Nobili, Salvatore Borsellino.
Dario Nepoti e Matteo Brambilla spiegano nell'articolo pubblicato sul sito corsosusp.it illustrano le finalità che si prefigge il seminario: "Una società in continuo mutamento, praticamente priva di punti di riferimento, difficile a interpretare, politicamente frammentata e culturalmente eterogenea. Una società "glocale", dove il ruolo dello stato sta subendo un processo di ridimensionamento a fronte di altre organizzazioni del potere. La società italiana è un caso estremo, non paragonabile agli altri paesi europei, poiché ad una già difficile complessità legata all'evoluzione dello stato di diritto, si sovrappone e si intreccia il sistema illegale generato dalle mafie, fatto di criminalità - la sola 'ndrangheta "fattura" circa 34 miliardi con il traffico di droga - ma anche di continui e costanti rapporti con i poteri sia statali che imprenditoriali. Operare nel tessuto sociale oggi, specialmente ad alti livelli, significa andare incontro a qualcosa di oscuro, complesso, rischioso per la libertà personale. Con i poteri illegali ci scontriamo quotidianamente e spesso inconsapevolmente: specie nel Nord Italia, striscianti, questi poteri ci stanno circondando, agendo nel settore immobiliare, aprendo esercizi commerciali e imprese, operando nella finanza, nella politica e nel settore dei servizi; fino a trasformarsi in "valide" alternative, per esempio, ai normali istituti di erogazione del credito. Questo primo esperimento di seminario/laborarorio, attraverso un percorso storico, economico e sociologico, si pone l'obiettivo di facilitare una prima comprensione del tessuto sociale che ci circonda. In particolare pensiamo che nella facoltà di Scienze Politiche un laboratorio che tratti queste dinamiche possa facilitare coloro che intendono prepararsi ad operare nella società.
"Innanzitutto il seminario si pone l'obiettivo di rispondere alla domanda, perchè il sistema mafioso si sia innestato così bene nella società e nell'amministrazione pubblica italiana. Successivamente - prosegue l'articolo - si cercherà di fornire gli strumenti per comprendere come sia potuto accadere che, dalla nascita della Repubblica a oggi, la mafia abbia potuto trasformarsi da fenomeno importante ma anche abbastanza regionalizzato in un problema nazionale con complicità profonde anche nel cuore dello Stato. Il tutto verrà analizzato sullo sfondo della storia d'Italia, cercando di selezionare i momenti più importanti di questa penetrazione illegale e indagando le ragioni sia del radicamento sociale della mafia che della mancanza in tutta la società italiana di anticorpi efficaci nel respingere le minacce alla diffusione di una cultura della legalità e del rispetto della "cosa pubblica". L'idea del seminario scaturisce anche da un dubbio più profondo: la futura classe politica a cosa va incontro o, più realisticamente, a quale futura classe politica andiamo incontro?" 
Nando Dalla Chiesa
"La scintilla che ha acceso il nostro spirito d'iniziativa e il desiderio di sviluppare questi temi - spiegano Dario Nepoti e Matteo Brambilla - è però prevalentemente, e sfortunatamente, l'inadeguatezza dell'offerta universitaria nell'approfondimento di ambiti come questo. Campi dell'analisi della società che forse non rientrano specificamente in nessuna disciplina ma che fanno anche fatica ad entrare nei libri di storia. Consideriamo inaccettabile che uno studente universitario (senza coinvolgere anche i liceali…) sappia tutto della storia del Risorgimento o del Ventennio fascista ma ignori gli eventi storici legati agli affari delle principali organizzazioni criminali italiane, che continuano a coinvolgere anche le istituzioni statali. Forse è proprio questo il motivo dell'assenza di questa consistente fetta d'Italia dalla storiografia, dall'offerta didattica universitaria e dal dibattito pubblico italiano. Noi - concludono i due studenti - vogliamo muovere queste torbide acque!"



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