Miracolo a Milano
Di Giuseppe Morello
La politica è scontro, polemica ed è dopo tutto normale che alimentandosi di spirito conflittuale preveda anche il colpo basso, l'argomento specioso, o l'affermazione retoricamente efficace, anche se fragile dal punto di vista logico o fattuale. Ma, come sempre, est modus in rebus, c'è modo e modo. In Italia invece accade sistematicamente che le esigenze polemiche l'abbiano sempre vinta su un minimo di verità. Accade in entrambi gli schieramenti, perchè è ormai tutto il dibattito italiano ad essere così, ed é anche il motivo per cui i cittadini guardano i dibattiti in tv più come scontro gladiatorio che come confronto di idee. La discussione sul processo breve è paradigmatica di questo andazzo e cosí accade che diversi esponenti del Pd in pubblico urlino allo scandalo, ma in privato ammettano che forse quella legge dovevano proporla proprio loro, come abbiamo rivelato in esclusiva su Affaritaliani.it l'altro giorno.
Nel calderone della polemica è finita pure la storia del processo sui derivati del Comune di Milano, che secondo alcuni andrebbe all'aria con la nuova legge. Per fortuna - e gliene siamo grati - il vicepresidente del consiglio comunale, il Democratico Davide Corritore, ha spiegato che la nuova legge non mette in pericolo il processo sui derivati. Finalmente una affermazione intellettualmente onesta, ispirata più alla verità che al calcolo politico, ed è musica alle nostre orecchie. Se più politici facessero come Corritore, avremmo una discussione meno assurda di quella attuale in cui ciascuno dice una cosa pensandone un'altra e soprattutto sapendo che la verità è un'altra. Ma la dissimulazione è un antico vizio italiano e sarà difficile che ce ne libereremo.



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