Milano/ Consulenze d'oro: la Moratti condannata dalla Corte dei Conti
LO SPECIALE DI AFFARI Consulenze d'oro/ Nuova indagine su Letizia Moratti Incarichi d'oro/ La Moratti: "Completa fiducia nella magistratura"
Il sindaco Letizia Moratti è stato condannato dalla Corte dei Conti nell'ambito del procedimento sulle cosiddette consulenze d'oro. La sentenza emessa dalla Corte dei conti a carico del sindaco Letizia Moratti, della giunta e di alcuni dirigenti di Palazzo Marino ha riconosciuto l'attenuante del vantaggio per la comunità amministrata, ovvero il fatto che i consulenti assunti in modo ritenuto illegittimo hanno comunque svolto il lavoro che gli era stato affidato. Per questo motivo il danno calcolato è molto inferiore alla richiesta complessiva pari a 7 milioni e 141mila euro fatta dal pubblico ministero Claudio Chiarenza. Moratti è stata condannata a risarcire il danno diretto per il conferimento di incarichi esterni a persone non laureate e dunque ritenuti illegittimi con 57mila euro. Per la stessa voce di danno sono stati condannati l'ex direttore generale di Palazzo Marino Gianpietro Borghini (19mila euro) e l'allora direttore centrale responsabile del settore risorse umane Federico Bordogna (14.250).
![]() Letizia Moratti |
Con loro, per poche centinaia di euro, anche diversi assessori. In merito alla seconda voce di danno, relativa alla nomina di Carmela Madaffari a dirigente responsabile della Direzione centrale Famiglia e politiche sociali nonostante la pendenza della sospensione da direttore generale dell'Asl di Locri, il sindaco ß stato condannato al risarcimento di 21.712 euro, mentre Borghini e Bordogna a 7.237. Infine, per quanto riguarda la voce relativa al cosiddetto doppio incarico assunto da Borghini e Alberto Bonetti Baroggi quando sono stati nominati rispettivamente direttore generale di Palazzo Marino e capo di gabinetto, mentre erano giÖ consiglieri regionali, la condanna per loro ß rispettivamente di 70.227 euro e di 9.365 euro perchá hanno aggirato il divieto del cumulo degli stipendi. La Corte non ha riconosciuto il danno di immagine per un vizio procedurale (sarebbe stato contestato tardivamente). Disposto inoltre un supplemento di indagine per la questione dell'ufficio stampa, dove secondo la procura sarebbero state date qualifiche che nel pubblico impiego non esistono.



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