Milano/ Compravano ragazze minorenni in Romania e le costringevano a prostituirsi: 4 arresti

Mercoledì, 1 aprile 2009 - 15:15:00




Arrestati per concorso in agevolazione, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione con l'aggravante della violenza quattro rom rumeni che costringevano alcune connazionali comprate per poche migliaia di euro o barattate con automobili a vendersi in strada. L'inchiesta, condotta dalla sezione Criminalità organizzata della Squadra mobile, è partita lo scorso settembre dalla ricerca del latitante Mitita Nica, 46 anni, che il 21 agosto del 97 in concorso con altre persone ha violentato brutalmente un'ucraina. La vittima per fuggire si era buttata dal balcone dell'appartamento di via Tarvisio in cui era stata rinchiusa. Dopo la condanna passata in giudicato a 7 anni, 5 mesi e 11 giorni di carcere per violenza sessuale aggravata, per l'uomo era stato spiccato il mandato di arresto.

Cercandolo, però, gli investigatori hanno scoperto che il rumeno, con altri complici gravitanti al campo nomadi di via Triboniano, sfruttava la prostituzione di alcune donne, tra cui una 17enne che è già scappata dalla comunità protetta in cui era stata portata dopo l'identificazione. In manette sono finiti oltre al latitante, arrestato già lo scorso dicembre a 200 chilometri da Bucarest, i suoi due figli e la madre della 17enne che l'aveva venduta per 4mila euro ai suoi aguzzini. Si tratta di Mihai Vasilescu, 25 anni; Diamant Stoica, 25, entrambi con precedenti per reati contro il patrimonio, e Costantina Cocarica, 39 anni, incensurata.

Queste ultime misure cautelari, emesse dal gip Giovanna Verga su richiesta del pm Paolo Storari, sono state eseguite nella notte tra il 30 e il 31 marzo. Vasilescu è stato catturato in provincia di Vigevano, il fratello in Romania con la collaborazione della polizia rumena, e la donna nei pressi di Brescia. Sei le donne identificate costrette a prostituirsi a Milano, ad Arluno e in altre zone che cambiavano a seconda dei controlli. I tre uomini avevano un lavoro di copertura nel loro paese di origine, occupandosi di taxi. In Italia, invece, ritiravano i passaporti alle loro vittime e le "convincevano" a vendersi con percosse, incamerando un guadagno complessivo stimato in 20mila euro al mese.

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