Milano/ Comincia il processo per il delitto Abba. Esclusivo Affaritaliani.it: le immagini choc dell'omicidio
Oggi comincia il processo per il delitto Abba. Davanti al gup Nicola Clivio Fausto Cristofoli, 51 anni, e suo figlio Daniele, 31enne. Dal 14 settembre sono in carcere perché avrebbero - secondo l'accusa - ucciso a sprangate Abdul Guibre, detto Abba. L'accusa è di omicidio volontario per futili motivi. I due pensavano infatti che Abdul avesse rubato l'incasso che era stato lasciato sul bancone. E lui, invece, si era limitato e prendere due confezioni di Ringo e un Kinder. Insomma, una cosa da niente che è finita in tragedia. Le immagini choc dell'omicidio, pubblicate in esclusiva da Affaritaliani.it, giocheranno un ruolo fondamentale nell'ambito del processo con rito abbreviato.
I Cristofoli, prima dell'inizio del processo, hanno venduto tutto per poter risarcire la famiglia della vittima: licenza di commercio, casa, effetti personali. Tutto per racimolare 100mila euro, che offriranno alla famiglia Guibre. Che, però, per ora non vuol sentire parlare di risarcimento: "Abbiamo un dolore che non immaginate - spiegano - Devono pagare per quello che hanno fatto perché, come dice la religione musulmana, una vita va ricompensata con un'altra".
IL PROCESSO/ GLI IMPUTATI SI SCUSANO
Fausto e Daniele Cristofoli, imputati per l'omicidio di Abdoul Guibre, il 19enne originario del Burkina Faso ucciso a sprangate il 14 settembre dell'anno scorso a Milano perché sospettato del furto di un pacco di biscotti, hanno chiesto scusa, attraverso i loro legali ai familiari della vittima, nell'udienza preliminare che si è aperta stamane davanti al Gup, Nicola Clivio. "Mi rendo conto che è riduttivo utilizzare la parola 'scuse' - ha spiegato l'avvocato Elisabetta Radici - per la morte di un ragazzo di 19 anni. Quella di oggi c'è sembrata però l'occasione giusta, davanti ai familiari e agli amici di Abdoul che erano presenti in aula, per esprimere la nostra estrema tristezza e il dispiacere per questo fatto disgraziato. Quanto al risarcimento che proporremo nei confronti dei familiari che sono parte civile, i signori Cristofori stanno vendendo la loro casa e, sulla base di quanto ricaveranno, saremo in grado di formulare un'offerta nel corso della prossima udienza".
Oggi, hanno parlato i tre consulenti della Procura che hanno analizzato la lesione mortale provocata al cranio di 'Abba' da un'asta di ferro brandita da Daniele Cristofoli, 31 anni, fuori dal bar che gestisce insieme al padre Fausto, in via Zuretti, vicino alla Stazione Centrale di Milano. Secondo i periti, il colpo mortale avrebbe provocato una lesione profonda 7 centimetri; ci sono poi altre due ferite che potrebbero essere compatibili con l'arma utilizzata, ma non c'è certezza sul punto. Proprio su questo contano i difensori degli imputati che vorrebbero venga riconosciuto l'omicidio preterintenzionale invece di quello volontario aggravato dai futili motivi, ipotesi di reato contestata dal Pm Roberta Brera. Fuori dall'udienza, che si è svolta a porte chiuse perché il processo è con rito abbreviato, gli amici di 'Abba' hanno espresso tutta la loro rabbia per la morte dell'amico. "Hanno ammazzato un negro, che condanna volete che gli diano?", ha detto uno di loro. "Se fosse stato un negro ad uccidere - gli ha fatto eco un altro - che cosa sarebbe successo?". La prossima udienza è stata fissata al 30 aprile quando il Pm formulerà le richieste di condanna.
A margine dell'udienza il padre della vittima, Hassan Guiebre, ha speso parole di rammarico perché non sono state diffuse le immagini dei due imputati. "Perché non li fanno vedere in televisione? - ha detto -. Hanno fatto vedere tutti, noi compresi, perchá non fanno vedere gli imputati?". Uno dei legali della famiglia ha poi spiegato i sentimenti dell'uomo. "Trova solo irragionevole - ha detto l'avvocato Luca Troyer - che non siano mostrate le immagini di chi ha ucciso il loro figlio. Abbiamo cercato di spiegargli che la legge non lo consente".
Rabbia è stata espressa anche da un gruppo di giovani familiari e amici della vittima, in particolare contro il rito alternativo scelto dai due baristi, che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena. "Ha ammazzato una persona - ha detto il cugino di Abdoul -. Perchá deve avere lo sconto?".



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