Milano/ Bimbo in coma, Storace chiede aiuto a Formigoni

Giovedì, 14 maggio 2009 - 13:48:00




Francesco Storace scrive a Roberto Formigoni. Di mezzo non c'è la politica ma una storia umana che ne rappresenta migliaia e che il leader de La Destra spera possa diventare una questione istituzionale. Per questo stamattina, a Cologno Monzese, Storace ha visitato la famiglia Lo Bue, quella del piccolo Emanuele, un bambino di nove anni che da due vive in coma neuro-vegatativo. Da settembre 2007, è accudito dalla mamma Eleonora, 24 ore su 24, che da allora non ha cessato la sua battaglia per avere il sostegno degli enti pubblici. Il normale susseguirsi dei giorni di Emanuele si incrina su un'appendicite, diagnosticata il 10 aprile 2007 dopo 8 ore di pronto soccorso all'ospedale San Raffaele di Milano. Viene decisa l'operazione d'urgenza ma il bambino durante la preanestesia rimane per 15 minuti in anossia. L'assenza di ossigeno al cervello provoca danni e, dopo due mesi di terapia intensiva, lo indirizza verso un duro percorso puntellato da 5 interventi chirurgici alla testa. Le sue giornate sono scandite dall'alimentazione artificiale e dalle poche visite ottenute degli operatori: 3 sedute di fisioterapia a settimana di 45 minuti l'una; una sola operatrice per un'ora al giorno dal lunedi' al venerdi'; l'assistenza del Comune per due ore al giorno.

Per il resto, c'è solo mamma Eleonora e la famiglia che affrontano anche da due anni ingenti spese per medicinali e cure all'estero, in Florida, necessarie perché inesistenti in Italia. Eleonora lamenta la temporaneità dei servizi ("rinnovati mese per mese, come se qualcuno si attendesse una guarigione anche se il coma di mio figlio è stato dichiarato irreversibile", ha spiegato), e il sostegno disperso in mille rivoli, tanto che diventa "faticoso e difficile stargli dietro e capire quali siano i diritti di Emanuele". Per questo Storace ha detto di aver scritto al presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni: "perché sono convinto - ha detto - che non c'e' insensibilità, ma scarsa conoscenza della vicenda. Nessuno vuole metterlo sotto accusa. Se riceve un'informativa corretta sul problema sono sicuro che prende la macchina e viene qui a capire il bisogno di questo bambino di essere curato con l'aiuto e tra l'amore dei suoi genitori". Quello che non vuole la famiglia, infatti, è l'essere costretta a ricoverare Emanuele in una clinica specializzata dove, viene spiegato, "tutto sarebbe fatto semplicemente aspettando la morte". "C'è bisogno del sostegno delle Istituzioni - ha proseguito Storace - che si comprenda che l'amore della famiglia è indispensabile per farlo vivere senza soffrire la sua condizione. A che servono le Istituzioni se non ad intervenire in queste situazioni?'.

Storace ha quindi ricordato che "esistono molti bambini che sono nella stessa condizione di Emanuele. Quando ero ministro della sanità avevamo individuato 1500 casi di coma vegetativo. Per questo, il sottosegretario Di Virgilio, oggi parlamentare del PdL, aveva formulato una proposta di legge che non ha avuto sviluppi durante il governo Prodi e l'amministrazione della Turco. La proposta è stata ripresentata anche in questa legislatura". Sulle spalle della famiglia del bambino pesa anche il risvolto giudiziario attualmente in corso: "le indagini - ha riassunto la signora Eleonora - si sono concluse l'anno scorso e siamo in attesa della prima udienza. Anche questa lentezza è come se ti uccidesse ancora". Ha la forza di non generalizzare l'accusa all'intero ospedale ("ci ho portato anche l'altra figlia, in fondo non è che si possono colpevolizzare tutti se hanno sbagliato alcuni"), spiega che l'ascensore istallato in casa è stato pagato dal San Raffaele ma pure precisa: "da allora, neanche una telefonata".

Emanuele, intanto, è al centro delle attenzioni dei suoi concittadini, delle forze dell'ordine e armate (il bambino voleva diventare un carabiniere, futuro scelto guardando un film su Salvo D'Acquisto con Massimo Ranieri) e della comunità telematica: a lui sono dedicati una pagina di Facebook, decine di gruppi sul social network, un blog curato dalla mamma, un comitato 'Insieme per Emanuele', un conto corrente per donazioni (presso Banca Popolare di Milano) e una serie di iniziative benefiche patrocinate e promosse dal Comune di Cologno Monzese.

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