Milano/ Scoperto un lager per cani e gatti

Lunedì, 21 luglio 2008 - 17:12:00


Nove bulldog inglesi e 14 gatti allo stato randagio costretti a vivere in 90 metri quadri di sporcizia, senza poter mai uscire e muoversi liberamente. E' questa la scena che si sono trovati davanti agli occhi i Carabinieri e le guardie zoofile dell'Oipa, intervenuti intorno alle 8 di stamani in un appartamento di via Carlo Farini
2. Un vero e proprio allevamento di animali domestici gestito da un uomo italiano di 35 anni, che probabilmente utilizzava come canale di vendita un sito internet da lui stesso aperto. Il titolare dell'attività, laureato e senza precedenti penali, viveva nell'appartamento di via Farini insieme con gli animali e la sua compagna, anche lei 35enne, proprietaria dell'abitazione. I cani, di cui sei femmine e tre maschi, non sono mai usciti dalla casa, come dimostrano le unghie non consumate e lunghe almeno 4-5 cm, oltre ad avere danni alla pelle e difficoltà a muoversi. Molti dei gatti, di cui sette ancora cuccioli di circa 2 mesi, sono ciechi.

Il video choc (tratto da youreport.it)

Gli animali sono stati portati al canile sanitario di via Lombroso per gli accertamenti sanitari e saranno poi spostati nel nuovo canile di via privata Aquila, mentre il 35enne è stato denunciato per maltrattamenti di animali. A dare il via alle indagini sono state le segnalazioni fatte, inizialmente in forma anonima, alle stazioni dei Carabinieri di Moscova e Sempione. Il 35enne ha raccontato ai Carabinieri di aver importato dall'Inghilterra i primi due capostipiti di razza bulldog, di cui si sarebbe detto un amante, con l'intenzione di portarla avanti. Delle sei femmine, tutte sembrano aver già procreato, mentre finora sono stati trovati 4 cani con microchip. Il proprietario sostiene inoltre di averne già venduti tre, ad un prezzo che per un bulldog cucciolo si aggira intorno ai 1.200-1.400 euro. Sono comunque in corso gli accertamenti per capire da quanto andava avanti l'attività e quali erano gli altri canali di vendita. Il danno più grave, secondo il coordinatore nazionale delle Guardie zoofile, Massimo Pradella, deriva dal fatto che questi animali, seppur non denutriti, siano rimasti tanto a lungo fermi e chiusi in uno spazio così ridotto.



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