Milano/ Il rebus irrisolvibile dell'Expo
Di Stefano Florio www.formazionepolitica.org
Con questa espressione ritornò in televisione nel febbraio 1987 il compianto conduttore televisivo Enzo Tortora dopo l’esilio, per le note e assurde vicende giudiziarie che lo coinvolsero, dal suo famoso programma “Portobello”…..a noi invece fornisce l’occasione per aggiornare sullo stato di avanzamento del quadro di governance relativo all’Expo 2015 dall’ultimo nostro aggiornamento e dopo la pausa estiva. A fine luglio il Presidente del Consiglio annuncia la firma del decreto legge che avrebbe dovuto superare l’empasse generatasi a giugno allorquando le decisioni in ordine all’assetto di governance dell’evento non furono di fatto prese.
In realtà, il decreto non è mai apparso sulla Gazzetta Ufficiale dal momento che su di esso è nato uno scontro durissimo che ha visto i diversi attori in campo assumere atteggiamenti ondivaghi con prima una dinamica tipicamente riconducibile all’asse centrosinistra vs. centrodestra e poi invece spostatasi sull’asse interessi del Nord vs. governo centrale. Lo schema uscito da quel decreto – poi ritirato – prefigurava un mostro giuridico con un Cipem (il Comitato di indirizzo rappresentante i principali attori coinvolti ma con anche i diritti spettanti un vero CdA) allargato e raddoppiato - da 6 a 12 i suoi membri ipotizzati - con l'ingresso di diversi ministeri, con un Tavolo Lombardia presieduto dal Pirellone con poteri sulle opere connesse, con un amministratore della Soge (la Società di Gestione di cui il Cipem sarebbe stato socio unico, ma un solo amministratore delegato) con ampie deleghe e, infine, un commissario straordinario (il Sindaco Moratti) con poteri sostitutivi e di vigilanza, ma non sulle opere connesse affidate al Tavolo.
E si prevedeva inoltre un meccanismo in base al quale sarebbe stato il Cipem a nominare e revocare l'amministratore ma su proposta del Commissario Moratti. Un vero e proprio ‘mostro giuridico’ dal momento che si prefigurava una responsabilità economica dei ministeri e degli altri soci tipica di un CdA senza averne però i diritti e le prerogative. Per queste ragioni è arrivato, a inizio agosto, il perentorio stop da parte di Tremonti, che già aveva avanzato riserve e critiche sul primo decreto Expo in ordine alla sua copertura finanziaria e che con il Sindaco Moratti ha fin dall’inizio duellato. In mezzo quel paziente mediatore che risponde al nome di Gianni Letta. Arriviamo, dunque, a oggi con il decreto che sembra ora essere nelle mani del Ministro Calderoli. Prima della pausa estiva e del rinvio definitivo a settembre, i tre protagonisti lombardi (Moratti, Formigoni e Penati) avevano riavviato il filo del dialogo “nordista” arrivando anche alla stesura di una bozza alternativa su cui però, come detto, il Ministro Tremonti ha posto definitivamente il proprio veto.



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