Milano/ Francesco Laforgia (Pd) ad Affaritaliani.it: “Serve una nuova classe dirigente”
Dobbiamo essere il partito che individua nella modernizzazione sostenibile, nella qualità ambientale e nel cambio radicale dei comportamenti di consumo la via di uscita strutturale alla crisi economica. E dobbiamo farlo non solo producendo documenti, ma promuovendo esperienze concrete come i gruppi di acquisto, le banche del tempo, progetti sull'ospitalità diffusa o come la realizzazione - a cui stiamo lavorando - del primo circolo a "impatto zero" per dimostrare con i fatti che si può cambiare. Dobbiamo dire con chiarezza che in questa città il responsabile della salute dei cittadini, cioè il sindaco, non sta facendo nulla per tutelarla. E dire cosa faremmo noi se fossimo al governo della città.
Dobbiamo essere il partito che guarda alle forme più dinamiche del tessuto sociale e produttivo. Ad esempio, ad Aprile, come ogni anno, ci sarà il Salone internazionale del Mobile, una grande kermesse di creatività, socialità, imprenditorialità. Il Pd milanese deve costruire un'interlocuzione forte con quest'appuntamento, immaginando un'iniziativa diffusa sul territorio che parli a quel mondo e che dica, ad esempio, che eventi come il Salone del "Mobile" meritano molto di più di un'amministrazione "immobile".
Dobbiamo dire cose chiare sui diritti civili, in relazione ad una società che cambia molto più velocemente delle nostre lunghe e faticose discussioni. E non avere paura nell'indicare la strada dell'integrazione tra culture come motore dello sviluppo sociale ed economico del paese. Perché costruire un partito popolare significa anche dire cose che possono sembrare impopolari.
Dobbiamo infine, cosa complicatissima, costruire e selezionare nuova classe dirigente che sia coerente, preparata e trasparente. Che quando parla della precarietà, non lo faccia come quei personaggi della sinistra raccontata nei film di Virzì, che parlano di precari ma non ne hanno mai incontrato uno. Che quando parla di merito, lo faccia avendo fatto del merito la cifra delle proprie esperienze personali, professionali e politiche. Che quando parla dei più deboli, sappia davvero chi sono e in che condizioni vivono.
Una classe dirigente limpida. Non si risolve la questione morale con la sottoscrizione di un codice etico. La vera questione morale sta nel fatto che i politici spesso sono marziani che vivono in un altro pianeta, lontani dai bisogni reali. Allora più che un codice etico, a chi si candida a dirigere un partito o un'istituzione andrebbe chiesto quanto costa un litro di latte, a quanto ammonta la retta di un asilo nido, quanto guadagna un precario in una azienda privata, quanta spesa si riesce a fare con 600 euro di pensione.



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