Milano/ Daniela Benelli (assessore alla Cultura della Provincia) ad Affaritaliani.it: "Milano? E' una città chiusa e provinciale"

Martedì, 2 dicembre 2008 - 11:37:00



Finazzer Flory

IL DIBATTITO

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"Finazzer Flory? Ho qualche dubbio che ci sia il retroterra culturale giusto e suo malgrado rischierà di essere ostaggio di un clima di chiusura.  Milano è una città culturalmente provinciale". E' l'analisi impietosa di Daniela Benelli. L'assessore alla Cultura della provincia di Milano, interviene con un'intervista ad Affaritaliani.it nel dibattito sul manifesto del neoassessore Massimiliano Finazzer Flory e presenta la sua ricetta per rilanciare la cultura a Milano: "Rivitalizzare il Pac che è morto, costruire una biblioteca civica moderna, non lasciare che il centro perda cinema e librerie e coinvolgere creativi, associazioni e liberi cittadini in iniziative culturali, soprattutto in periferia"

Che cosa pensa del nuovo assessore alla Cultura Finazzer Flory?
"Non mi faccia dare giudizi. Sarebbe di cattivo gusto".
 
Allora parliamo del suo manifesto...
"L'assessore avrà bisogno di tempo per fare la diagnosi su Milano e per capire le cose più importanti da fare. E' giusto dargli tempo. Poi nel manifesto ci sono cose giuste, ma il problema vero è come le si affronta".
 
Lei come le affronterebbe?
"Intanto c'è un problema di fondo. Milano deve decidere se diventare una città aperta, tollerante e multiculturale oppure no. Anche le cose denunciate da Sgarbi nel suo nuovo libro fanno emergere una città culturalmente chiusa e provinciale".
 
Ad esempio?
"La chiusura nei confronti dell'omosessualità e la paura nei confronti dell'immigrazione che fanno diventare il clima molto pesante".
 
Insisto. Finazzer Flory è in grado di invertire questa tendenza?
"Se c'era una persona che più di tutte poteva avere questa caratteristica era Sgarbi e si è visto la fine che ha fatto. Il problema non è tanto ciò che Finazzar vorrebbe fare, ma ciò che nell'insieme il governo della città gli consentirà di fare. Per le prime uscite che ha fatto sui graffiti e sul festival nomadi, quest'ultima abbastanza indefinita, è stato castigato. Ho qualche dubbio che ci sia il retroterra giusto e suo malgrado rischierà di essere ostaggio di un clima di chiusura"
 
In vista dell'Expo come si può invertire questo trend?
"Intanto Milano deve essere una città aperta anche agli apporti delle altre culture. L'Expo è la prova del fuoco. Credo poi che la città abbia bisogno di ripensare i propri spazi. Mi piacerebbe che ci fosse un'attenzione all'uso degli spazi urbani. Mi colpisce la soluzione pessima che si prospetta per la Galleria: il fatto che le librerie del centro debbano trasferirsi in periferia perché il Comune aumenta gli affitti rischia di impoverire il cuore della città. Adottando queste politiche ci rimangono solo le banche e le moda".
 
E in periferia cosa è necessario fare?
"Ci sono tantissime associazioni in cerca di una sede e altrettanti spazi abbandonati, magari di proprietà dell'Aler o del Comune con affitti spropositati".
 
La Provincia cosa sta facendo per rilanciare la cultura?
"Abbiamo creato una rete virtuale vera che si chiama Metrocult che raccoglie i creativi del territorio e le associazioni culturali. Per la primavera stiamo organizzando un incontro pubblico che verterà sul tema degli spazi. La cosa sorprendente è che il Comune non sappia nemmeno di avere questo grande potenziale di associazioni e di gente che ha voglia di partecipare e di fare cultura".
 
Facendo degli esempi pratici, quali strutture andrebbero rivitalizzate?
"Il Pac è morto. Per rilanciare l'arte contemporaneo a Milano bisogna almeno rilanciare gli spazi che ci sono. Inoltre manca una biblioteca civica moderna e spaziosa. Una città con 140mila studenti universitari ha solo la Sormani e intanto aspettiamo la Biblioteca europea i cui lavori sono fermi al palo. Tornando a Finazzer, è essenziale capire se riuscirà ad affrontare questi nodi e soprattutto se glielo faranno fare".

Daniele Riosa

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