Milano/ Casa Morigi, dove nacque il movimento italiano gay

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 10:25:00


Di Stefania Foti

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A pochi passi dalla Madonnina sorge uno splendido edificio nobiliare quattrocentesco Casa Morigi di proprietà del Demanio ma occupata dal 1976. Nel decennio ’70 -‘80 in Europa si era diffusa la prassi dell’autocostruzione, cioè l’appropriamento, sia a livello economico che fattivo, di edifici pubblici deteriorati da parte dei cittadini. Casa Morigi è stata ed è tutt’ora una delle poche realtà italiane in linea con quella tendenza e Roberta Liopi, che ha vissuto in prima persona questa esperienza, ci ha raccontato la storia di questo edificio e le difficoltà, il senso di incertezza che sta invece vivendo attualmente. La causa? Un’ amministrazione sorda, che sta cancellando oltre 30 anni di storia cittadina. Casa Morigi è luogo di scambio e di confronto collettivo ed è una delle poche realtà, purtroppo, forse ancora per poco, sfuggite alla speculazione. Roberta, quando sei arrivata in questo palazzo?

Da più di 40 anni. Ero bambina quando sono giunta con la mia famiglia e, adesso, sono una donna adulta con figli a mia volta. Quando penso alla storia di questa casa penso ad una “cartina al tornasole” attraverso la quale in micro si possono leggere alcune situazioni connesse alla città, al modo di abitare un luogo e al legame che si viene a creare con le persone con cui si vive. Quando e da chi è stata occupata per la prima volta? Io non ho vissuto questa esperienza perché vivevo già qui. Inizialmente era un normale palazzo del comune con diverse case in affitto gestita da un privato che intentò una causa per uso capione ma senza successo.

Poi il disinteresse da parte dell’amministrazione e la non manutenzione dello stabile provocò un allontanamento delle famiglie. In questi anni di voluto abbandono la casa divenne inabitabile: i tetti erano da rifare e pioveva in casa, mancava il riscaldamento, le fogne non funzionavano. Nel 1976 venne abitata per la prima volta sull’onda delle occupazioni europee dove i bisogni sociali erano diventati delle emergenze. E così iniziò il susseguirsi in Casa Morigi di varie persone ma, furono in pochi a fermarsi. Rimasero solo coloro i quali non avevano un altro posto dove andare. Queste persone sentivano la necessità di avere un luogo dove rappresentare la propria storia di identità e fra queste individui ci furono gruppi di omosessuali. Si narra che nacque proprio qui il movimento gay italiano. Ripensando a quelli anni, come può essere definita Casa Morigi. Era sede per le attività dei vari collettivi, luogo di incontro aperto all’esterno nonché una sistemazione per chi aveva problemi di alloggio.

Via Morigi 8 era lo spazio liberato da reinventare. L’idea era quella di abitare una casa, non di farne un centro sociale, vivendo gli spazi con cura. Cosa fecero i nuovi inquilini? Rimisero a posto il tetto, il riscaldamento, attuarono opere di consolidamento e risanamento cosicché da renderla accessibile ad altre famiglie. E la casa finalmente cambiò forma, non era più una dimora dimenticata ma una casa autogestita e autofinanziata. Chi sono, dunque, gli abitanti di Via Morigi? La palazzina è casa per circa 15 famiglie oltre che per artisti, con un’età compresa dai 24 ai 60 anni, come il regista cileno Marco Bechis, che proprio qui ha sviluppato l’idea di uno dei suoi film “La terra degli uomini rossi”.

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