Milano/ Urbanistica: basta coi Le Corbusier della domenica
Di Maurizio De Caro (architetto)
Ciò che rende fastidioso il dibattito attorno all'urbanistica milanese è il tentativo di semplificare un processo che da oltre un anno vede impegnato sul progetto programmatico del nuovo PGT oltre ad alcune decine di architetti comunali, e il gruppo Metrogramma. Nell'immaginario collettivo solo il colera fa più paura del cemento, anche perché il cemento è spesso armato. Ma di cemento è fatto il Guggenheim Museum di New York, o la Torre Pirelli, Di cemento armato sono fatti alcuni ponti sul naviglio, molti grattacieli europei, alcune delle opere significative della modernità del novecento. Dunque in attesa della "colata", spesso associata al costruttore che è sempre speculatore o peggio, sfruttatore di manodopera nera e in nero.
Tutti gli assessori poco urbani all'Urbanistica dal PCI alla Lega, sono finiti nel tritacarne del "critico istantaneo" neo- teorico dell'architettura che decide che l'indice è sbagliato, che la città non può sopportare questo o quel numero di abitanti. Insomma questi architetti non capiscono una mazza di città. Mi viene in mente Moretti quando criticando i critici cinematografici dilettanti si poneva il dilemma "ma io perché non mi occupo di fisica nucleare o di meccanica quantistica, e loro devono occuparsi di me?". Siamo un paese semplice anche nella satira facile dei Fuffas che hanno reso ricchi comici spompati che giocano l'ultima carta del peto o della metafora sessuale perché la platea ride comunque. Come è possibile difendere il cemento dunque, quando è la metafora stessa dei mali della città contemporanea, secondo i soloncini da "reader digest", che accomunano bambino e acqua sporca, capolavori dell'estetica contemporanea e salvaguardia del giardinetto (politico) personale dall'"assedio delle ruspe".
E' vero noi architetti e pianificatori dovremmo ri-scoprire Eminem, ne il "politicamente scorreto", perché dovremmo reagire al tra-filettino sfilatino-sfigatino sulla Repubblichetta delle bananine, che è come il compitino" descrivi il tuo compagno di banco, o raccontaci le tue prime vacanze in montagna,con la nonna". Nell'alveo del trionfante "irrazional-popolare" che definisce Bocelli un grande cantante, Benigni un dantista insigne e Zazzeroni un opinionista, vince ciò che piace alle masse, è importante perché piace a tutti proprio come Giusy Ferreri che canta commuovendosi pensando con nostalgia alla cassa del suo supermarket. Esattamente l'inverso della ricerca e della sperimentazione, ormai territorio consolidato nella nostra amata Europa, lontana, lontana verso nord. L'italia subisce le politiche culturali, il mondo le produce Torniamo alla colata lavica che sta per blobbare la nostra cittdina lombarda.
Detta così è semplice, la scienza urbanistica afferma che "per ogni metro di terra (la robba di mastro don Gesualdo) si può costruire un pezzo di volume di nuova edificazione, dove le destinazioni lo consentono". L'assesore Masseroli che ormai in solitudine si occupa di social housing e spinge per una politica urbanistica di sinistra, ha spostato in avanti, ha integrato questo pezzetto di volume ipotetico da costruire, ove è possibile,(non nella piazza Cordusio,dell'altro Beltrami o alla Conca del Naviglio), dicendo che il privato che opererà potrà usare questo pezzettino favorendo l'affitto. In vernacolo venturesco, costruisci di più e ne hai un vantaggio ma, parte di questo vantaggio lo destini all'housing sociale o alle componenti di reddito meno alte con interventi di edilizia convenzionata. Una rivoluzione semplice. Nella esageratamente celebrata Barcelona accade lo stesso.
Questa la bozza per mia zia Pia (santa donna abbandonata prima e vedova poi, operaia della baruffaldi che vive nelle case popolari di Quinto Cagnino), parliamo e parlate di una bozza che è stata posta all'attenzione delle forze politiche e sociali con un'infinita sequenza di incontri. Giuslavoristi, dopolavoristi, attivisti, passivisti, passatisti, MFF,mezzi Toscani, starlette dell'udiccì(salute!), Corazzate della politica all'unisono di maggioranze rumorose e di minoranze ombra, i circoli della società civile, hanno potuto far finta di leggere i documenti. Invano. E' vero, cari lettori che l'energia nucleare non è dannosa in sé, ma dannoso è l'uso che la politica ne può fare, tra fusione e fissione un governo può scegliere.
Possiamo discutere del documento e del suo uso corretto da parte di forze politiche credibili, ma è chiaro la gestione discrezionale nella nostra città, sia pure con la regia pubblica potrebbe essere un rischio. Possiamo correrlo? Forse aveva ragione Churchill e cioè che il nostro paese non è maturo per la democrazia, che dobbiamo drogarci di leggi e di vincoli per evitare di (e del paese)? La libertà espressiva, la ricerca sperimentale costituiscono un problema, anche in urbanistica, ma ho la sensazione che il rimedio, proposto dai Le Corbusier della domenica, bè peggio della presunta malattia. Il futuro della città è vincolato a scelte politiche anche spiacevoli ma è sulla base condivisa del rinnovamento che possiamo aprire un dialogo serio tra chi ha la responsabilità progettuale dei nuovi scenari artificiali e chi vive solo di rimpianti estetici, di nostalgie teoriche facili: distruggere per invidia è lo sport dei mediocri. Capirete bene perché siamo campioni



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