Lettera aperta a Berlusconi
Di Marco Flavio Cirillo, Sindaco di Basiglio
Egr. Sig. Presidente Silvio Berlusconi,
è opportuno che le scriva questa mia perché la situazione è talmente grave che ognuno che ha in buon animo la democrazia è tenuto a sollecitare la “politica” affinché convogli tutta la rabbia ed il malcontento che serpeggia nel popolo Italiano, in una competizione elettorale che mondi dai peccati questa oscena classe politica e sublimi la guerra che sta per esplodere tra noi.
Lei ha avuto il merito, nel 1994, di intercettare il voto di una vasta area di cittadini che non aveva più rappresentanza politica. È stato capace di dare una casa a categorie sociali quali le partite Iva, le piccole e medie imprese, i cittadini che credono nei valori liberali: la capacità, il merito, la sana competizione, la libera impresa, lo Stato efficiente.
Il suo intuito ha salvato l’Italia da un blocco catto-comunista, costituito non solo dai partiti tradizionali graziati da “Mani pulite”, ma anche dai poteri finanziari, da quelli conf-industriali che incassano i profitti privatamente e scaricano le perdite sul bilancio dello Stato, dalle corporazioni che da sempre campano sulle spalle dello Stato, cioè su tutti noi.
Lei ha offerto una grande opportunità ai cittadini, chiamandoli a votare a suffragio universale, come prevede la costituzione, per scegliersi chi li avrebbe dovuti governare con un programma da realizzare. Né più né meno di quanto accade per l’elezione di un Sindaco, come il sottoscritto che le sta scrivendo.
Ma ora tutto quanto sopra è stato da Lei disconosciuto: l’Italia ha un Governo senza un programma e non eletto dal popolo, designato dall’Europa, nominato da un presidente della Repubblica anch’egli non eletto dal popolo, ratificato da un Parlamento composto da “nominati” sotto l’egida di un marchio di partito, nel suo caso il Pdl.
Lei ha rinnegato 17 anni di sue idee, di sue promesse, di suoi sogni che, purtroppo e per fortuna, sono diventati anche nostri. In nome di cosa? Dello spread, della finanza, della conf-industria, del Vaticano e delle Borse?
Vede, Sig. Presidente, le persone, le famiglie, le piccole imprese artigiane, le medie imprese, le attività commerciali non sono “cifre” da maneggiare da tecnici. Non sono numeri in mano al prof. Monti né tanto meno al dott. Passera, che rappresentano quei mondi da cui è nato il virus da cui siamo infettati.
Sono vite che hanno aspettative e meritano il rispetto, e alle quali la politica, quella con la “P” maiuscola, dovrebbe dare risposte nel loro interesse, nell’interesse generalizzato dei cittadini. Viviamo in uno Stato di polizia fiscale: mia madre che ha 84 anni non può ritirare la pensione in contanti, ma deve aprire un conto corrente.
Questo per far ingrassare le banche? Le stesse che non prestano un euro all’artigiano, costringendolo a chiudere bottega o a suicidarsi? Le stesse che raccolgono il risparmio e lo investono in titoli derivati? Le sembra corretto tutto ciò, o anche Lei intravede una sorta di dittatura?
Lei che sa cosa vuole dire la libertà di intraprendere, di costruirsi un futuro con le proprie mani, offrire prospettive ai meno fortunati, si è chiesto dove sono finiti i suoi principi quando votava questa terribile Manovra finanziaria?
Non è più tempo di tergiversare. Lei ha ancora la fiducia di moltissimi italiani, ma il tempo sta finendo. Lasci stare i sondaggi, stacchi la spina a questi affamatori. Organizzi una mobilitazione di piazza, chieda le elezioni, faccia liste con persone credibili che hanno fatto la gavetta e che hanno rapporti con il territorio, presenti un programma serio nel quale l’Europa non sia più un dogma.
Gli italiani la ringrazieranno. E la democrazia anche.
Non esiti, o sarà troppo tardi, anche per Lei.
Con stima e riconoscenza.


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