Lele Mora tenta il suicidio in carcere

Lele Mora ha tentato il suicidio per asfissia in carcere. Lo riferisce la Uilpa Penitenziari. "Lele Mora - si legge nella nota del sindacato - e' ristretto nel reparto " Nuovi Giunti" del carcere milanese di Opera, ed era gia' sottoposto a particolare sorveglianza. Il tentato suicidio e' stato posto in essere con dei cerotti, regolarmente detenuti in cella, che Mora ha applicato su naso e bocca. L'intervento dell'agente di sorveglianza e' stato efficace ed immediato".
"Considerate le modalita' piu' che ad un reale tentato suicidio - dichiara Eugenio Sarno, segretario Generale Uilpa Penitenziari - e' forse piu' appropriato riferirsi ad un gesto dimostrativo, che non e' escluso possa essere stato messo in piedi per attirare l'attenzione sulla sua vicenda processuale. In ogni caso il clamoroso gesto e' solo uno dei circa 1.000 tentati suicidi verificatisi in quest'anno nelle carceri italiane (di cui per circa 395 e' legittimo parlare di vite salvate in extremis dalla polizia penitenziaria). Vogliamo ardentemente sperare che non sia la notorieta' del personaggio a favorire l'attenzione sulle condizioni del sistema penitenziario con il suo carico di dolore, incivilta', disumanita' ed illegalita'". Occorre ricordare, prosegue Sarno, "che dal 1 gennaio di quest'anno ad oggi sono 66 i detenuti suicidatisi in cella, circa 400 gli agenti penitenziari che hanno riportato ferite giudicate guaribili in oltre cinque giorni per aggressioni subite da parte dei detenuti, oltre 5000 gli atti di autolesionismo grave, oltre 45 le maxi risse scoppiate in vari istituti penitenziari. Numeri che da soli concretano la prepotente urgenza di fornire risposte e soluzioni cui piu' volte ha fatto cenno il Presidente Napolitano. Purtroppo sulla materia penitenziaria anche i palliativi del Governo Monti ricalcano le orme dei precedenti governi".
"Apprezziamo - dice ancora Sarno - la buona volonta' del Ministro Severino che ha avuto il coraggio di osare, ma per incidere positivamente sulle condizioni detentive occorrono interventi strutturali. Non bastano i pannicelli caldi che e' facile prevedere non porteranno ad alcuna deflazione delle presenze, tantomeno svuoteranno alcun carcere. Analogamente per risolvere la grave crisi operativa e d'identita' del Corpo di polizia penitenziaria bisogna assumere immediatamente non meno di 6mila agenti. Ricordiamo che nel 2001 quando fu decretato l'organico del Corpo erano in servizio circa 43mila baschi blu e nelle celle erano presenti non piu' di 45mila detenuti. A distanza di dieci anni, con diversi nuovi istituti nuovi aperti e molti padiglioni riattivati ed una popolazione detenuta che supera le 68mila unita' gli agenti penitenziari presenti sono circa 37500, di cui oltre tremila impiegati in strutture non detentive".


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