Leggi il discorso di Valerio Onida

Giovedì, 23 settembre 2010 - 17:35:00


valerio onida

Milano non è sempre stata così. Non è sempre stata un “gigante economico” e insieme un “nano politico”. Milano anzi in passato è stata laboratorio politico di avanguardia. Cosa succede oggi? Perché i milanesi si allontanano dalla politica? I canali della partecipazione appaiono ostruiti. Sempre più sembra che chi si interessa di politica siano quasi solo persone alla ricerca di una carriera o di un “posto”, che il gioco sia nelle mani di un “circuito stretto” di apparati circoscritti e gelosi del loro potere. I cittadini disertano le urne. L’antipolitica cresce. Ma l’antipolitica è davvero l’unica soluzione? Chi crede nella democrazia sa che i partiti, attraverso cui i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale (e locale), come dice la Costituzione, sono indispensabili. Non c’è democrazia senza partiti. La mia non è una candidatura dell’antipolitica. Non è una candidatura contro i partiti, anche se non è espressione di partiti o di pezzi di partiti. La mia candidatura nasce dentro la società milanese, di quella Milano che rivendica il diritto e il dovere di avere una politica vera, che si prenda cura della città e di tutti quelli che la abitano. Questo significa occuparsi dei mille piccoli e grandi ostacoli che troppo spesso ci fanno apparire la città come ostile o incattivita. Far funzionare la città Affrontare i problemi della sua gente è il primo compito di un’amministrazione comunale.

Occorre far funzionare Milano, con l’occhio puntato sui bisogni, indipendentemente dal numero e dalla provenienza di coloro che hanno bisogno e dal fatto che richieste e proteste siano espresse a volume più o meno alto di voce. Proprio qualche giorno fa ho ricevuto un e-mail nel quale mi venivano descritte le difficoltà che incontra a Milano una persona affetta da sordità, alla quale, per esempio, i numeri verdi non servono a nulla. Di questo bisogna occuparsi: dei problemi di chi ogni giorno si sposta per lavorare, di chi accompagna i figli a scuola, di chi cerca casa, di chi quotidianamente deve combattere contro le troppe cose che non funzionano. Non si governa un grande Comune andando a rimorchio degli interessi particolari o corporativi che sanno farsi valere meglio, né raccogliendo e amplificando le paure e le angosce dei cittadini, alla ricerca di facili consensi. Non si governa una città con gli slogan. Occorre una visione che parta da valori forti e condivisi: la visione di una città da vivere, non fatta solo di edifici da costruire. L’amministrazione è uno strumento fondamentale per governare. Se c’è un ambito nel quale posso vantare specifica competenza ed esperienza è proprio quello del funzionamento degli apparati amministrativi. Per venticinque anni ho vissuto dall’interno la nascita e la crescita della Regione Lombardia, dal suo primo statuto in poi. Ho partecipato da vicino e dall’interno a molte vicende istituzionali milanesi, da quando negli anni novanta si scriveva il primo statuto comunale. Ho conosciuto i problemi dell’amministrazione anche attraverso il filtro del contenzioso amministrativo in qualità di avvocato.

La macchina amministrativa del Comune, spesso vissuta dai cittadini e perfino dai responsabili politici come un ostacolo o una palla al piede, è in realtà una risorsa fondamentale per chi voglia governare. Non servono amministrazioni parallele fatte di consulenti scelti in sede politica, ma serve capacità di guidarla, di combatterne i difetti e le distorsioni, valorizzandone competenze e risorse. Le caratteristiche di alcuni problemi come i trasporti e la gestione dei rifiuti impongono poi di affrontarli nella dimensione metropolitana, attuando il disegno istituzionale ormai iscritto nella Costituzione e che da troppo tempo è rimasto inattuato soprattutto per le resistenze dei poteri che ne verrebbero intaccati. Questo il mio primo impegno concreto come candidato Sindaco: rimettere il cittadino e la comunità al centro dell’azione amministrativa. Puntare sulla qualità dei servizi; attivare controlli non sulla carta e sulla forma, ma sulla realtà effettiva e sui risultati. Il contrasto alle illegalità e alle mafie che avviliscono la città non può essere delegato solo all’opera meritoria della magistratura: deve cominciare dall’azione amministrativa. Efficacia e trasparenza della pubblica amministrazione devono andare di pari passo. La scarsità delle risorse dei bilanci pubblici non giustifica la cattiva qualità dei servizi (per esempio quelli legati alla scuola). Milano deve saper utilizzare tutte le risorse di cui dispone, non può limitarsi a lamentare i tagli e a chiedere soccorsi a Roma. Colpisce, ad esempio, il fatto che, delle esperienze di Community Foundations promosse dalla fondazione Cariplo, nessuna fino ad ora riguarda il territorio del Comune di Milano. Non ci sono solo, poi, le risorse dei bilanci: ci sono anche le risorse nel campo scientifico e della ricerca, di cui Milano è particolarmente ricca, risorse che devono essere adeguatamente valorizzate a vantaggio di tutti. Gioventù ed esperienza Milano riprenda in mano se stessa scegliendo bene il suo primo cittadino. Dicono che sono troppo vecchio per questo compito. Ma l’impegno per la città, per la comunità, è di per sé un impegno che travalica le nostre stesse esistenze, e vale per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti. Una città, del resto, anche nel senso fisico, sopravvive sempre a lungo a coloro che la pensano, la costruiscono, ne definiscono le forme. Il destino di una città è anche legato alla trasmissione di valori e di opere, alla capacità di ogni generazione di consegnare il testimone a quelle successive. Per questo oggi c’è bisogno di giovani. Ma non di giovani che siano in cerca di posti o di affermazione, ma di giovani che possiedano competenze professionali e abilità e siano pronti anche a metterle, almeno per una parte della propria vita, al servizio della comunità. La mia storia e la mia esperienza mi consentono di attuare credibilmente questo passaggio di testimone. Posso presentarmi agli elettori delle primarie, e poi agli elettori delle elezioni comunali, come un candidato che non ha vincoli di fedeltà, né espliciti né sotterranei, che lo condizionino, che non ha niente da chiedere per sé e la cui piena indipendenza da qualsiasi apparato e da qualsiasi gruppo di potere può essere affermata senza tema di smentita. Per dare subito la prova che alle parole dette corrispondono fatti, ho voluto oggi qui accanto alcune delle persone che condivideranno con me questo percorso. Non vi sto presentando la mia “squadra”, i miei futuri assessori, ma persone che, a titoli e con ruoli diversi, coerenti con le loro competenze e capacità, hanno accettato di impegnarsi nel nostro progetto. Fra loro alcuni sono nomi ben conosciuti, per la drammatica storia che ne fa un poco il simbolo della Milano che non si arrende alla violenza e al cinismo; altri sono nomi meno noti al grande pubblico ma accomunati dalle stesse caratteristiche di fondo. Uomini e donne. Vi diranno loro direttamente, in poche parole, le motivazioni del loro essere qui con me oggi.

ECCO CHI SONO I SUOI SOSTENITORI PIU' FAMOSI

UMBERTO AMBROSOLI 39 anni, coniugato con tre figli; avvocato dal 2002, penalista presso lo Studio dell’Avv. Lodovico Isolabella ove ha maturato esperienza in relazione, tra le altre cose, alla c.d. “criminalità dai colletti bianchi”. Autore del libro “Qualunque cosa succeda” che ha vinto i premi Capalbio 2009 e Tiziano Terzani 2010, collabora con il Corriere della Sera ed è uno dei promotori del sito www.allarmemilano-speranzamilano.it Partecipa a numerosi incontri a livello nazionale ove si analizza il tema della responsabilità in chiave istituzionale, professionale, civile.

LUCIA CASTELLANO 46 anni, convivente; dal 2002 direttrice del carcere di Bollate. Inizia a lavorare per le carceri nel 1991 come vicedirettore del carcere di Marassi, dove è rimasta tre anni. Dal 1995 al 2002 lavora al carcere di Eboli, dove sperimenta una forma di carcerecomunità per il recupero dei detenuti in collaborazione con i servizi territoriali. In questi anni tiene corsi di formazione alla polizia penitenziaria e segue il recupero dei tossicodipendenti nel carcere di Secondigliano. Dirige per un anno il carcere di Alghero aprendo un centro per il recupero dei carcerati. E’ autrice, insieme a Donatella Stasio, del libro “Diritti e castighi. Storia di umanità cancellata in carcere” (Il Saggiatore, 2009).

MICHELE DIEGOLI 43 anni, coniugato con quattro figli; dal 1995 al 2007 insegna storia e filosfia presso il Collegio San Carlo di Milano. Dal 2007 è docente presso l’ITCS Erasmo da Rotterdam di Bollate, il Liceo Artistico Boccioni, il Liceo Linguistico Varalli. Dal 2008 è rappresentante dei genitori della scuola materna di via Barrili, a Milano. Ha svolto il servizio civile presso la Caritas ambrosiana con impegno presso il campo di accoglienza per extracomunitari della Parrocchia di S. Nazaro e Celso alla Barona; ha fatto esperienza di integrazione con lavoratori e famiglie islamiche provenienti da Marocco, Mali, Macedonia, Kosovo e operato presso la scuola di italiano per stranieri. Collabora con case editrici per la redazione di testi scolastici e di diari per gli studenti. Ha fatto esperienze missionarie in Etiopia (1986), Thailandia (1991), Albania (1996). E’ sceneggiatore e attore di cabaret.

GABRIELE RABAIOTTI 40 anni, coniugato con quattro figli, architetto, ricercatore presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano dove insegna 'Analisi della Città e del Territorio' e 'Gestione Urbana'. Si occupa di politiche della casa e di interventi di riqualificazione urbana a scala locale. Ha collaborato con le più importanti istituzioni pubbliche e private che operano in questi settori nel tentativo di avviare progetti e sperimentazioni concrete nel campo del social housing; tra questi il ‘villaggio barona’ a Milano dove abita dal 2004.

BENEDETTA TOBAGI 33 anni, PhD Student al dipartimento di italiano dello University College of London, dove porta avanti le sue ricerche sugli anni Settanta in Italia, con particolare riferimento allo stragismo. Ha lavorato alcuni anni nella produzione audiovisiva e in campo editoriale. Collabora con il quotidiano "Repubblica" e RadioRai3. Da anni cura iniziative culturali e progetti didattici rivolti alle scuole superiori insieme a centri di documentazione ("Rete degli archivi per non dimenticare"), fondazioni, associazioni per la memoria delle vittime del terrorismo e della mafia. Il suo primo libro, Come mi batte forte il tuo cuore (Einaudi, novembre 2009) ha riscosso un grande successo di critica e pubblico, vincendo numerosi premi. Sta lavorando alla stesura di un secondo libro.

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